Martedì 13 ottobre 2026

Le strade non sono tutte uguali

LETTERE AL DIRETTORE

“Tutte le strade portano a Roma” è un proverbio antico e molto famoso da tutti conosciuto, nonostante a volte non tenga debitamente conto di come ciascuna strada sia diversa da un’altra e, pertanto, convenga spesso preferire quella migliore per questioni di praticità, comodità o semplice buonsenso. Percorrendo le vie di Rovato e le sue belle frazioni ne troviamo per tutti i gusti, dal caratteristico e tranquillo viottolo di campagna che affianca una fresca roggia sino ad arrivare alla grande velocità dell’arteria supetrafficata da migliaia di veicoli tutto l’anno, passando per un’infinità di vie di ogni lunghezza e dimensione. Una in particolare attira l’attenzione di coloro che la percorrono tanto a piedi come vi conducano un veicolo. Il nome è altisonante: via Europa, tuttavia, essa appare una normale, “tranquilla” infrastruttura, molto più  simile a un ampio e alberato viale a doppio senso di circolazione e dotato di marciapiedi nonché pista ciclabile. Allora dove sta il problema? Sta nel fatto che qua ogni giorno vi transitano anche decine di automezzi pesanti, i cosiddetti tir, acronimo di Transports Internationaux Routiers (Trasporti Internazionali su Strada) diretti verso una zona artigianale collocata proprio in fondo a essa e loro malgrado “costretti” a percorrerla senza valide alternative, cosicché non potendo evitare sul percorso diversi giardini pubblici (alcuni senza ringhiera di protezione) quindi un liceo, poi un asilo, un campo di calcio, insomma non manca quasi nulla e per di più sono tutte realtà che durante il giorno, non solo, attraggono e coinvolgono centinaia di studenti, bambini e ragazzi di ogni età, ciascuno incolpevole e potenziale protagonista della pericolosità di un traffico (molto) pesante e dannoso per salute e incolumità personale. Basti pensare all’inquinamento acustico e atmosferico e non ultimo al rischio di incidenti. Questa strada non è assolutamente consona al passaggio di veicoli di questo genere e portata e per questa ragione non si comprende quella ostativa a una soluzione alternativa in grado di tutelare tutti. Se sino a oggi non si sono verificati episodi gravi tali da far prendere provvedimenti urgenti non dimentichiamo un secondo proverbio anch’esso arcinoto: “meglio prevenire, che curare”. È una questione di sicurezza e salute pubblica oppure, se preferiamo, di semplice buonsenso. Ecco che quest’ultimo ritorna ed è perlomeno curioso osservare quanto venga spesso nominato ma non sempre ugualmente utilizzato, anzi, sorprende non poco come a volte fugga veloce come  percorresse anchesso un’autostrada.

Giuseppe Agazzi

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