Giovedì 27 agosto 2026

Rugby Rovato, la meta del mezzo secolo: cinquant’anni di storia, passione e futuro

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Il 2026 si apre con un traguardo speciale per il gruppo sportivo Rugby Rovato: cinquant’anni di attività. Un anniversario importante, che la società ha scelto di celebrare con un ricco calendario di iniziative, affiancando agli impegni di campionato un programma pensato per raccontare il “Viaggio del Condor” dal 1976 a oggi.
Le celebrazioni hanno preso ufficialmente il via lo scorso 25 febbraio, nella club house dello stadio Giulio e Silvio Pagani. La serata si è articolata in due momenti distinti: una conferenza stampa di presentazione delle attività dedicate al cinquantesimo e, a seguire, un incontro conviviale che ha riunito giocatori, volontari, sostenitori e tante figure storiche del club, a partire dai protagonisti della stagione 1976/1977, quella che segnò l’inizio dell’avventura sportiva.
Dopo l’appuntamento con la stampa, la club house si è progressivamente riempita di volti noti, ricordi e attesa. Alle 19:00 Daniele Calabria, curatore del cinquantesimo, ha ripercorso le tappe iniziali del percorso celebrativo, simbolicamente avviato il 7 febbraio scorso allo Stadio Olimpico di Roma in occasione della gara inaugurale del “Sei Nazioni” tra Italia e Scozia. In quell’occasione il presidente Giuseppe Pagani ha ricevuto dalla Federazione Italiana Rugby il “cap” ufficiale del cinquantesimo anniversario, riconoscimento consegnato alle associazioni sportive che hanno raggiunto particolari traguardi.
Proprio quel “cap” è diventato il simbolo più emozionante della serata. Pagani lo ha consegnato, custodito in una teca, a Giancarlo Baroni, primo capitano del Rugby Rovato. Baroni lo ha alzato davanti al pubblico e lo ha poi passato all’attuale capitano Marco Galli: un gesto semplice ma carico di significato, capace di unire idealmente chi nel 1976 muoveva i primi passi su un campo d’oratorio e chi oggi indossa la maglia biancorossoblù.
Da lì in avanti, il programma ha lasciato spazio ai ricordi. Sotto la guida di Gianluca Barca (noto giornalista sportivo specializzato in rugby – n.d.r.), si sono alternati “in panchina”, in perfetto stile rugbistico, alcuni dei protagonisti delle origini: Elvio Simonato, Fausto Pagani, Flavio Pagani, Giancarlo Baroni, Gianbattista Botticini, Roberto Baresi, Diego Rivetti, Franco Muratori e David Cornwall.
Particolarmente toccante l’intervento del professor Elvio Simonato, che ha raccontato come tutto ebbe inizio dall’esperienza del Liceo Calini – distaccamento di Rovato – e dal desiderio di non disperdere l’entusiasmo dei ragazzi impegnati nei campionati studenteschi. Fu proprio quell’intuizione a dare vita alla squadra e a gettare le basi di una realtà che, mezzo secolo dopo, continua a essere un punto di riferimento per il territorio.
Tra aneddoti sulle prime partite, episodi di spogliatoio e sorrisi condivisi, è emersa con forza l’identità di una società cresciuta nel tempo senza mai perdere il legame con le famiglie e con il settore giovanile. Un ricordo commosso è stato dedicato al primo allenatore, Gigi Mondini, scomparso ma ancora vivo nella memoria collettiva di chi ha vissuto gli anni pionieristici.
Nel corso della serata sono stati proiettati anche i video messaggi di Rima Wakarua, Matt Vaea, Fabio Turrisi, Rafael Romano, Massimo Borra, Marco Pisati e Francesco Filippini, testimonianze di come la storia del Rugby Rovato abbia saputo attraversare generazioni, categorie e confini, mantenendo intatto il proprio spirito.
La società ha inoltre lanciato una raccolta di fotografie e materiali storici: chiunque conservi immagini legate ai cinquant’anni del club – anche relative a un periodo nelle giovanili – è invitato a condividerle scrivendo a 50@rugbyrovato.it, contribuendo così alla costruzione di una memoria collettiva che appartiene all’intera comunità.
Durante la conferenza stampa sono stati annunciati i prossimi appuntamenti celebrativi, che scandiranno l’anno con eventi sportivi, formativi e culturali: incontri con rappresentanti del mondo federale e tecnico, momenti dedicati a giovani e famiglie e iniziative sociali previste per l’autunno. Un percorso che accompagnerà il 2026 nel segno della continuità e dell’apertura al futuro.
La serata del 25 febbraio non è stata soltanto una festa per ricordare il passato. È stata la conferma che una storia iniziata nel 1976, con entusiasmo e poche risorse, è oggi una realtà solida, radicata e capace di guardare avanti senza dimenticare le proprie origini.
Il viaggio del Condor continua.

Emanuele Lopez

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