Difficilissimo sintetizzare in un semplice sunto storiografico la vita e l’esistenza di un uomo perennemente sofferente che nel tempo è diventato il simbolo stesso dell’ARTE NAÏF, un’arte spontanea, istintiva e del tutto naturale. Non è certamente facile esprimere il giudizio critico su di un personaggio controverso, sul quale, negli ultimi decenni si sono versati fiumi di inchiostro, fortunatamente sempre a favore, catapultando LIGABUE agli onori delle cronache internazionali. Nato nella Svizzera di lingua tedesca, esattamente a Zurigo, nel 1889, ancora adolescente fu adottato da una famiglia elvetica. Dopo essere stato ricoverato a soli 24 anni in un ospedale psichiatrico a causa dei forti contrasti con la madre adottiva, viene espulso come indesiderato dalla Confederazione Elvetica e approda nel piccolo paese in provincia di Reggio Emilia di GUALTIERI, comune di origine del patrigno italiano Bonfiglio Laccabue, marito della madre biologica di Antonio Ligabue. Bonfiglio sarà odiato per tutta la vita da Antonio, il quale ritenne il patrigno responsabile della morte di sua madre e di 3 fratelli per intossicazione alimentare, drammatico evento avvenuto nel 1913. Rimasto solo si arrabattava cercando e trovando semplici lavori come manovale e carriolante cercando di barcamenarsi in una situazione grana di povertà e stenti. Purtroppo per lui, a causa della sua timidezza e della sua pronuncia un po’ tedesca, fu subito bersaglio, da parte degli operai dei cantieri ove lavorava, degli scherzi più volgari e pesanti che si potevano fare all’insegna della stupidità più feroce, inopportuna e deprecabile. Tutto ciò lo costrinse ad estraniarsi totalmente dalla Comunità e dalla civiltà incivile che non voleva sapere di accettarlo come tutti gli altri esseri umani, quasi fosse una bestia da tenere lontano. Antonio fu costretto a vivere da eremita immerso però nella natura, della quale divenne presto parte integrante con un forte rispetto reciproco. Fortunatamente per lui, conservò la sua innata passione per il disegno, dando sfogo al suo malessere con la creazione di immagini, seppur primitive inizialmente, ma colme di passionalità e fervore artistico genuino, inedito per i tempi. Destino volle che anche per lui si avverassero le vetuste profezie degli Antichi Amerindi, i quali avevano una grande considerazione delle persone affette da problemi psichici affermando con convinzione che il Grande Spirito, attraverso la Luna, le Stelle e il sole, “parlava” per loro: dopo tormentati e inquieti anni di tribolazioni e vagabondaggio, il fato lo fa incontrare con Marino MAZZACURATI, che lo apprezza sin da subito e gli insegna ad utilizzare i colori a olio, a mescolare le tempere e ad usare i materiali più svariati indispensabili nell’arte pittorica. Da quel giorno vive solamente per dipingere, si rifugia anima e corpo nell’arte per esprimere totalmente in modo liberatorio il suo disagio esistenziale e si dedica alla rappresentazione pittorica degli animali della foresta o visti nel circo di passaggio a Gualtieri, in modo particolare ai suoi autoritratti i quali esprimono tutta la sua sofferenza, il tormento e l’amarezza di chi è stato costretto a vivere la grave ostilità di un mondo crudele che lo ha circondato per buono parte della sua penosa vita esistenziale. Il forte disagio psichico ed esistenziale lo accomuna inequivocabile a Vincent Van Gogh, altro pittore controverso che ebbe una vita complicatissima per poi divenire così famoso da essere proiettato nel grandioso firmamento della notorietà. Tornando al nostro personaggio in questione, val bene la pena di sottolineare marcatamente che la sua vita travagliata, la sua storia dal punto di vista umano ed artistica straordinaria e unica, per decenni ha appassionato migliaia e migliaia di persone ed è diventata, negl’anni, protagonista di films e sceneggiati televisivi. Osteggiato, deriso, canzonato ed emarginato quando era un povero vagabondo che viveva in un capanno abbandonato nel folto di un bosco, quando finalmente riuscì a riscattarsi da una vita grana e di stenti, quando finalmente riuscì a sdoganarsi da una sfortuna ostinatamente appiccicosa ed iniziò a guadagnare un po’ di soldi, aiutò i suoi rari amici in difficoltà. Mise al bando i vecchi rancori e si comportò, dal punto di vista umano, molto meglio dei suoi ignoranti persecutori incontrati puntualmente nel corso della sua travagliata esistenza. Analizzando in modo approfondito i suoi notevoli capolavori, se ne deduce che dalla maggior parte delle sue pregevoli opere artistiche, a tutt’oggi altamente apprezzate, traspaiano inequivocabilmente e fortemente tutte le sofferenze e i patimenti subiti passivamente in un tormentato turbinio di amarezza profonda inesorabilmente tipici di chi è stato esistenzialmente oltraggiato a tutti i livelli, materiali, fisici e psichici!
Dopo un secondo ricovero in ospedale nel 1937 e un terzo nel 1945, viene fatto dimettere definitivamente nel 1948 dallo scultore ANDREA MOZZALI che lo ospita a casa sua a Guastalla. È la sua grande occasione per iniziare ad esporre le sue opere pittoriche alle sue primissime mostre, conquistandosi così i primi successi e i primi guadagni.
È nel 1961 alla Galleria d’Arte “LA BARCACCIA” che ottiene la consacrazione a livello nazionale. Dopo di allora le esposizioni e i successi a livello internazionale non si contano più. Sofferenza e talento che trovano nella creatività il mezzo per riempire il vuoto dell’abbandono e superare il disagio dell’emarginazione e della malattia mentale!
Carlo Piardi
Scrittore e recensore d’arte





