Un teatro gremito ha assistito, lo scorso 3 ottobre, ad un convegno su un tema di grande attualità. Al Teatro Memo Bortolozzi di Manerbio esperti si sono confrontati – con numeri alla mano – sulla richiesta di realizzare data center in Lombardia, infrastrutture dove vengono conservati ed elaborati enormi quantità di dati. L’evento, organizzato da Dario Selleri di Conoscere&Partecipare e del coordinamento interprovinciale Salviamo il Suolo, ha visto sul palco Paolo Falbo del dipartimento di economia e management dell’università di Brescia, Damiano Di Simine responsabile scientifico di Legambiente e Marco Pezzoni di Rete Ambiente Lombardia. Tanti gli spunti di riflessione sul tavolo, a partire dalle isole di calore, al consumo di suolo, all’impiego di acqua ed energia per quello che potrebbe tradursi in un pesante impatto ambientale per i territori interessati. Ad oggi l’attenzione è puntata sul mega impianto di Travagliato che è stato però archiviato anche se, a Terna, risultano ancora 11 le richieste di allacciamento per complessivi 3,22 GW di potenza. Oltre a Travagliato risultano in lista Ospitaletto, Flero, Brescia, Verolanuova, Castel Mella, Manerbio, Lograto, San Zeno Naviglio, Gussago e Lonato del Garda. Travagliato, Ospitaletto e Flero rappresentano, da soli, circa il 72% della potenza richiesta nel bresciano. Questo elenco non significa che verranno realizzati 11 data center, ma il dato fotografa la corsa alla nuova infrastruttura digitale. Si tratta di una quantità significativa di richieste di queste infrastrutture, concentrata soprattutto nell’area occidentale della provincia. A portare un contributo tecnico è stato Di Simine che ha illustrato dati e prospettive dei data center in Lombardia e ha sottolineato la necessità di una pianificazione precisa per evitare speculazioni e un impatto ambientale e sociale senza precedenti. Un passaggio importante è arrivato da Paolo Falbo docente di Economia e Management dell’Università di Brescia che ha presentato la petizione del coordinamento “Salviamo il suolo” destinata al consiglio regionale lombardo. La richiesta è quella di una programmazione integrata degli insediamenti dei centri dati che tenga contemporaneamente in considerazione la disponibilità di energia, capacità di rete di acqua e suolo. Il confronto di Manerbio ha allargato lo sguardo oltre ai data center, affrontando il tema dei Bess e quello del possibile ritorno al nucleare. Marco Pezzoni ha spiegato come la grande richiesta di energia metta in gioco di nuovo la questione del nucleare di quarta generazione che però, spiega l’esperto, ancora non esiste. Per il coordinamento “Salviamo il suolo” rappresentato da Dario Selleri il convegno è servito ad indirizzare un messaggio chiaro alla politica: la richiesta è che le decisioni sul futuro degli insediamenti vengano prese in un quadro d’insieme e con una visione di lungo periodo che tenga conto degli effetti sul territorio. Pare che per questa partita siamo solo all’inizio: la Lombardia è diventata uno dei poli principali per queste infrastrutture e la pressione degli operatori è destinata a crescere con lo sviluppo della IA e dei servizi digitali. La partecipazione di cittadini al convegno del 4 ottobre è stata molto significativa. La comunità vuole essere informata sui grandi temi del nostro tempo. Peccato, come ha sottolineato Selleri, il mancato patrocinio – senza che sia pervenuta una motivazione – da parte dell’amministrazione comunale di Manerbio. Le spese per il teatro sono state coperte interamente dagli organizzatori e da libere offerte dei cittadini.
Barbara Appiani





