Gli “estimatori ad occhio” di Travagliato erano famosi in tutta Italia ed operavano soprattutto all’antichissimo mercato di bestiame di Rovato. Tuttavia, con l’aumentare della popolazione del borgo, sin dal 1912 Travagliato percorse un iter per creare un proprio mercato di bovini. Nel 1933 avevano ottenuto una licenza per il sabato, ma essendo quel giorno già destinato ai negozianti del paese, pareva intralciare entrambi i settori e creare non poco scompiglio organizzativo. Perciò nel gennaio 1952 il comune di Travagliato, guidato dal sindaco Mario Bonomelli, attuava l’iniziativa per la costituzione di un mercato di lunedì, scatenando le proteste del comune confinante che sin dal XV sec. faceva il suo mercato quel medesimo giorno. A fine mese i rappresentanti di Rovato e Travagliato s’incontrarono in Prefettura senza trovare un accordo, perché la scelta del giorno toccava un nodo assai delicato. Rimaneva il fatto che Travagliato aveva scavalcato la legge, ed il prefetto s’impegnò a bloccare quel mercato finché non si sarebbe chiarita la questione. Sospensione che non avvenne perché nonostante il sindaco di Travagliato emanò l’ordinanza per bloccare il mercato, i commercianti di Travagliato lo fecero comunque, tant’è che il prefetto dispose di limitarlo al pomeriggio del lunedì a partire dalle 12.30.
Ciò non bastò e mancò poco che il mercato si tenesse sulle barricate, tanto che il 18 febbraio fu impiegata addirittura la “celere” per disperdere i commercianti travagliatesi e dissuaderli dal violare le disposizioni del prefetto. Ma quei commercianti usarono cento bovini per forzare il blocco di scudi della polizia e riversarsi nella piazza, invasa da circa 4 mila persone, inclusi molti bambini che per quel trambusto avevano disertato le scuole. Le campane della piazza suonarono a martello e comparve uno striscione con la scritta “Vogliamo il mercato a Travagliato”. Questo clima permeò la borgata per tutta la mattina finché, scoccato il mezzogiorno, su disposizione dell’autorità la celere sgomberò il campo.
I travagliatesi insistevano: «legge è legge, ma popolo è popolo!». I rovatesi invece rimasero convinti: «facendo mercato nel pomeriggio di lunedì, vogliono sfruttare la folta clientela del mercato di Rovato cercando di distogliere parte dei traffici diretti qui». Infatti, nonostante la polizia che rendeva la piazza di Travagliato deserta, i giornali dell’epoca narrano che il mercato proseguiva nelle cascine e nelle stalle violando ogni disposizione.
A fine febbraio i commercianti di Rovato si riunirono. Scandalizzati dall’inapplicazione della legge, sentivano il dovere di una vera a propria sollevazione. Fecero una “serrata” ed il martedì 4 marzo abbassarono tutti le serrande per due ore, protestando contro la decisione. Un ulteriore fatto di tensione si ebbe quando in settimana ad una loro delegazione, andata a Brescia per esporre le proprie manifestazioni di dissenso al prefetto, fu detto che il mercato pomeridiano di Travagliato aveva avuto l’assenso del sindaco di Rovato… Allarmati e stupiti, i commercianti si riunirono il sabato stesso in municipio infuocando l’assemblea. Così la seguente seduta del consiglio si aprì con un clima tesissimo e una partecipazione di pubblico mai vista, che costrinse ad installare degli altoparlanti anche all’ingresso del palazzo comunale. Il sindaco dott. Livio Perani negò d’aver dato il suo assenso, ma la minoranza incalzava, sostenendo che non si poteva aspettare il parere della Prefettura e della Provincia. Queste istituzioni, si diceva, potevano impiegare un anno per rispondere ed intanto Travagliato continuava a danneggiare gli interessi di Rovato. In tal caso, tuonò il consigliere Cazzani, «le artiglierie possono tuonare al 45° parallelo, cioè al confine tra Grumetto e Macogna» (con un evidente riferimento alla guerra di Corea all’ora in atto al 38° parallelo).
A giugno finalmente si pronunciò la Giunta Provinciale Amministrativa: a Travagliato sei mesi di prova in via sperimentale e, se Rovato ne avesse avuto un reale danno economico lo doveva provare dettagliatamente al termine di quel periodo. In caso di danno riscontrabile, si sarebbe provveduto a revocare l’autorizzazione al nuovo mercato concorrente. E così fu, il mercato di bestiame a Travagliato non venne rinnovato e cessò definitivamente di esistere.
Alberto Fossadri





