Era il 13 aprile del 2000, ore 7.45. Una mattina qualunque, eppure destinata a diventare storica per Montichiari. Alla guida di un mezzo della neonata associazione San Cristoforo, Rosetta Valzelli accompagnava un concittadino alla Casa Albergo per una visita medica. Tre chilometri appena, ma sufficienti per dare il via a una rete di solidarietà che oggi, dopo venticinque anni, ha percorso milioni di chilometri e coinvolto ben 180 volontari. Rosetta, all’epoca casalinga, non cercava riconoscimenti. Cercava un modo per rendersi utile e, con la sua generosità, entra di diritto nella storia cittadina come prima autista volontaria alla guida di un mezzo della San Cristoforo. «Sentivo il bisogno di mettermi a servizio degli altri, di rendermi utile alla mia comunità», racconta con semplicità e con l’umiltà di chi – anche se potrebbe prendersi almeno per un giorno la scena – sceglie invece di mettere al primo posto, ancora e sempre, non se stessa ma il senso profondo dell’essere volontari. E quel primo viaggio è diventato il seme di un impegno collettivo che ha trasformato la San Cristoforo in una delle realtà più importanti del volontariato monteclarense. Durante il pranzo sociale di domenica 5 ottobre, che ha riunito volontari e associati in un clima di festa e gratitudine, Rosetta è stata premiata dalla presidente Luciana Rossi con una targa a ricordo di quel suo viaggio e con un omaggio floreale. Lei, poco incline a prendersi la scena, ha stretto il bouquet al petto con passo fermo e sguardo orgoglioso. Un gesto semplice, ma carico di significato: il riconoscimento per essere stata la prima, la pioniera, la scintilla di un movimento che oggi continua a crescere. Rosetta Valzelli non è solo una volontaria: è la memoria vivente di un’idea che ha preso forma e si è fatta strada nel cuore della comunità. La sua storia è quella di tante persone che, nel silenzio e nella costanza, hanno costruito qualcosa di grande. E se oggi la San Cristoforo può contare su decine di volontari, mezzi efficienti e migliaia di utenti trasportati ogni anno, è anche grazie a quel primo viaggio, a quella prima scelta di mettersi in cammino per gli altri. Montichiari le deve gratitudine. E un applauso che attraversa il tempo.
Marzia Borzi





