Lo scorso settembre si è ritirato dall’attività uno storico allenatore dell’Atletica Chiari 1964 Libertas: Francesco “Franco” Fattori. Nato il 16 luglio 1951, dopo circa cinquant’anni di lavoro paziente, determinato e instancabile ha deciso di godersi un po’ di meritato riposo, dopo aver dato tanto all’atletica e allo sport clarense. Figura di spicco del panorama agonistico della nostra città, è stato anche allenatore di Quadra Zeveto dal 1983 al 1987 e di Quadra Marengo dal 2006 al 2017, con cui ha vinto ben 12 palii totali, 3 con i “gialli” e 9 con i “verdi”.
Cos’è, per te, l’atletica? Come hai iniziato?
Per me l’atletica è vita. Mi piace da morire, altrimenti non sarei riuscito a dedicare tutte le mie forze ogni giorno ai miei ragazzi per due periodi così lunghi. Per me l’atletica è anche stare con gli altri: mi piace stare a contatto con i ragazzi e dare loro qualcosa di mio.
Io ho iniziato a fare atletica perché credo nello sport a prescindere dal risultato: arriva allenandosi e impegnandosi, credendoci, e l’atletica è una disciplina che mette fortemente in evidenza questa cosa. Non sembra a guardarmi così, ma io sono un lottatore per natura. Amo lottare, amo la fatica nel senso buono del termine. Per questo mi piace la velocità, ma il mezzofondo… è un’altra cosa.
Ho iniziato a correre nel 1966. All’epoca si facevano solo campestri, ma sfogliando vecchie pagine ho trovato che in una gara sui 1000m, il 3 settembre 1967, feci 3’24”. Nel 1969 il presidente Dino Zini mi ha inserito in società e mi ha fatto fare il cammino di allenatore. Ero molto amico dei suoi figli, che mi hanno confessato che a tavola Dino parlava spesso di me: ha visto qualcosa e mi ha voluto con sé. Quando ho iniziato ad allenare eravamo in due: io seguivo le giovanili e gli assoluti del mezzofondo, mentre Rapetti seguiva tutti. Il mio primo atleta, me lo ricordo ancora, è stato Amedeo Urgnani, campione provinciale di corsa campestre nel 1972 e nei 1500m fece un personale di 4’09”.
Parlando di atleti, quali sono stati i migliori che hai allenato?
Ho allenato tantissima gente… ricordare i nomi di tutti gli atleti diventa complicato per me e chiedo scusa se dovessi dimenticarmi di qualcuno.
Gli anni Ottanta hanno rappresentato un salto di qualità, sia personalmente che a livello societario: Rapetti riuscì a trovare l’azienda metalmeccanica di Ducci come sponsor e questo ci permise di passare da una realtà “oratoriana” ad una di livello nazionale. Personalmente, invece, ho potuto allenare atleti per me molto importanti: mi ha reso orgoglioso che da questo gruppo siano uscite anche personalità importanti dell’atletica e dello sport clarense. Ricordo Sergio Vertua, grande mezzofondista scomparso di recente. Aldo Fogliata; Sandro Pederzoli; Daniele Bianchi, ora presidente dell’Atletica Chiari; Ombretta Goffi; Vilma Simoni, che ancora oggi ha tra i tempi migliori sui 1000m nella società; Achille Secchi, uno dei più forti ostacolisti a livello nazionale all’epoca, con 57.09” sui 400m ostacoli; Gianluigi Beati, che ha ancora il record di società sui 10.000m con 31’39” ed era papabile vincitore del titolo italiano sulla mezza maratona nel 1983; Vittoria Foglia; Maria Teresa Aceti; Mariagrazia Cogoli.
L’altro gruppo di grandi atleti è arrivato dopo il 2006, quando ho ripreso ad allenare con Quadra Marengo. Ricordo Federico Fogliata, con il suo record di società sui 1500m: primo atleta clarense ad andare sotto i 4’ con 3’57.70”. Stefano Leni, un ragazzo d’oro con cui anche personalmente si è creato un rapporto speciale e che ancora oggi si allena e corre con ottimi risultati. Danilo Belotti, con i suoi 4’07.63” sui 1500m. Simone Belotti, che oggi allena i mezzofondisti dell’Atletica Chiari.
