Giovedì 27 agosto 2026

Il Comandante Partigiano

Foglio Matricolare Valzorio pag.1

Per un caso del destino qualche anno fa mi sono imbattuto in un nome che non potevo proprio ignorare. Mi trovavo in Archivio di Stato a Brescia e stavo sfogliando dei grandi registri spessi una decina di centimetri, con pagine in grande formato. Erano i ruoli matricolari del distretto militare di Treviglio (Bg), che comprendeva anche mezza provincia di Brescia.
Per un amico stavo cercando notizie sul conto di suo nonno, classe 1921, e mentre arrivavo al foglio corrispondente della matricola che mi interessava, davanti a me si è aperta la pagina con un nome messo bene in evidenza. Un nome che un rovatese come me non poteva ignorare nemmeno ad una occhiata così rapida: Valzorio Ferdinando, matricola 10653.
Ricordo che per un momento mi ero dimenticato lo scopo iniziale della mia ricerca. Infatti il nome del comandante Nando è associabile alla figura del vero partigiano. Senza nulla togliere all’impegno di tanti altri, molti rovatesi si erano uniti alla lotta di liberazione solo negli ultimi periodi o addirittura negli ultimi giorni della guerra. Nando Valzorio, Filippo Frassine, Giuseppe Astori e pochi altri invece, avevano imboccato quella strada quando era ancora molto rischioso farlo.
Dal suo “ruolo” scopriamo che era stato chiamato alle armi nel 1940, appena l’Italia entrò in guerra. Si era presentato in ritardo alla leva per un giustificato motivo concesso agli studenti universitari. Aveva cominciato il corso di medicina veterinaria. Assegnato al 5° reggimento d’artiglieria “Superga” come sergente, per anzianità, era poi stato assegnato al 24° reggimento di artiglieria “Piemonte” e spedito in Grecia. Sbarcato a Patrasso il 13 agosto 1941 prese parte alle operazioni di guerra in Albania, dove le batterie del suo gruppo erano impegnate a sostenere i fanti della divisione Pinerolo dai contrattacchi greci. Rimase là fino al marzo 1942, quando tornò al 5° reggimento in Italia. Qui fu assegnato all’infermeria “quadrupedi”, dove sicuramente apprese importanti lezioni di veterinaria. Nel giugno del 1943 otteneva il congedo illimitato per poter riprendere gli studi universitari, e per questo motivo non si trovò tra i militari rastrellati dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre.
Mentre i suoi compagni d’armi venivano deportati in Germania e il suo paese veniva trasformato in una colonia teutonica, poteva ringraziare la fortuna e starsene nel suo, continuando a studiare. Ma come appare dal suo foglio matricolare, Nando “Ha partecipato dal 11.8.1944 al 25.4.1945 alle operazioni di guerra in territorio metropolitano con la formazione partigiani “Tarzan” in località Pontoglio-Rovato” venendo equiparato ai Combattenti Volontari della guerra di Liberazione.
Aveva costituito il primo nucleo delle Fiamme Verdi rovatesi associate al nucleo pontogliese di Tommaso Bertoli. L’occasione era emersa quando Valzorio e compagni liberarono Paride Bonomelli, anch’egli di Rovato, catturato dalle SS dopo che si era fatto paracadutare dagli alleati a Provaglio per azioni di spionaggio. Secondo i piani avrebbero dovuto raccogliere armi e compiere azioni di sabotaggio finché non sarebbero stati pronti a trasferire tutto il gruppo in montagna, ma quando i preparativi furono ultimati gli eventi precipitarono rapidamente. Il suo gruppo fu invitato a restare nell’area di Rovato, dove avrebbe facilitato l’arrivo delle forze alleate e preso il controllo di magazzini ed uffici pubblici dopo la fuga dei fascisti. Un genere di attività che spesso viene ignorato dalla narrazione, ma che è stato necessario onde evitare che il paese cadesse nell’anarchia e nel saccheggio indiscriminato. Le Fiamme Verdi di Nando parteciparono agli eventi tragici del 25 e 26 aprile, che da Ospitaletto a Chiari si tramutarono nell’ultimo atto di dolore prima della fine. Lo strascico della morte che chiudeva l’orrenda sfilata della guerra. È l’episodio dello scontro presso il Butighèt e dell’infame eccidio di cascina Bortolotto che tutti conosciamo.
Nando tornò alla sua vita, come se questa fosse stata per lui e per la sua generazione una brutta parentesi, e nel novembre 1946 conseguì la laurea in medicina veterinaria.

Alberto Fossadri

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