Sono tredici gli anni di servizio che don Marco Lancini ha dedicato alla comunità di Rovato. Come vicario parrocchiale ha seguito in modo particolare le parrocchie di Sant’Andrea, San Giuseppe e Sant’Anna, offrendo la sua presenza e il suo ministero in molte realtà del territorio.
Nell’ambito dell’Unità Pastorale “Madonna di Santo Stefano”, il suo contributo ha coinvolto anche le parrocchie del Sacro Cuore di Gesù (Duomo), San Giovanni Bosco, Santa Maria Annunciata di Bargnana, San Giovanni Battista di Lodetto e naturalmente Santa Maria Assunta a Rovato centro.
Da questo mese lo attende il nuovo incarico a Concesio, dove si prenderà cura, all’interno dell’Unità Pastorale San Paolo VI, delle parrocchie di Sant’Antonino martire (Pieve), Santa Giulia vergine e martire (Costorio), Sant’Andrea apostolo e Santi Vigilio e Gregorio Magno (San Vigilio): una comunità di circa 4.000 abitanti. Lo abbiamo incontrato per salutarlo e raccogliere il suo punto di vista sull’esperienza vissuta al termine del suo incarico.
Puoi raccontarci una breve cronistoria della tua vita, includendo i vari incarichi pastorali e i paesi in cui hai prestato servizio?
«Sono nato a Chiari il 15 marzo 1967, insieme a mio fratello gemello, ma la mia famiglia risiedeva a Coccaglio ed era profondamente legata a Rovato: mio padre, infatti, appartiene alla famiglia Lancini di Santo Stefano. A due anni ci siamo trasferiti proprio a Rovato, un ritorno alle origini, dove ho vissuto fino ai sette anni frequentando la prima elementare. Successivamente siamo tornati a Coccaglio, dove ho completato le scuole dell’obbligo. Dopo l’ingresso in seminario ho frequentato il liceo classico e, conseguita la maturità, ho proseguito per sei anni la formazione teologica che mi ha portato all’ordinazione sacerdotale d parte dell’arcivescovo Bruno Foresti».
Il mio cammino pastorale si è sviluppato così:
1992–1998 Borgo San Giacomo: primo incarico come curato d’oratorio nella parrocchia di San Giacomo Maggiore;
1998–2005 Rudiano, secondo incarico, sempre come curato d’oratorio, nella parrocchia della Natività di Maria;
2005–2013 Acquafredda: terzo incarico come parroco della comunità di San Biagio;
2013–2026 Rovato, quarto incarico: vicario collaboratore a Sant’Andrea, con servizio nelle parrocchie di Sant’Andrea apostolo e San Giuseppe. Le diverse situazioni pastorali (la malattia di mons. Chiari, l’arrivo e la partenza di vari parroci, la pandemia, il rallentamento dell’Unità Pastorale) mi hanno portato a vivere a Rovato per tredici anni e mezzo, dal marzo 2013 a settembre 2026.
A Sant’Andrea e S. Giuseppe sei stato per 13 anni. Come hai trovato la parrocchia al tuo arrivo, come è cresciuta e come la lasci oggi?
«Quando sono arrivato a Sant’Andrea e San Giuseppe, l’orizzonte era quello dell’unità pastorale nascente. Di fatto, però, mi sono trovato a svolgere un servizio da “quasi parroco” fino alla sua effettiva istituzione, il 1° giugno 2024. Più che dire cosa ho trovato, preferisco dire che ho cercato di continuare un cammino già avviato, mettendo a disposizione le mie sensibilità per garantire alle comunità ciò che serve alla loro crescita spirituale e umana. Ho lavorato per superare il campanilismo, favorire la collaborazione e l’apertura reciproca, soprattutto con l’ingresso della comunità di Sant’Anna. L’oratorio di Sant’Andrea, già presidio educativo per adolescenti delle due parrocchie, mi ha permesso di proseguire la pastorale giovanile e di coltivare un rapporto vivo con i genitori del catechismo e con i catechisti. Il cammino verso l’unità pastorale non è stato semplice: ci sono ancora “freni” da sciogliere, ma la direzione è quella giusta».
Dopo tanti anni vissuti tra noi, qual è il tuo stato d’animo? Come definiresti il tuo rapporto con i parrocchiani?
«Dopo tredici anni, i sentimenti sono inevitabilmente forti. I legami si sono fatti familiari, profondi, stabili. La collaborazione quotidiana è diventata vita condivisa, amicizia, fiducia reciproca. I rapporti hanno superato la distanza dei ruoli e hanno conosciuto momenti schietti e sinceri. Il mio stato d’animo è segnato soprattutto dalla gratitudine: verso Dio e verso le comunità, perché – direbbe san Paolo – “tutto concorre al bene”. Accanto alla gratitudine ci sono pensieri, ricordi, qualche rammarico: è naturale quando si lascia una parte così grande della propria vita».
L’istituzione dell’Unità Pastorale è uno dei cambiamenti più importanti. Qual è il tuo punto di vista e come procede il cammino di unione a Rovato?
«Mi piace ricordare le parole di papa Francesco: “Non è un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca”. L’unità pastorale non nasce solo dalla diminuzione dei sacerdoti, ma dal bisogno di testimoniare comunione, riconciliazione, cooperazione in un mondo che tende a frammentarsi. Non è un capriccio delle istituzioni ecclesiastiche: la diocesi riflette su questo già dai primi anni 2000, e molte altre diocesi italiane hanno intrapreso lo stesso cammino. È uno stile di vita ecclesiale che esiste da tempo nel mondo e affonda le radici nelle prime comunità cristiane. A Rovato, l’Unità Pastorale “Madonna di Santo Stefano” sta procedendo con uno stile di fraternità, unità nella diversità, collaborazione e sostegno reciproco. Le difficoltà ci sono, come ovunque, ma il cammino è avviato e promettente».
Cosa ti aspetti dal tuo nuovo incarico a Concesio?
«Sono stato destinato all’Unità Pastorale San Paolo VI di Concesio, composta da quattro parrocchie: Sant’Antonino martire (Pieve), Santa Giulia vergine e martire (Costorio), Sant’Andrea apostolo, Santi Vigilio e Gregorio Magno (San Vigilio). Risiederò proprio a San Vigilio e San Gregorio Magno, una comunità di oltre 4.000 abitanti. Mi aspetto di continuare il cammino dell’unità pastorale, lavorando per il benessere delle comunità, conoscendo le persone, i giovani, i bambini, e proseguendo il lavoro di chi mi ha preceduto».
Chi sarà il tuo successore?
«Il mio successore sarà don Edoardo Sartori, che conosce bene Concesio perché è stato parroco proprio a San Vigilio. È originario di Calino di Bornato, ordinato nel 1981, e ha servito diverse comunità: Gianico, Cazzago San Martino, Bargnano e Frontignano, Casaglia, San Vigilio V.T. Arriva ora nell’Unità Pastorale di Rovato per proseguire il cammino di crescita delle otto comunità. Sarà un passaggio di testimone diretto, con una naturale continuità pastorale».
Emanuele Lopez





