Quando ci si approccia a un nuovo regime alimentare, se l’obiettivo è perdere peso di norma sono due gli ambiti su cui concentrare la propria attenzione: limitare la quantità di calorie assunte durante la giornata, solitamente restando sempre poco al di sotto del fabbisogno consueto, e cercare il più possibile di portare sulle nostre tavole alimenti diversi, ricchi di nutrienti “positivi”, nelle giuste quantità. Ciononostante, diverse ricerche molto recenti hanno dimostrato che simili modelli tendono a semplificare eccessivamente la lettura della complessa interazione tra i fattori che determinano “bilancio energetico” e la salute metabolica. Abbiamo fatto due chiacchiere in merito con la dottoressa Renata Alessandra Tassi, nutrizionista in forza presso il poliambulatorio Il Cerchio MED 360 di Orzinuovi.
Dottoressa, quali sono i punti deboli delle più affermate prassi nutrizionali?
Spesso queste non tengono conto di un fattore essenziale: il peso corporeo è influenzato non solo dalla quantità e dalla qualità dei pasti, ma anche dalla loro frequenza, dal momento di assunzione nell’arco della giornata e dal comportamento alimentare individuale. Benché possa sembrare ininfluente, impostare un regime alimentare che tenga conto di questi elementi è ormai divenuto un imperativo. Ci sono gruppi di popolazione quali i turnisti, gli adolescenti e gli anziani che anticipano o posticipano molto i pasti, e sono quindi più predisposti a desincronizzare i ritmi biologici rispetto al ritmo sonno-veglia e a quello alimentazione-digiuno. Il ciclo sonno -veglia infatti è uno dei ritmi circadiani più importanti per la salute psico-fisica, ma fortemente minacciato dall’esposizione alla luce artificiale e a quella blu, specialmente nelle ore serali
E come è possibile impostare in tal senso le proprie abitudini alimentari?
Rispettando i ritmi circadiani endogeni che controllano tutti i processi fisiologici del nostro corpo, come il metabolismo dei nutrienti a livello epatico, la secrezione ormonale e il ritmo sonno-veglia. Facendo un paragone, è come se il nostro organismo fosse regolato da degli “orologi biologici” bilanciati su una molteplicità di fattori, tanto ambientali – come il ciclo luce-buio –, quanto nutrizionali. Per ottenere risultati davvero significativi è assolutamente opportuno che le lancette di tutti questi regolatori funzionino all’unisono, che scandiscano il tempo con eguale regolarità. Questo è il principio fondamentale della “crononutrizione”, una prassi che sta acquisendo sempre maggior credito a livello scientifico e che ha dimostrato le sue infinite potenzialità.
In che modo questi principi si applicano in concreto?
Volendo fare un esempio, consumare cibo nella prima parte della giornata, di prima mattina, oltre a sostenere le attività fisiche ed intellettive, aumenta la sensibilità all’insulina e la tolleranza al glucosio, mentre, mano a mano che ci si avvicina all’ora di cena, determina un accumulo di grassi e un’alterazione del metabolismo dei carboidrati. Ciò accade perché la secrezione di insulina e di cortisolo è prevalentemente mattutina e coincide con la fase di maggior efficienza metabolica, mentre declina dal pomeriggio in poi. Oppure ancora, i ritmi circadiani del tessuto adiposo prevedono la mobilizzazione dei grassi a scopo energetico durante il digiuno e il loro accumulo durante i pasti, ma la tempistica della loro assunzione influisce sul profilo lipidico tissutale ed ematico: mangiare tardi dunque tende a farci assumere più grassi di quelli che normalmente assumeremmo in mattinata. Altrettanto, il dispendio energetico basale oscilla tra il mattino e le prime ore pomeridiane, quando è più elevato, e scende alla sera e alla notte: proprio per questo motivo il consumo di cibo nella prima parte della giornata è assolutamente più vantaggioso in termini di efficienza metabolica, poiché garantisce la produzione di energia sia sotto forma di calore che di supporto all’attività fisico-lavorativa.
Che risultati ha dato la sperimentazione di questo nuovo modello?
Ottimali! Studi preliminari su soggetti in sovrappeso hanno rivelato gli effetti favorevoli del consumo di cibo in una finestre temporale compresa tra le ore 8 e le ore 14, piuttosto che tra le ore 12 e le ore 18, rispetto al gruppo di controllo alimentato convenzionalmente tra le ore 8 e le ore 20. Al netto che fatto che la sperimentazione abbia coinvolto soggetti già interessati da disturbi, è ormai evidente come qualsiasi intervento dietetico è più efficace se, oltre a prevedere il computo calorico, si definisce impostando orario e componenti nutrizionali dei pasti in sincronia con i ritmi biologici dell’organismo. Come dimostrato, un simile approccio non solo è più efficace ai fini del dimagrimento, ma è anche funzionale a tutelare la nostra salute cardiometabolica e a prevenire l’insorgenza di malattie croniche quali obesità, diabete di tipo 2, dislipidemie e malattie cardiovascolari.
Per maggiori informazioni e per prenotare subito la propria visita specialistica, Il Cerchio MED 360 vi attende a Orzinuovi, in via Bracesco, n. 3.
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Leonardo Binda





