Mercoledì 26 agosto 2026

Presentazione del report sugli allevamenti intensivi in Lombardia

convegno selleri 2

La Lombardia è una delle aree europee con maggior concentrazione zootecnica, in particolare il settore suinicolo e bovino da latte ha caratteristiche fortemente intensive, con numerosi animali concentrati in aziende medio-grandi. Si tratta di un ambito che rappresenta un pilastro economico e di identità per l’intera Regione. Tuttavia, le sfide ambientali del nostro tempo ci impongono una riflessione profonda e non più rimandabile, sul modello di sviluppo del territorio. Di questo argomento si è parlato lo scorso 15 luglio, presso l’azienda agricola Tre Gatti a Poncarale, con la presentazione di “Allevamenti intensivi in Lombardia, anomalia di eccesso”, rapporto frutto di una ricerca realizzata da EStà – Economia e Sostenibilità, commissionata da Legambiente Lombardia, associazione Essere Animali e associazione Terra!, nell’ambito del programma AgriEco 2.0 di Fondazione Cariplo. La serata – preceduta da un aperitivo con prodotti provenienti da aziende agricole locali distribuiti da GAS gruppi di acquisto solidale – è stata presentata e moderata da Dario Selleri con il contributo di Valerio Cherubini, manerbiese che da sempre si occupa di cibo e della filiera alimentare, ricoprendo, negli ultimi anni, il ruolo di vicepresidente di Slow Food Terre Acque Bresciane. Grazie all’esperienza maturata in questo ambito, Cherubini è figura esperta del territorio lombardo ed è spesso relatore in numerosi convegni a livello nazionale, oltre a collaborare con gli istituti alberghieri per raccontare la filosofia del “CIBO BUONO, PULITO E GIUSTO” promossa dalla stessa associazione. “L’articolo 2135 del Codice Civile crea un vero e proprio cortocircuito normativo definendo “imprenditore agricolo” anche chi svolge una sola delle attività previste, svincolando di fatto l’allevamento dal legame con la terra” ha dichiarato Cherubini “bastano quattro mura e degli animali per rientrare nella norma, prescindendo completamente dal possesso di campi per produrre foraggio o per lo spandimento dei reflui. Questa finzione giuridica equipara la stalla-fabbrica all’agricoltura tradizionale, trasformando l’allevamento in un’industria manifatturiera che converte mangimi in carne, latte o uova. Sganciata dal fondo agricolo, la produzione intensiva gode, così, degli stessi benefici e delle tutele storicamente pensate per chi presidia il territorio e ne cura i servizi ecosistemici. Al contrario, pur non offrendo alcun valore paesaggistico o culturale, queste strutture industriali possono insediarsi liberamente in aperta campagna invece che nelle zone artigianali. L’impatto di un traffico pesante costante e dei miasmi continui viene così scaricato sulle comunità locali, generando un netto contrasto tra la forma legale e la realtà dei fatti”. Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente, ha sviscerato i dati del report sottolineando come il settore possa essere riformato partendo dalla ricerca della qualità e dalla corretta mappatura ed etichettatura dei prodotti, sottolineando, inoltre, le migliorie degli ultimi anni in fatto di benessere animale. “E’ il momento di avviare un ripensamento del sistema agrozootecnico lombardo, scommettendo sulla transizione agroecologica” ha precisato Di Simine “fino ad oggi la Lombardia ha puntato solo sulla produttività legata ad un enorme numero di capi. Così l’aumento di produzione di latte e di carni ha premiato molto più l’industria di trasformazione che le aziende agricole, che hanno continuato a ridurre i loro margini: ogni settimana in Lombardia chiudono 10 piccole aziende di allevamento, mentre i capi si concentrano in poche mega-farm. Per tutelare l’economia e la società rurale occorre un cambio di passo, che punti a ridurre l’impatto ambientale e l’intensità di allevamento migliorando il benessere animale. Per fermare la mortalità delle imprese occorre ridurre la loro dipendenza da input costosi e inquinanti (fertilizzanti, mangimi e farmaci) puntando a valorizzare qualità e tracciabilità delle produzioni, in modo che il settore agricolo consolidi il proprio ruolo nelle catene di valore, riducendo il proprio impatto ambientale”. La conclusione dell’evento è stata affidata a Dario Selleri che ne ha rimarcato la valenza sottolineando come l’incontro sia stato “l’occasione per confrontarsi sull’analisi dei dati e sulle proposte concrete, finalizzate a coniugare la vocazione produttiva lombarda con la sostenibilità ecologica, la tutela del suolo e del settore agroalimentare. Si è trattato di un dibattito a sostegno del settore agricolo fondamentale per il futuro della Bassa”.

Barbara Appiani

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