Venerdì 9 ottobre 2026

La storia e l’arte del pittore Fabio Varini, autore del dipinto murale “La Battaglia della Fossa Magna”

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C’è “varinif” (contrazione di Varini Fabio e tassativamente in minuscolo secondo la volontà dell’artista ndr) tra la folta schiera di artisti sotto il cielo del carpini che per diletto, per passione e talvolta per professione, hanno un rapporto particolare con la tela, i colori e i pennelli. Una relazione non occasionale che con gli anni ha iniziato ad occupare un posto importante nella vita del nostro 63enne concittadino di professione muratore. “Quando Fabio – sono le parole che ho usato dieci anni orsono in una lunga intervista al pittore carpenedolese che lo ha fatto conoscere sotto questa veste artistica ai suoi concittadini grazie ai lettori dell’allora Corriere dei Carpini edito dall’associazione culturale Francesco Trigiani –  racconta agli amici e conoscenti come ha mosso i primi passi nel mondo della pittura, non si accredita come sovente è abitudine in altri suoi colleghi alcuni peraltro molto bravi, a battesimi in botteghe dove  maestri hanno trasmesso la loro libertà creativa agli allievi. In quegli ambienti i maestri pittori non insegnavano solo l’arte, ma trasmettevano un vero e proprio “saper fare” artigianale.

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Fabio Varini, in arte Varinif

 

La formazione era un percorso lungo e rigoroso che partiva dalle mansioni più umili per arrivare alla padronanza delle tecniche più complesse. Ebbene, Fabio ha seguito un percorso diverso. Essere autodidatti significa cambiare completamente il metodo di apprendimento: non c’è più un maestro che corregge la mano in tempo reale, ma una ricerca personale basata sull’osservazione e sulla sperimentazione. Si conquista da soli la libertà stilistica, senza per questo distogliere lo sguardo dai grandi Maestri. Molti artisti che consideriamo geni erano, in parte o del tutto, autodidatti. Vincent van Gogh, ad esempio, iniziò tardi e studiò quasi esclusivamente da solo sui manuali di disegno, creando un linguaggio che nessuna bottega dell’epoca gli avrebbe mai insegnato”. Così tanta passione ha preso l’abbrivio tra i 14 e 26 anni dando vita ad un legame con il Santuario dedicato alla Madonna in vetta al Monte Rocchetta. “Il primo quadro – ripete un racconto ormai consolidato – l’ho dedicato alla mia fidanzata, oggi mia moglie. Una tavoletta da 40×25 con tecnica a olio”. C’è un nome che ha sicuramente influito in alcune scelte artistiche di Varini. I più anziani tra noi ricorderanno don Emilio Spada, un amato sacerdote e storico locale. E’ sua la proposta a “varinif” di decorare il volto del Museo, circa 12 metri quadrati, con immagini della Battaglia della Fossa Magna. “In quel periodo – incalza Varini – mi stavo dedicando a recuperare un altare nel Museo con la tecnica dello stucco marmoreo lucidato a caldo. Una preparazione che non avevo ancora rivelato a nessuno. Stimolato e nel contempo incoraggiato dall’insistenza di don Spada, ho iniziato a fare ricerche sull’incrociarsi di spade e lance medievali che ha toccato molto da vicino la cittadina sotto i carpini e mi sono buttato a capofitto nel conoscere i reconditi di quella storia. Nelle sere dall’82 all’85, compresi molti fine settimana, ho cominciato a dipingere il soffitto. Dico dipingere. Perché la Battaglia della Fossa Magna che ho rappresentato non è un affresco, quanto tanti quadri ravvicinati in acrilico utilizzando rotoli di disegni, alcuni dei quali ancora esistenti. Ho vinto la sfida che inizialmente mi ha procurato qualche emozione. Poi sono passati vent’anni di incuria e abbandono del Museo e del racconto murale della Battaglia”. Ecco che per “varinif”, sostenuto dal nuovo parroco don Riccardo, riemerge quel legame con il Santuario che non lo aveva mai abbandonato. Fabio Varini torna in “vetta” al Monte Rocchetta e ridà vita al dipinto nel Museo già rivitalizzato. Una fortuna per la cittadina sotto il cielo dei carpini, legata per Fede e Storia al Santuario… ça va… dicono i francesi. Stiamo andando…è sotto gli occhi di tutti, grazie alla volontà di una nuova guida in parrocchia e il ritorno dei volontari. Una vera linfa per recuperare il tempo perduto.

Enzo Trigiani

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