La storia con i suoi addentellati nel tempo attuale e la sua importanza per comprendere meglio da dove proveniamo e dove siamo giunti: da tutto ciò, che nasce come semplice passione coltivata fin da giovanissimo, sono fioriti un impegno culturale e una carriera universitaria di tutto rispetto, in attesa della definitiva e auspicata stabilizzazione lavorativa. È un percorso interessante quello di Elia Zaru, classe 1988, monteclarense, docente a contratto e assegnista di ricerca nell’ateneo statale di Milano nel dipartimento di Studi Storici. Membro del comitato editoriale delle riviste scientifiche “Il pensiero politico”, “Glocalism” e “Quaderni Materialisti” e delle collane “Quaderni di teoria critica della società” (Mimesis), “Il Filorosso” (PGreco) e “Almanacco di Filosofia e Politica” (Quodlibet), si è specializzato nel corso del tempo in storia del pensiero politico moderno e contemporaneo con particolare riferimento alle tradizioni politiche del repubblicanesimo inglese e del marxismo, ai concetti politici di modernità, sovranità, globalizzazione e alla metodologia della storia del pensiero politico. Ha all’attivo ben quattro post-dottorati, tra cui Pisa, Padova e Bologna. Due in particolare sono le pubblicazioni di cui va più orgoglioso: la prima, uscita di recente, è “From the Factory to the World” (Dalla fabbrica al mondo), un saggio in inglese per l’editrice Brill sul marxismo globale in Antonio Negri, filosofo e politologo di fama internazionale che in Italia ha vissuto un periodo di oblio e di critiche. L’opera sarà presentata prossimamente in una fitta serie di incontri già programmati a Parigi, Londra, Lisbona e negli Stati Uniti. L’altra è un saggio che tocca l’ambito moderno: il pensiero politico di John Cooke, il procuratore autore delle motivazioni e sostenitore dell’accusa che portò alla decapitazione di Carlo I. Il testo ha già ricevuto commenti positivi dai maggiori studiosi del settore poiché affronta nello specifico il repubblicanesimo inglese legandosi a un discorso più generale circa il rapporto tra rivoluzione e costituzione nel Seicento in Inghilterra. “Qui la complessità, più che reperire le fonti, gran parte delle quali sono ormai digitalizzate – afferma Zaru– è stata la traduzione dall’inglese del XVII secolo, dunque una lingua ben diversa dall’anglosassone moderno”. Circa il suo rapporto con gli studenti il docente monteclarense sottolinea come dopo il Covid siano calate l’attenzione e la capacità di apprendimento: “Il livello medio è sicuramente diminuito nel mio settore. C’è poi un sistema più generale che non valorizza la cultura: tutto oggi è iper veloce e si fatica a capire ciò che si studia per poi rielaborarlo”. Il tema si lega a quello sui finanziamenti per la ricerca e l’università: “Assistiamo da circa vent’anni a una riduzione delle risorse, tagliate sempre più negli ultimi tempi a favore di altri ambiti, penso al riarmo. Basti ricordare che solo un anno e mezzo fa quando è partito il mio contratto eravamo in 40, ora siamo rimasti in 15 per mancanza di fondi”. Pur vivendo molta parte delle sue giornate nella metropoli meneghina Zaru mantiene un legame sempre forte con la sua Montichiari e con le realtà che vi operano, a partire dall’Anpi con la quale ha collaborato lo scorso anno in occasione della “Giornata della Memoria” affrontando il tema “Fascismo, razzismo e suprematismo a 80 anni dall’Olocausto”. Storia e pensiero moderno, ancora una volta, al centro della sua attenzione e del suo studio costante.
Federico Migliorati





