È stato un sacerdote entusiasta e instancabile, come recita il titolo del volume biografico voluto dal fratello Gianbattista. 10 anni fa con la scomparsa dell’Abate Francesco Bertoni si chiudeva un’epoca per Montichiari: l’ultimo parroco del secondo millennio, che traghettò la comunità cittadina nel nuovo secolo, possedeva un carisma indiscutibile che gli attirò anche qualche critica per il suo essere franco e schietto, senza fronzoli. Uomo dalle fede colta e profonda, pastore dalle omelie forti e vibranti, è stato tra gli abati più longevi con ben 26 anni di servizio, dal 1984 al 2010. Tra le opere che vanno a suo merito rientrano l’imponente restauro del Duomo (nell’anno giubilare del 2000) che coinvolse enti, realtà ecclesiali e civili, e, al suo interno, l’allestimento dell’altare maggiore e il restauro dell’organo Bernasconi, la ristrutturazione dell’oratorio femminile, l’avvio della radio parrocchiale e ancora l’apertura del centro pastorale della frazione Chiarini e del Centro David e la presa in carico del “S. Filippo” e del Centro Marcolini. Attento altresì alla promozione culturale di Montichiari fu anche grazie a lui se si diedero alle stampe pubblicazioni come la “Storia del Duomo”, la Guida della Pieve di S. Pancrazio, i primi quattro volumi delle “Briciole di Bontà” di Don Luigi Lussignoli. Nel corso del suo parrocchiato sono stati celebrati quasi 3mila battesimi, oltre 1200 matrimoni e più di 3600 funerali. Nato a Torchiera di Pontevico nel 1932 e ordinato sacerdote nel 1956 da Mons. Giacinto Tredici, giunse a Montichiari dopo l’esperienza di curato a Leno, di assistente diocesano dell’Azione Cattolica in città e di arciprete prevosto a Quinzano d’Oglio, venendo a sostituire l’allora Abate Vigilio Mario Olmi, destinato come Vescovo ausiliare a Brescia. “Amo la Chiesa – ebbe a scrivere con commozione il 16 giugno 2010 in occasione del 54° della sua ordinazione – perché mi aiuta ad avvicinarmi sempre agli ultimi, ai sofferenti, a chi è lontano e che aspetta un incontro per diventare vicino”. È soprattutto ai giovani che egli ha sempre guardato, alle famiglie, ai catechisti, a quanti cioè hanno il compito da laici di ricevere la fede, promuoverla e trasmetterla a loro volta: “Questo – scriveva ancora – rimarrà il ricordo più bello della mia vita pastorale in Montichiari”. E qui volle essere sepolto: dopo i solenni funerali in un Duomo gremito, celebrati in una fredda e piovosa giornata prenatalizia dal Vescovo Luciano Monari, Mons. Bertoni fu tumulato nella cappella del camposanto comunale là dove già riposavano alcuni dei suoi predecessori: “Tu es sacerdos in aeternum”.
Federico Migliorati