Tornato anche all’Atletica Chiari, ho avuto tra i migliori atleti della mia carriera. Nasim Amsellek, ad esempio, fece il record di società sui 3000m e vinse il titolo sui 5000m nel 2018, portando il primo titolo italiano per Atletica Chiari dopo quasi 50 anni. Convocato in nazionale, arrivò terzo nella gara di 10.000m su strada della Prima Coppa Europa U-20, contribuendo alla vittoria della nazionale italiana.
Abdellah Zahuan, convocato ai Golden Gala di Roma del 2016 arrivò terzo nel 1500m con 3’49.37”. Ricordo anche un personale sui 1000m di 2’27”, uno sugli 800m di 1’54.22” e uno sui 1500m di 3’52” che gli valse la medaglia d’argento ai Campionati Italiani indoor di Ancona.
Luca Cropelli: uno dei migliori quattrocentisti italiani. Isacco D’Elia, atleta di grandissimo talento. Infine, Mohammed Ftouh, i cui risultati migliori sono arrivati negli ultimi anni in cui l’ho allenato: il titolo regionale sui 1500m, con un tempo di 3’57” e la seconda posizione ai Campionati di Società di Bergamo negli 800m con 1’52.07”.
Qual è il ricordo più bello?
Per me è stato tutto bello: nella vita ci sono momenti sì e momenti no, ma io ho cercato sempre di divertirmi e ridere. Se mi guardo indietro ho tanti ricordi che si sommano l’uno con l’altro e mi rendono orgoglioso della mia vita.
C’è qualcosa che ti rimproveri o che faresti in modo diverso?
L’unica cosa che cambierei, forse, sono i modi che ho avuto qualche volta. Io sono una persona molto diretta e so che può essere fastidioso: magari qualche volta ho detto delle cose giuste ma con un atteggiamento sbagliato, impetuoso. Da parte mia, però, non c’è mai stata la volontà di offendere o essere cattivo: non ho problemi con nessuno e spero che valga lo stesso per gli altri nei miei confronti. Il 28 marzo ci sarà la festa dell’Atletica Chiari e andrò tranquillamente.
Come ti descriveresti come allenatore? Qual è stato il tuo segreto?
Io sono stato un allenatore-educatore: non ho mai trascurato i problemi personali dei ragazzi che ho allenato perché vengo dal mondo del volontariato. Ho sempre pensato che l’allenatore sia “solo”, fare davvero amicizia con gli atleti può essere un po’ rischioso. Tuttavia, sono sempre stato un confidente, anche se molto severo, dei miei atleti, nonostante io abbia sempre detto loro: «Io non sono vostro amico, sono il vostro allenatore». Questo l’ho imparato da Dino Zini, storico presidente dell’Atletica Chiari che per me è stato come un secondo papà, avendo perso da giovanissimo il mio, che mi ha sempre aiutato e dato tanti consigli anche al di fuori dell’atletica. Ho fatto l’educatore in oratorio per molti anni, forse è anche questo che ha inciso sul mio modo di fare. Infatti, anche il rapporto con i genitori per me è sempre stato molto importante, non per selezionare i ragazzi ma per capirli e far capire alla famiglia chi sono, cosa faccio e perché lo faccio.
Se mi chiedi un segreto, poi, direi che l’importante è essere sempre positivi: guardare avanti e avere sempre un obiettivo puntato. Bruno Cucchi è stato il mio educatore da piccolo e tutto ciò che ho imparato del comportamento e del rispetto lo devo a lui. Ricordo che mi disse: «Ricorda, Franco, che c’è un periodo della vita in cui ti devono dare, ma c’è, poi, un periodo in cui devi ritornare ciò che hai preso». Io sono così, ho sempre il «sì» pronto e non concepisco vie di mezzo: anche quando mia moglie mi dice «Non lo so», quasi non mi va bene. Se non fossi stato così non sarei arrivato dove sono ora, senza Cucchi non sarei ciò che sono oggi.
Hai sempre lavorato a stretto contatto con i giovani… come sono cambiati i tempi rispetto a quando hai iniziato?
