Il cuore accompagna ogni fase della nostra vita, ed è proprio con l’avanzare dell’età che la sua tutela diventa centrale per preservare qualità di vita, autonomia e benessere. In un paese che invecchia rapidamente, le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di ospedalizzazione e un fattore determinante nella capacità di mantenere uno stile di vita attivo anche dopo i 60 anni. Oggi però la scienza ci dice chiaramente che molte patologie cardiache possono essere prevenute e spesso intercettate molto prima che compaiano sintomi evidenti. È in questo contesto che assume particolare valore il lavoro dei cardiologi impegnati sul territorio, come il Dottor Francesco Della Mora, che quotidianamente presso l’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda (VR) e il Poliambulatorio “il cerchio MED 360” di Orzinuovi segue pazienti in percorsi di diagnosi e cura.
Dottore, perché la prevenzione cardiovascolare gioca un ruolo così cruciale nell’invecchiamento?
Il passare del tempo lascia indubbiamente il segno sul nostro corpo e sul cuore, ma la malattia non è un destino scritto: con le giuste cure, invecchiare non significa necessariamente ammalarsi. Con l’età la pressione tende ad aumentare, i vasi sanguigni diventano meno elastici, il metabolismo rallenta e anche la qualità del sonno può peggiorare. Tuttavia, gran parte delle patologie cardiache può essere evitata o resa meno aggressiva se si interviene prima che il danno si manifesti. La prevenzione permette ai pazienti di mantenere energia, lucidità mentale, forza fisica e autonomia più a lungo, riducendo il rischio di eventi acuti come infarto e ictus e allo stesso tempo prevenendo condizioni più silenziose e progressive come lo scompenso cardiaco. In sostanza, la prevenzione aggiunge vita agli anni oltre che anni alla vita.
Oltre a ipertensione e diabete, quali altri fattori di rischio incidono realmente sulla salute del cuore?
Oggi è chiaro che i fattori di rischio cardiovascolare non si limitano ai parametri tradizionali. L’inattività fisica rappresenta uno dei determinanti principali dell’aumento degli eventi cardiovascolari: anche solo una camminata veloce quotidiana può ridurre in modo significativo il rischio. La qualità del sonno ha un ruolo tutt’altro che secondario: dormire poco o soffrire di disturbi come le apnee notturne favorisce ipertensione, aritmie e alterazioni metaboliche. L’obesità è poi riconosciuta come una vera malattia cronica, con effetti profondi sull’infiammazione sistemica, sul metabolismo e sulle strutture cardiache; oggi fortunatamente disponiamo anche di terapie farmacologiche innovative che aiutano a perdere peso in modo efficace e controllato, riducendo globalmente il rischio cardiovascolare. Anche lo stress cronico e uno stile di vita irregolare contribuiscono a un rischio più elevato. La cosa più importante è che tutti questi fattori sono modificabili e rappresentano un’area in cui si può intervenire con ottimi risultati.
Quali esami strumentali aiutano oggi a individuare precocemente problemi cardiaci?
L’ecocardiografia e la TAC coronarica hanno rivoluzionato la diagnosi precoce. L’ecocardiografia permette di osservare direttamente la morfologia e la funzione cardiaca, valutando precocemente eventuali alterazioni delle valvole, ispessimenti delle pareti o riduzioni della capacità di contrazione, segni iniziali che possono anticipare lo sviluppo di uno scompenso cardiaco. La TAC coronarica, invece, consente di visualizzare le arterie coronarie e di individuare la presenza di placche anche in persone senza alcun sintomo. Questo esame permette di stratificare in modo preciso il rischio di cardiopatia ischemica e di intervenire prima che una stenosi si trasformi in un evento acuto. Si tratta di strumenti preziosi per impostare percorsi di prevenzione personalizzati e tempestivi.
Negli ultimi anni si parla spesso di nuove terapie cardiologiche. Quali sono le principali innovazioni che stanno migliorando la vita dei pazienti?
Negli ultimi dieci anni l’ambito della cardiologia ha vissuto una vera rivoluzione. Sono disponibili nuovi farmaci per lo scompenso cardiaco che migliorano la prognosi in modo significativo, riducendo ricoveri e mortalità e aumentando la qualità della vita. Anche la cardiopatia ischemica beneficia di terapie farmacologiche più mirate e più sicure, che permettono trattamenti personalizzati. Le procedure interventistiche hanno compiuto un salto enorme: oggi molte problematiche valvolari possono essere trattate con tecniche percutanee, come la TAVI per la stenosi aortica o le riparazioni mitraliche transcatetere per l’insufficienza mitralica, rendendo possibile la cura anche di pazienti fragili che non potrebbero affrontare un intervento chirurgico tradizionale. Un capitolo a parte riguarda l’obesità: i nuovi farmaci agonisti del GLP-1 e derivati non solo permettono cali ponderali significativi, ma riducono anche infiammazione, pressione ed infarti, rappresentando una svolta nella gestione del paziente con elevato rischio cardiovascolare. Tutte queste innovazioni consentono oggi a molti pazienti di condurre una vita più lunga, più attiva e con meno limitazioni rispetto al passato.





