Le fiere offrono un ritorno d’immagine inestimabile, ma comportano costi economici e organizzativi imponenti. Per questo diversi paesi le hanno chiuse o hanno ripiegato sulle sagre, focalizzate sul cibo e sull’aspetto ricreativo. Orzinuovi, la cui fiera mette in campo un budget di circa 500 mila euro, in parte compensati dagli standisti e dagli sponsor, rivendica invece la propria identità dopo 78 anni, puntando molto, come dice il suo presidente Tonino Zana, anche sulla ricchezza dei convegni e sulla cultura.
La Fiera orceana si è chiusa con un successo straordinario di pubblico per tutti i 5 giorni della manifestazione. Nella giornata del 31 agosto al centro culturale Aldo Moro si è fatto il punto sul futuro di queste manifestazioni. Alla presenza di una ventina di sindaci della Bassa bresciana, il convegno, moderato dal giornalista Tonino Zana, si è concentrato su un quesito: ha ancora senso fare le fiere oggi? Al tavolo dei relatori il professore e storico Angelo Baronio; il presidente di “Terre basse” Giovanni Benzoni; il giornalista Claudio Baroni, presidente della Morcelli Repossi; il sindaco di Chiari Gabriele Zotti, il sindaco Simone Zanetti di Maclodio, l’assessore di Soncino Roberta Tosetti e Franco Aliprandi, presidente della fondazione Dominato Leonense.
Per garantire un futuro a questi eventi, occorre innanzitutto investire. Il vicesindaco di Orzinuovi, Luca Bulla, ha sottolineato: “La forza della nostra fiera non risiede soltanto nei cinque giorni di manifestazione, ma nei restanti 360 giorni dell’anno, durante i quali il territorio raccoglie i frutti della propria identità. La nostra è la Fiera dell’intera Pianura”. Un concetto ripreso dal professor Angelo Baronio, che ha invitato a superare i campanilismi: “La pianura che va da Chiari a Montichiari conta circa 350 mila abitanti e vanta un patrimonio storico unico. Di fronte alle difficoltà operative ed economiche, l’unica strada è fare rete e unire una sessantina di comuni sotto una visione comune”.
Ma anche a Chiari le sagre resistono grazie al volontariato della città e delle sue frazioni. “Noi abbiamo cercato di valorizzare tutto ciò che è identitario, partendo dalla cristianità che ci accomuna e che sta alla base dei nostri valori e delle nostre tradizioni – ha detto il sindaco. “Il Palio delle quadre è un grande successo. Abbiamo eliminato gli spettacoli con ospiti costosi e in questo modo riusciamo a organizzare più manifestazioni durante l’anno”. A rimarcare l’identità culturale clarense ci sta con un grande patrimonio la biblioteca e pinacoteca Morcelli Repossi, come la Dominato leonense a Leno.
Su questo fronte, Giovanni Benzoni ha sottolineato: “Dobbiamo essere consapevoli che abbiamo una grande storia e un bel territorio. Insieme a Visit Brescia stiamo studiando una valorizzazione di un’area ricca di agricoltura, artigianato e industria per creare percorsi turistici e culturali ad ampio raggio”.
Le sfide sul tavolo inoltre toccano anche la sfera sociale e giovanile. I giovani chiedono un territorio capace di offrire non solo opportunità lavorative, ma anche uno spazio di qualità per il tempo libero. Allo stesso tempo emergono le preoccupazioni relative alla sicurezza, alla gestione della responsabilità per gli organizzatori e alle nuove dinamiche di integrazione culturale all’interno dei paesi.
Molti i temi caldi sul tavolo, ma la strada tracciata dal confronto è univoca: fare rete, organizzarsi e creare un calendario condiviso. Silvia Pasolini
Le fiere offrono un ritorno d’immagine inestimabile, ma comportano costi economici e organizzativi imponenti. Per questo diversi paesi le hanno chiuse o hanno ripiegato sulle sagre, focalizzate sul cibo e sull’aspetto ricreativo. Orzinuovi, la cui fiera mette in campo un budget di circa 500 mila euro, in parte compensati dagli standisti e dagli sponsor, rivendica invece la propria identità dopo 78 anni, puntando molto, come dice il suo presidente Tonino Zana, anche sulla ricchezza dei convegni e sulla cultura.
La Fiera orceana si è chiusa con un successo straordinario di pubblico per tutti i 5 giorni della manifestazione. Nella giornata del 31 agosto al centro culturale Aldo Moro si è fatto il punto sul futuro di queste manifestazioni. Alla presenza di una ventina di sindaci della Bassa bresciana, il convegno, moderato dal giornalista Tonino Zana, si è concentrato su un quesito: ha ancora senso fare le fiere oggi? Al tavolo dei relatori il professore e storico Angelo Baronio; il presidente di “Terre basse” Giovanni Benzoni; il giornalista Claudio Baroni, presidente della Morcelli Repossi; il sindaco di Chiari Gabriele Zotti, il sindaco Simone Zanetti di Maclodio, l’assessore di Soncino Roberta Tosetti e Franco Aliprandi, presidente della fondazione Dominato Leonense.
Per garantire un futuro a questi eventi, occorre innanzitutto investire. Il vicesindaco di Orzinuovi, Luca Bulla, ha sottolineato: “La forza della nostra fiera non risiede soltanto nei cinque giorni di manifestazione, ma nei restanti 360 giorni dell’anno, durante i quali il territorio raccoglie i frutti della propria identità. La nostra è la Fiera dell’intera Pianura”. Un concetto ripreso dal professor Angelo Baronio, che ha invitato a superare i campanilismi: “La pianura che va da Chiari a Montichiari conta circa 350 mila abitanti e vanta un patrimonio storico unico. Di fronte alle difficoltà operative ed economiche, l’unica strada è fare rete e unire una sessantina di comuni sotto una visione comune”.
Ma anche a Chiari le sagre resistono grazie al volontariato della città e delle sue frazioni. “Noi abbiamo cercato di valorizzare tutto ciò che è identitario, partendo dalla cristianità che ci accomuna e che sta alla base dei nostri valori e delle nostre tradizioni – ha detto il sindaco. “Il Palio delle quadre è un grande successo. Abbiamo eliminato gli spettacoli con ospiti costosi e in questo modo riusciamo a organizzare più manifestazioni durante l’anno”. A rimarcare l’identità culturale clarense ci sta con un grande patrimonio la biblioteca e pinacoteca Morcelli Repossi, come la Dominato leonense a Leno.
Su questo fronte, Giovanni Benzoni ha sottolineato: “Dobbiamo essere consapevoli che abbiamo una grande storia e un bel territorio. Insieme a Visit Brescia stiamo studiando una valorizzazione di un’area ricca di agricoltura, artigianato e industria per creare percorsi turistici e culturali ad ampio raggio”.
Le sfide sul tavolo inoltre toccano anche la sfera sociale e giovanile. I giovani chiedono un territorio capace di offrire non solo opportunità lavorative, ma anche uno spazio di qualità per il tempo libero. Allo stesso tempo emergono le preoccupazioni relative alla sicurezza, alla gestione della responsabilità per gli organizzatori e alle nuove dinamiche di integrazione culturale all’interno dei paesi.
Molti i temi caldi sul tavolo, ma la strada tracciata dal confronto è univoca: fare rete, organizzarsi e creare un calendario condiviso.
Silvia Pasolini





