“Belin” (è sempre stato l’interloquire da genovese doc del prete) … sento anch’io prepotente il bisogno di salutare così da questa pagina l’amico e sacerdote don Andrea Gallo, uomo di Chiesa, di popolo, legato attraverso l’amore per Cristo agli ultimi, agli esclusi e agli sconfitti nel quotidiano che ci ha lasciati nel maggio del 2013. Un “peperino” che non parlava mai alle spalle di nessuno e se aveva qualcosa da dire, e Dio solo sa quanto, l’ha sempre fatto fronteggiando chi non la pensava come lui, gerarchia ecclesiastica compresa. Chi non l’ha conosciuto di persona può farsi ingannare dal venticello, a volte uragano, di quanti l’hanno avversato perché hanno visto in lui un “nemico” votato a loro giudizio a combattere il Vangelo. Tutte balle. Don Andrea amava con passione e sincerità, la gente votata a vivere con difficoltà i giorni dell’esistenza, perché vedeva in loro il prossimo, i figli di Dio, trascurato dai soliti, per fortuna non tanti, benpensanti amanti della Chiesa opulenta. Chi si è impegnato a rincorrere le sue posizioni “eretiche”, non ha avuto tempo di soffermarsi sui progetti che lo animavano. “La cosa più importante – diceva – è che si continui ad agire perché i poveri contino, abbiano la parola: i poveri, cioè la gente che non conta mai, quella che si può bistrattare e non ascoltare mai”. Lo hanno allontanato a tratti dalla Curia anche se monsignor Nicolò Anselmi, già direttore della Pastorale giovanile della Cei, ha confermato dopo la sua morte che il suo era davvero “un cuore da prete”. Ma va’!? Nelle notti passate tra i suoi parrocchiani il Vangelo è sempre stato tra le sue mani. “L’insegnamento di Don Gallo – ha detto don Ciotti al suo funerale – è quello del Vangelo: bisogna stare alla tavola dei poveri, degli ultimi. Per questo gli diciamo Ciao, ognuno com’è capace. E aspettiamo una pedata di Dio, per continuare la nostra strada che don Gallo ci ha segnato”. Don Andrea ci ha raccontato di un Dio con le mani sporche di umanità, ansioso di stare con la gente, fuori del tempio isolato da un muro d’incenso e d’ipocrisia. Dopo la telefonata nella quale gli ho comunicato la scomparsa del mio Francesco, si è fatto sentire tutti i giorni anche se non ha potuto venire ad officiare il funerale per un impegno che aveva già preso da tempo. Il suo conforto è stato importante fino a quando il suo fisico ha cominciato a vacillare. Oggi mi manca come amico e profeta di Dio. Ricordo ancora la sua prima venuta a Carpenedolo, il teatro pieno fino a mezzanotte senza che nessuno avesse voglia di alzarsi per andare a casa. Un incontro osteggiato alla vigilia consigliando di disertare l’iniziativa. “Don Andrea Gallo – hanno scritto su di lui – ha costruito ponti, nella chiarezza dei fondamenti della Costituzione italiana che ha difeso con ardore e passione da Partigiano, e nella linearità ideale del Vangelo che ha vissuto “sine glossa” (parole di San Francesco che voleva intendere la radicale imitazione di Gesù) perché il Vangelo è vita donata e ricevuta senza avere in cambio nulla. Non ha una vita sua e tanto meno privata: uomo di tutti, uomo sempre accogliente e disponibile”. Le sue parole nella serata carpenedolese per la consegna del premio Carpine d’Argento sono state… “La neutralità è colpevole…se la Chiesa non si sporca le mani, serve a metà – ribadendo – che la libertà è come l’aria e lo capisci solo quando viene a mancare. Non dobbiamo mai smettere di indignarci”. Le sue omelie sono state poesie di giustizia, le sue preghiere atti d’amore civile. Oggi la comunità di San Benedetto al Porto continua la sua missione. Ogni anno l’8 dicembre, si celebra il suo ingresso nella parrocchia di San Benedetto al Porto. In ogni persona salvata in quel quartiere c’è un pezzo della sua anima. È stato un profeta disarmato, un eretico evangelico, un uomo giusto. Chi lo ha incontrato, non lo dimentica. Chi ne ha solo sentito parlare, avrebbe voluto conoscerlo. Diceva: “Io non ho paura di morire. Ho paura di una vita senza senso”. Un prete in buona sostanza senza pizzi e merletti ora nel Regno di Dio circondato dai suoi poveri e dalle prostitute che ha salvato nei caruggi sotto la Lanterna. Tutti accolti dalla Misericordia di Dio.
Enzo Trigiani





