Grande sucesso al Teatro Bonoris per lo spettacolo “EPISTEMI.A., o dell’illusione della conoscenza”, evento conclusivo del laboratorio studentesco proposto all’Istituto statale Don Milani dal regista Angelo Facchetti del Teatro Telaio in collaborazione con i docenti Domenico Mento ed Elena Sammartino.
Sul palco oltre 40 alunni attori hanno messo in scena la confortevole illusione di conoscenza prodotta dall’interazione con l’intelligenza artificiale generativa dei grandi modelli linguistici, che impera laddove la plausibilità simulativa del discorso fluente e la coerenza narrativa sostituiscono l’efficienza cognitiva e l’affidabilità dei dati”.
Ma si tratta di un’efficienza simulativa, non cognitiva, e peraltro non sempre affidabile, col risultato di una nuova dinamica sistemica, che Walter Quattrociocchi (direttore a Roma del Center of Data Science and Complexity for Society) ha recentemente definito “epistemia: non più solo disinformazione (distorsione del contenuto) o infodemia (sovraccarico informativo), ma una condizione in cui la produzione del sapere è colonizzata dalla sua apparenza. Un’epidemia di testi verosimili che simulano razionalità, argomentazione, autorevolezza — senza alcuna garanzia di fondamento”.
Attorno a questa delicata tematica i nostr ragazzi si erano confrontati per mesi, dietro la conduzione degli esperti del Teatro Telaio, giocando con il corpo e con la voce e provando a raccontarsi per stabilire cosa li rende davvero esseri umani, cosa li distingue dalle macchine, dagli automi.
Avevano scritto decine, centinaia di domande e poi le hanno condivise cercando delle risposte – tra di loro, dentro di loro – rivolgendole poi a un chatbot. Nel corso della serata gli spettatori hanno incontrato alcune di queste domande: a volte divertenti e surreali, altre più profonde e di senso. Domande che scivolano veloci o che rimangono sospese in attesa di una risposta, che invitano a riflettere, a interrogarsi e ad entrare in contatto con chi sta sul palco. Finiranno per scoprire che i monologhi scritti e pensati per essere recitati guardandosi negli occhi racchiudono il senso ultimo e originale del fare teatro, una delle ultime forme espressive di relazione concreta, che sul palco accade veramente e quindi è reale e aperta.





