Giovedì 27 agosto 2026

Depuratore del Garda: Togni chiarisce le verità nascoste

Marco Togni

Negli ultimi giorni, il dibattito sul depuratore del Garda è tornato alla ribalta, alimentato da articoli di stampa e dichiarazioni istituzionali e anche il Sindaco Marco Togni ha voluto fare chiarezza: «Non si può parlare solo di depuratore – ha scritto sui social – Il tema è molto più ampio e riguarda l’intero sistema di collettamento, depurazione e scarico delle acque reflue della sponda bresciana del Lago di Garda». Togni sottolinea che ridurre la questione a un semplice impianto di depurazione è fuorviante. Il progetto coinvolge chilometri di tubazioni, vasche di laminazione, sistemi di rilancio e scarico, che interessano un vasto territorio. Per comprendere davvero la posta in gioco, bisogna analizzare tre aspetti fondamentali: il problema da risolvere, la situazione attuale degli impianti e le soluzioni proposte. «Per quanto riguarda il collettamento ha chiarito Togni – sul Garda manca un sistema efficace di separazione tra acque bianche (piovane) e nere (scarichi civili e industriali). Tutto confluisce insieme, rendendo il sistema inefficiente e sottodimensionato. Depurazione: gli scarichi della sponda bresciana e veronese confluiscono nel depuratore di Peschiera, ormai tecnologicamente obsoleto. Inoltre, molte tubazioni aspirano acqua dal lago, diluendo i reflui e rendendo più difficile il trattamento anaerobico. Scarico: le acque depurate vengono scaricate nel Mincio, emissario del Garda, che grazie alla sua portata non soffre di magre nemmeno in periodi di siccità». Secondo Togni, le proposte progettuali finora avanzate non affrontano il problema alla radice. «Puoi costruire cento depuratori, ma se non separi le acque bianche da quelle nere, non risolvi nulla», afferma. Dal 2013, il fiume Chiese è stato indicato come punto di scarico, senza alcuna motivazione tecnica, ambientale o economica. Le soluzioni si sono susseguite in modo caotico: Visano, Lonato, Montichiari, Gavardo. Nel tempo, il progetto cambia volto più volte, fino a diventare una “gruviera” di ipotesi. Acque Bresciane affida lo studio all’Università di Brescia, ma il Sindaco denuncia gravi lacune: «Ci aspettavamo rigore e trasparenza, invece abbiamo trovato omissioni e discrezionalità. Ricordo bene il confronto al Cristal Palace nel 2019, dove chiesi conto di criteri ignorati e aggiunte arbitrarie. Nessuna risposta convincente». Nel nuovo studio, compare un depuratore a Visano per 3.000 abitanti, mentre Muscoline scompare dai vincoli ambientali. «Ho chiamato entrambi i sindaci: Visano non ha alcun depuratore, Muscoline esiste eccome», ironizza Togni. Nel 2021 riemerge la proposta di Lonato, con scarico nel Chiese a Montichiari. Il sindaco di Lonato si oppone, ma nel 2025 cambia atteggiamento. Togni e altri 17 sindaci restano invece coerenti nella loro contrarietà. Nel frattempo, il progetto lievita a 240 milioni di euro, il doppio della stima iniziale. Di questi, solo 90 milioni sono disponibili. Acque Bresciane giustifica lo spostamento a Lonato con la necessità di un campo fotovoltaico, ma Togni ribatte: «Il vero motivo è politico: spostare il progetto per indebolire i ricorsi al TAR». Dagli atti emerge che il nuovo depuratore servirebbe 200.000 abitanti, contro i 260.000 iniziali. «Sessantamila persone sparite nel nulla: come cancellare Desenzano e Montichiari dalla mappa», denuncia Togni. «Acque Bresciane propone nuove tubazioni sublacuali, nonostante il problema iniziale fosse proprio la presenza di tubi “infetti” nel lago. Togliere quei tubi costerebbe 15-20 milioni. Invece si vuole spendere 240 milioni senza risolvere il problema della separazione delle acque», conclude Togni. Alla luce delle nuove normative europee, che impongono depuratori autosufficienti, perché non modernizzare quello esistente a Peschiera? I veronesi stimano 80 milioni per l’adeguamento. Una cifra ben più contenuta, che eviterebbe sprechi e conflitti.

Marzia Borzi

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