Mercoledì 26 agosto 2026

Il sogno di un grande sarto clarense: Franco Buffoli

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Una calda mattina di marzo ci accoglie nella sua casa di Chiari Franco Buffoli, all’anagrafe Giovanni, un distinto signore di 90 anni tutto tirato nel suo abito che probabilmente si è realizzato da solo. Franco nasce il 16 maggio 1934 a Chiari e dedica la sua intera vita ad un antico mestiere: il sarto. Una vita passata con ago, filo e forbici in mano. Inizia la sua carriera alla giovane età di 12 anni e come lui stesso ci racconta: “A dodici anni ero già in sartoria. Volevo arrivarci e ho sgomitato dappertutto per raggiungere il mio obiettivo. Mio papà era falegname e mia mamma casalinga. Io credo di essere nato col mestiere di sarto nel sangue o nel DNA. Andai a scuola fino alla quinta elementare, poi presi ago e forbici e non li ho più lasciati.”

La sua è un’innata passione che gli fa, ancora adesso, luccicare gli occhi mentre ci mostra i dettagli di giacche e cappotti che sono il frutto di ore di lavoro. Vere e proprie opere d’arte di un settore artigianale che aveva fatto dell’esclusività il suo marchio e il suo successo. Franco ci mostra i suoi ultimi capolavori in ricordo di come era la sartoria professionale, un mestiere che sta scomparendo per la mancanza di giovani interessati ad apprendere questo tipo di lavori. “Questo è un mondo in via di estinzione, in un’epoca, quella di oggi, dove la gente non si veste più, ma si copre solo” ribadisce laconico Franco.

Franco ci racconta orgoglioso la sua storia, una storia fatta di passione e sacrificio, grazie ai quali entra a lavorare in una nota sartoria di Brescia, quella di Edgardo Bonfieni, molto noto in città e che diventa suo suocero dopo il matrimonio con la figlia Marisa. “Dopo alcuni anni di impiego a Chiari, andai anche io a Brescia a lavorare. Era il 1957. Bonfieni aveva tre figlie femmine e io m’innamorai di Marisa. Ci sposammo nel 1960. Nel 1970 Bonfieni cessò la sua attività ed io gli subentrai a pieno titolo” ci racconta. “Avevamo un laboratorio molto grande in Via Pace n.18 e per anni si alternarono dipendenti ed allievi che impararono un mestiere. Mia moglie collaborava tenendo la contabilità e i rapporti con i clienti”.

Una maestria, quella di Franco, che gli ha permesso di girare il mondo per indossare gli abiti che lui stesso realizzava: da Milano a Parigi, da Londra a New York, passando per Budapest e Madrid. Grazie alle sfilate all’interno di Confartigianato, Franco ricevette in una di quelle occasioni il prestigioso “Ditale d’Oro” che veniva consegnato a chi aveva contribuito in modo significativo alla diffusione della moda.

“Cucivamo tutto a mano: giacche, pantaloni, asole, finiture, orli. Ogni mio collaboratore aveva la sua specialità, con lo scopo di produrre capi artigianali di una qualità ormai scomparsa. Tra i miei clienti avevo primari ospedalieri, avvocati, notai, industriali. Avevo gente che veniva da tutta Italia per farseli realizzare”.

Tra le sue opere vi è anche l’abito con il quale è stato immortalato l’artista e collezionista bresciano Guglielmo Achille Cavellini “CAV” (1914-1990), esponente dell’astrattismo italiano. L’artista si fece realizzare un abito su misura sulla cui stoffa era stampata la storia della sua vita. Un’opera unica che compare nei francobolli a lui dedicati da Poste Italiane per il centenario della nascita.

Franco orgoglioso, ci racconta questa meravigliosa storia della sua vita offrendoci un caffè mentre ci mostra soddisfatto numerose fotografie che testimoniano la sua lunga carriera in compagnia di attori, artisti e prestigiosi professionisti per oltre 60 anni di attività. Intorno al 2010 questa bella storia ha però una fine per la difficoltà sempre crescente di trovare mano d’opera capace e qualificata, per la concorrenza dei capi confezionati e per la fine di un certo gusto nel vivere e nel vestire. “Mi piace dire che oggi la gente non si veste più, si copre” racconta malinconico.

Franco però racchiude ancora nel cuore un ultimo sogno: quello di realizzare un museo in ricordo di una nobile professione, quella del sarto, per far capire ai giovani come ci si vestiva un tempo e per ammirare capolavori sartoriali. Franco vorrebbe donare gli abiti ancora in suo possesso ad un Museo e allestire un angolo di moda con il meglio del Made in Italy di sempre per creare un’esposizione concreta e visibile grazie alla quale anche gli studenti che frequentano corsi di moda possano studiare dal vivo mezzo secolo di attività e i segreti di uno stile unico che meriterebbero di tornare in auge.

Noi ci auguriamo che, anche grazie al nostro articolo, qualche interessato lo contatti per fornirgli un locale adatto alla coronazione di questo meraviglioso sogno che sancirebbe un finale adeguato per una vita vissuta sempre ad altissimi livelli.

Laura Longinotti

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