Giovedì 15 ottobre 2026

Nel corpo la forma: l’autenticità femminile di Daniela Volpi

nel corpo la forma

Al Museo della Città di Chiari, dal 23 gennaio al 1° febbraio, è stata esposta la mostra Nel corpo la forma della pittrice Daniela Volpi. I suoi lavori sono stati definiti dall’esperto Diego Ghisetti “sinceri”, nel senso etimologico di sine cera: privi di artifici, come le sculture antiche non corrette con la cera per armonizzarne le imperfezioni. Patrocinata dal Comune di Chiari, la mostra ci ha offerto l’occasione per conoscere Daniela Volpi e la sua arte, ricca di profondità e riflessioni sul tempo e il ruolo della donna nella società contemporanea. L’abbiamo intervistata.

Quando e perché ha iniziato a dipingere?

Questa passione è iniziata molto presto, perchè avevo uno zio pittore e da piccola trascorrevo i pomeriggi nel suo studio. Crescendo la passione per l’arte mi ha sempre accompagnata. La prima parte della mia vita mi ha portato ad affrontare altri studi, in particolare pedagogia, e quindi per parecchi anni ho lavorato con i bambini, nelle scuole dell’infanzia, mantenendo la pittura come hobby. In età adulta ho però deciso di prendere una svolta in merito e di farla diventare una vera e propria professione. Non c’è quindi stato un momento, è sempre stato un filo conduttore che mi ha accompagnato nella mia esistenza.

Quali sono stati gli artisti a cui più si è ispirata?

Mi piacciono i tradizionali, come Caravaggio, di cui ammiro il modo di utilizzare il colore, le luci e le ombre. Amo anche gli artisti contemporanei: Roberta Coni dipinge dei primi piani pazzeschi. Quello sguardo mi ha guidato nei primi passi dell’arte come professione, tant’è che inizialmente dipingevo volti femminili. Poi c’è stata una svolta: con il tempo l’arte la rendi più tua; cambia quello che vivi, quello che vuoi esprimere e quindi cambia anche quello che vai a rappresentare e i materiali che usi. Sicuramente però Roberta Coni ha avuto un imprinting molto importante nella mia evoluzione.

Perché il titolo “Nel corpo la forma”?
Perché la forma, il corpo, è tutto ciò che l’occhio vede, la superficie, ma in realtà io voglio andare oltre. Non è più corpo, non è più forma, ma l’uso della materia permette di andare dentro e far emergere l’interiorità delle donne dipinte.

Perché proprio corpi femminili?

Io credo che bisogna dipingere ciò che si conosce. Alla donna nella società contemporanea è richiesto molto: devi avere una certa fisionomia, devi comportarti in un determinato modo e sono costrizioni che fanno a botte con quella che è l’interiorità di una donna, che spesso non è libera di vivere l’evoluzione del tempo, le trasformazioni, i segni. Dipingo le donne perché le sento più vicine. E’ la cosa che meglio conosco e riesco a farla trasparire nella tela. Non voglio dipingere bellezze patinate, ma quello che veramente c’è dentro la donna e che rimane nascosto, custodito, perché fragile.

Che materiali usa?

L’utilizzo dei materiali dipende molto dal ciclo che sto vivendo. Sono partita con l’acrilico, ma mi servivano materiali che potessero esprimere queste tematiche di autenticità e di trasformazione, e quindi l’acrilico non bastava più. Ho ricercato e ho scoperto la ruggine, che ha un significato simbolico molto forte, perché permette al tempo di rendersi visibile, palesa la trasformazione. Ho usato la ruggine in contrapposizione con il cemento, che rappresenta nei miei dipinti la gabbia che ci costringe. In questa ultima fase sono ritornata a un materiale più morbido, l’olio, perché ruggine e cemento hanno concluso il loro momento.

Cosa vuole trasmettere con la sua arte?

Una bella domanda, difficile. A me piace che le donne possano ritrovarsi nelle mie tele. Il racconto che parte dalla tela poi continua con loro, nelle loro storie. Quello che racconto è la complessità dell’identità femminile: questa trasformazione, che ti dicevo prima, questa continua lotta tra fragilità e forza. Amo vedere le donne che si riconoscono nei miei dipinti.

Chiara Sirani

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