È una nuova, pregevole strenna natalizia quella di Valerio Isola, ingegnere meccanico in quiescenza, già assessore comunale ma soprattutto ricercatore e storico monteclarense, che ha da poco licenziato in stampa il secondo “capitolo” dedicato a “Montechiaro nell’Ottocento”. Se lo scorso anno a passare sotto la sua sopraffina e meticolosa lente era stato il settore della sanità, stavolta nelle quasi 300 pagine è esaminata la condizione economica e sociale dell’antico e grosso borgo che dir potrebbesi città. Grazie a un ampio lavoro di ricerca e di approfondimento presso l’Archivio di Stato di Brescia e quello parrocchiale di Santa Maria Assunta Isola si affaccia tramite una quindicina di capitoli su un ampio periodo storico, in parte già trattato tra il 2009 e il 2019 sul mensile parrocchiale “La Vita Monteclarense”. Per l’ambito economico sono studiate le arti e professioni, con la “sparizione” di mestieri quali il capellaro, l’uccellatore, il cagliere e l’avvento di mercivendoli, majolini e stallai, lo sviluppo della borghesia, le proprietà e i cespiti comunali. Si arriva poi all’evoluzione demografica e anagrafica (con un paese che registra durante il secolo un aumento da 6mila e 8mila abitanti), alla mortalità infantile, in netto calo, alla condizione della donna (al tempo ancora fortemente soggetta al ruolo lavorativo del padre o del marito) e all’altalenante fenomeno del “padrinaggio” dei neonati cioè all’uso di ricorrere a padrini e madrine in occasione dei battesimi. Sono presi in esame altresì la fitta rete solidale degli istituti di beneficenza ed opere pie, l’attività dell’orfanatrofio femminile, la costituzione dell’ospedale civile, attivato nel 1838 e rimasto presso la sede oggi biblioteca fino agli inizi del 1987. Non mancano tematiche più legate agli aspetti amministrativi e in particolare la nascita del Comune ottocentesco stabilitosi a Palazzo Tabarino (dove permase sino al 1995) che sostituì l’antica e secolare Comunità degli Originari o il Commissario Distrettuale, figura di riferimento dell’amministrazione lombardo-veneta il quale era a un tempo rappresentante del Governo in ambito locale nonché incaricato di custodire e conservare gli archivi e i dati catastali. E ancora la Gendarmeria (ubicata nella “Casa del Segretario” in via Roma) e l’ordine pubblico: tra le curiosità presenti nel libro vi sono il numero degli stranieri (nel 1824 erano 12, di cui un bulgaro proveniente dall’Impero Ottomano, e diversi genovesi) e quello dei “precettati”, cioè soggetti a pene, 55 in totale, per furto campestre, rissa, violenza in famiglia e altri reati. Interessante, infine, è il tema dell’odonomastica che permette di cogliere il grande cambiamento vissuto dall’Ottocento, quando erano solo una trentina i nomi attribuiti a strade (distinte tra interne ed esterne) e piazze, a partire da quella “Grande” che nel 1886 venne intitolata a Giuseppe Garibaldi, rispetto alle trecento del giorno d’oggi. L’opera di Isola, autofinanziata, è stata donata alla Parrocchia di S. Maria Assunta in favore delle necessità della stessa: l’acquisto è possibile, fino ad esaurimento delle copie disponibili, presso l’ufficio parrocchiale, a fianco della canonica, aperto dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle 11.
Federico Migliorati





