Venerdì 9 ottobre 2026

“Le carte delle Quadre”: prorogata fino al 30 settembre la mostra alla Fondazione Morcelli-Repossi

Documenti antichi

Fra documenti originali, frammenti di vite e segni concreti di civiltà, un’esposizione molto affascinante aspetta chiunque sia interessato a ripercorrere la storia e la memoria di Chiari: si intitola “Le carte delle Quadre” ed è allestita presso la Sala delle Stampe della Fondazione Morcelli-Repossi.

Per approfondire i contenuti e il significato di questo percorso espositivo, abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con il Presidente della Fondazione, il giornalista Claudio Baroni.

Come nasce l’idea di questa mostra?

L’idea de “Le carte delle Quadre” nasce per riscoprire le ragioni storiche che ci legano alla festa più importante del nostro paese.

Credo che il Palio abbia tanto successo non solo perché è una grande sagra di fine estate, ma anche perché le Quadre fanno parte del DNA di Chiari.

Per quasi quattro secoli hanno costituito la forma portante dell’amministrazione cittadina. L’appartenenza a Cortezzano, Marengo, Villatico e Zeveto un tempo era fortemente radicata e l’impronta dei secoli resta, magari inconsapevolmente.

A chi si deve il lavoro di recupero di questa antica documentazione clarense?

La conoscenza dei documenti oggi si deve soprattutto a Roberta Gallotti, una dei massimi esperti degli archivi storici bresciani e lombardi oltre che curatrice degli archivi antichi del Comune di Chiari e della Fondazione Morcelli-Repossi.

Sua è l’impostazione della mostra, che propone un cammino per scoprire le ”vere” Quadre, dagli inizi, con gli Statuta dell’epoca del Carmagnola nel 1429, agli atti di scioglimento, a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Qual è lo spaccato storico che emerge da questa esposizione?

Dalla mostra emerge come le Quadre non fossero solo un modo per controllare proprietà immobiliari, ma anche una forma particolare di amministrazione pubblica. Amministrazione a suo modo democratica, perché sindaci e consiglieri venivano eletti, seppur solo da chi possedeva proprietà e aveva origini clarensi.

Ogni Quadra aveva una chiesa ai margini del centro cittadino e una in campagna. Ogni Quadra aveva un Monte di Pietà che faceva credito alle famiglie per la semina e altre necessità.

Le Quadre gestivano una forma di welfare, dando aiuti alle famiglie bisognose. Ognuna delle quattro fazioni poi partecipava all’amministrazione della città con i suoi consiglieri.

Ci sono delle curiosità particolari che emergono dai documenti?

Si scopre un intero mondo legato alla vita comunale. E si scoprono le continue diatribe: fra le singole Quadre per emergere; fra le Quadre e il Comune, per non farsi togliere potere; fra i cittadini originari di Chiari e i forestieri.

Soprattutto quando i forestieri erano ricchi, come i Rota ad esempio, che avevano proprietà e imprese, e che quindi desideravano avere voce in capitolo.

Interessante anche il rapporto con i governi dominanti: la Repubblica veneziana lasciava fare, bastava che le varie fazioni pagassero le tasse e risolvessero tra loro le beghe; i francesi e gli austriaci invece temevano che le Quadre fossero luogo di sedizione e ribellione, e cercavano di ostacolarle.

Qual è il suo invito alla cittadinanza?

Il mio invito è quello di riscoprire la nostra storia. Visitare la mostra è sicuramente un primo passo in questa direzione.

Credo sarebbe interessante se l’intero sistema delle Quadre, tante volte nominato ma quasi totalmente sconosciuto, diventasse oggetto di uno studio organico, di una tesi di laurea o di un dottorato di ricerca.

Il materiale di base è tutto qui, in Fondazione,  catalogato e disponibile.

L’esposizione è stata allestita proprio per lanciare questa sfida.

Augurandoci che questo stimolante invito venga accolto, ringraziamo Claudio Baroni per la preziosa disponibilità e per la dedizione che traspare dalle sue parole.

Mara Ghidini

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