L’idea del “mettersi in cammino” ha da sempre una forte carica simbolica. Indica il rifiuto della pigrizia e della chiusura, per agire e creare connessioni reali. Da questa idea è nata nel 2014 l’associazione culturale “Repubblica Nomade”. Questo è stato l’esito di altre iniziative simili: “Cammina cammina” (2011), “Stella d’Italia” (2012) e “Freccia d’Europa” (2013).
Com’è facile da intuire, “Repubblica Nomade” organizza lunghe camminate animate da ben specifici messaggi. Nel 2012, si trattava di ritrovarsi all’Aquila, colpita dal terremoto tre anni prima. Nel 2013, la volontà era quella di richiamare l’Europa alla sua unità.
Nel 2026, “Repubblica Nomade” ha invece organizzato “Un cammino disarmante”. Dal 6 al 22 giugno, i “nomadi” hanno percorso a piedi la distanza fra Brescia e Genova. Stavolta, lo scopo era dire no al riarmo e sostenere l’impegno per la giustizia climatica.
La prima tappa è stata Piazza della Loggia a Brescia, per ricordare la strage fascista del 28 maggio 1974. La meta destinata era Genova, in omaggio ai portuali che hanno bloccato il trasporto di armi verso Israele. Sempre a Genova si trovavano le organizzazioni che hanno dato vita alla Global Sumud Flotilla.
L’area bresciana è stata attraversata per via della presenza di numerose industrie delle armi e di una base militare con testate nucleari a Ghedi. Soprattutto, il “Cammino disarmante” ha fatto tappa presso l’ospedale di Manerbio. Qui, è stato tenuto un flash mob con l’esposizione di uno striscione. La scritta reclamava la liberazione del dott. Hussam Idris Abu Safiya, un medico palestinese detenuto dall’esercito israeliano nel 2024, in seguito alle sue dichiarazioni alla stampa circa i danni militari alll’asilo nido e al reparto di maternità dell’ospedale Kamal Adwan.
Un cammino può davvero far terminare una guerra? Di certo, comincia a disarmare gli animi. Risveglia dall’inerzia, strappa alla frustrazione e fa venire la voglia d’incontrare le molte persone che non si rassegnano a normalizzare la brutalità.
Erica Gazzoldi





