Stappiamo e doniamo

IC ORZINUOVI

“Raccogliere un tappo è una goccia che insieme alle altre forma un oceano di BENE”: questo è l’edificante messaggio che don Pietro Marchetti Brevi ha lasciato ai bambini della Scuola Primaria di Orzinuovi, quando li ha incontrati venerdì 25 settembre. È vent’anni che dirige una missione a Morrumbene, in Mozambico, a cui vengono devoluti i proventi ricavati dalla raccolta tappi del Progetto “Stappiamo”. Nel 2015 il nostro Istituto ha aderito a questa iniziativa che coniuga i concetti di raccolta differenziata e solidarietà, grazie al tenace impegno e alla ferrea volontà della maestra Maddalena Martinelli. Il suo ricordo, che è radicato nei nostri cuori, si ravviva ogni volta che un bambino a scuola conferisce un tappo nell’apposito contenitore: un’azione apparentemente così  banale si traduce in un esempio virtuoso di cittadinanza attiva, quella che guarda al futuro, alla tutela dell’ambiente e del Pianeta, ma che guarda anche lontano, al bene di tutti, di chi vive in un altro continente, a migliaia di chilometri di distanza.
Don Pietro ha spiegato che i tappi raccolti sono venduti ad un’azienda di Montello, nel Bergamasco, che li compra per farne sedie di plastica. Il ricavato viene offerto alla sua missione e impiegato per costruire banchi di legno per la scuola. In questi anni si è riusciti a costruire 500 banchi per 2000 bambini: ognuno accoglie due alunni, che si alternano nella frequenza scolastica su due turni, il primo dei quali inizia già alle 6:30 del mattino! L’aspetto oltremodo interessante è che i banchi vengono prodotti nella falegnameria del luogo, quindi si è creata anche un’importante occasione di lavoro e di reddito per la popolazione indigena.
I nostri alunni hanno assistito carichi di stupore ad un video dei loro coetanei africani che si costruiscono i giocattoli da sé, ballano allegri nella terra, si alzano solerti alle 4 per andare a prendere l’acqua al pozzo e lavarsi, prima di andare a scuola. E sono stati pieni di curiosità nel chiedere cosa mangiano, che lingua parlano, come si divertono. Le risposte che hanno ricevuto hanno tutte avuto la semplicità e la gioia come comune denominatore. Infatti, quella del Mozambico è indubbiamente una realtà segnata da guerre intestine e da estrema povertà,  ma sa ancora godere della lentezza e della felicità nelle piccole cose. Non a caso don Pietro ci ha tenuto ad iniziare l’incontro con il racconto di un prezioso e pregnante aneddoto dei suoi primi giorni a Morrumbene. È appena arrivato, è spaesato e chiede dove abita una tal famiglia ad un uomo tutto intento a lavorare. Costui di primo acchito neanche si gira, dopodiché addirittura lo apostrofa con un sonoro “maleducato”! Lui rimane spiazzato, disorientato, fino a quando gli viene spiegato che per loro è buona educazione innanzitutto salutare, poi chiedere se si sta bene e solo dopo porgere una qualsivoglia domanda.
Ecco! In questa nostra società economicamente progredita, in cui impera la fretta e la performance a tutti i costi, forse stiamo perdendo per strada l’attenzione al prossimo, quella “magnifica humanitas” invocata da papa Leone nella sua enciclica e praticata giorno dopo giorno da don Pietro e, speriamo, dai nostri bambini con lui.

Maria Rosaria D’Ambrosio

Condividi l'articolo

Articoli correlati, altro dall'autore

Gli articoli più letti