Io sono rimasto uguale: Daniele Bianchi mi diceva che «eri così vent’anni fa e sei così ancora oggi». I tempi, però, sono cambiati e con loro i modi di fare e di comportarsi. Una delle signore dell’Associazione Nuvola, dove vado a far fare un po’ di ginnastica, mi ha detto che mi farà una sciarpa: sono forme di gratitudine che è raro vedere oggi. Ai miei atleti, prima di lasciare, ho detto di dare ascolto al nuovo allenatore senza aprire bocca o dire «Ma Fattori faceva così»… assolutamente no! I ragazzi oggi sembra vogliano tutto subito e la gratitudine che hanno i miei vecchi atleti non ha niente a che vedere. Sembra tutto dovuto, ma non è così. Io lo so, ricordo bene da dove vengo e la povertà che ho vissuto: sono cresciuto in un orfanotrofio fino ai 16 anni, perché mia mamma non aveva niente; poi è stata mia sorella, Cecilia, a prendersi cura di me. Non avevamo davvero nulla e ancora oggi mi sento quasi in colpa per non aver fatto niente per mia sorella in cambio: cerco di “sdebitarmi” aiutando i miei nipoti quando hanno bisogno, perché dico sempre che io sono venuto prima di loro per i loro stessi genitori.
Cosa ti ha spinto a dire «basta»?
Ero già stato fermo per quasi 25 anni dopo che mi sono sposato, il 20 luglio 1985. Però ripresi perché il fare per me è troppo importante: non riesco a stare fermo. Anche in quegli anni di pausa ho fatto mille cose per il sociale: per gli anziani, per i disabili, per gli immigrati, per gli alcolisti, … tramite la parrocchia e la Domus. Quando ha cessato di esistere la Domus ho ripreso ad allenare.
Tecnicamente, anche ora avrei potuto proseguire ancora per un po’ di anni: non ho smesso perché non mi ritenessi più all’altezza. Ho deciso di smettere perché ero stanco, dentro di me non c’era più né la voglia né la forza di proseguire. A 75 anni è anche giusto così.
Volevo anche dedicare un po’ più di tempo a mia moglie, Rosa: senza più impegni, ora, se c’è una bella giornata, possiamo decidere di andare in montagna o a fare un giro da qualche parte.
Quello che mi sta più a cuore e mi rende sereno è che, comunque, nessuno dei miei ultimi atleti ha smesso di correre senza di me. Camilla Fortunato, Gaia Raineri, Letizia Guenzati, Anita Marzani, Alice Festa, Giulia Gritti, Federico Cafora, Lorenzo Mondini, Roberto Anni, Loris Brocchi, Leonardo Corrente, Marco Girace, Ejmen Zuberi, Ruben Festa, Mohammed Ftouh: sono bravi atleti e bravi ragazzi, li ringrazio e chiedo loro scusa per averli lasciati “a metà strada”.
È passato qualche mese, ormai, da quando hai preso la tua decisione: cosa fai durante le tue giornate?
Ora studio musica, l’ho sempre fatto in realtà suonando il trombone per la banda di Chiari. Poi continuo ad “allenare”, ma in modo diverso. Mi dedico all’Associazione Nuvola per anziani e disabili con delle attività ludico-sportive: vado un’ora la mattina a far fare della ginnastica e a chiacchierare un po’. È già da un paio di anni che vado, in realtà: io mi diverto e loro si rilassano e si distraggono; sono tutte donne straordinarie, delle vere “macchine da guerra” che non si lamentano mai, nonostante tutto.
Come vedi la situazione attuale all’interno dell’Atletica Chiari?
L’Atletica Chiari va avanti bene e spero andrà sempre meglio in futuro. Bianchi lo conosco bene: è una persona brava, capace e molto affabile. Poi nel bresciano la nostra società è un punto di riferimento, è molto quotata e importante.
Ringraziamo Franco Fattori e gli auguriamo il meglio, nella speranza che possa ottenere il giusto e meritato riconoscimento da parte dell’Amministrazione Comunale e di tutta la città di Chiari.
Edoardo Parma





