Lunedì 12 ottobre 2026

El föch

1939 camino con nicchie laterali in abitaz popolare dei borghi bg Copia

Èl föch, in dialetto si riferisce principalmente al camino, una volta presente in ogni cucina, locale centrale della casa e perciò della vita familiare quotidiana. Il camino veniva acceso soprattutto nelle mezze stagioni, prima e dopo l’accensione della stufa a legna. Serviva per cucinare le pietanze, dalla polenta nel paiolo di rame appeso alla catena e poi per abbrustolirla sulla graticola; a lunghe cotture di legumi, carni e minestroni; scoppiettanti brustulicc (castagne abbrustolite), il pipasèner (torta messa a lievitare tra le braci coperta di cenere). Spesso gli anziani di giorno poggiavano i piedi su uno sgabello, sotto il quale posizionavano lo scaldino colmo di braci ardenti. La sera la famiglia vi si sedeva davanti sia per scaldarsi, che per fare filòss (chiacchierare), incontro che d’estate si spostava fuori dalla porta di casa. Le donne, instancabili, alla fioca luce di lampadine a bassa potenza sferruzzavano, rammendavano, rifinivano a mano indumenti cuciti durante il giorno con la Singer a pedali, tenendo sempre ben accesa la fiamma con le mòie e‘l bernàs (molle e paletta) Gli uomini discutevano di lavoro e di politica. I bambini giocavano o ascoltavano le storie raccontate dai nonni. Nelle case più vecchie, anche nella mia, così come nei castelli (anche nel nostro Castello Bonoris), il camino era presente pure nelle camere e nelle sale, per intiepidire ambienti gelidi e spesso umidi, in modo da renderli un po’ meno crücc. Molte le metafore riguardanti èl föch. Nà dal föch nela padèla– non cambiare situazione; Schersà col föch (sottovalutare pericoli); Vizì al föch la paja la lüs (riferito alle tentazioni tra uomo e donna ); Föch dè paja (sentimento intenso ma effimero); Deentà dè föch (arrossire); Cuà èl föch (covare ira o ribellione che può esplodere improvvisamente); Mèter la mà söl föch (garantire per qualcuno con assoluta certezza); Sbatìs nel föch per argü (esser pronti a tutto per difendere qualcuno); Daga föch ( incendiare); Smorsà èl föch (calmare gli animi); Mèter tata carne al föch (trattare troppi argomenti); Ìga ‘l föch nele éne, dà un bazì de föch (essere ardenti, appassionati); Èser tra dù föch (tra due pericoli o due scelte); Parole dè föch (violente e minacciose); Mèter a föch  ( un obiettivo per scattare foto, capire con precisione un problema o un argomento); La pröa del föch” (rischiosa ma decisiva); Sintìs de föch ( bruciare per la febbre o per una forte emozione); Föch eterno (inferno); Föch de Sant’ Antóne (herpes zoster). Giocando tra bambini si usava dire “fuocherello, fuochino o fuoco” a chi stava cercando un oggetto nascosto o doveva risolvere un indovinello. Benaugurante per l’anno nuovo èl sòch de Nedal, (il ceppo di Natale) grosso tronco che il capofamiglia poneva nel camino la vigilia di Natale, da far ardere fino all’Epifania. Ora molti camini sono predisposti per scaldare tutta la casa e pur essendo chiusi da un vetro, lo scoppiettìo delle fiamme rimane una bella sensazione di avvolgente calore, che crea una suggestiva atmosfera.

Ornella Olfi

Condividi l'articolo

Articoli correlati, altro dall'autore

Gli articoli più letti