Lunedì 12 ottobre 2026

Il degrado che nessuno ferma, via San Pietro come simbolo di incuria e di pericolo

Via San pietro

C’è un edificio, in via San Pietro, che verte in una situazione veramente preoccupante e racconta meglio di qualsiasi parola lo stato di abbandono in cui si trovano molti palazzi del Centro Storico di Montichiari. La facciata presenta ampie porzioni di intonaco distaccato, crepe evidenti e muratura esposta; le persiane sono deteriorate e potenzialmente instabili, mentre il balconcino in ferro battuto – che già qualche anno fa mostrava una situazione tanto pericolante da dover mettere in sicurezza la strada sottostante – evidenzia di nuovo segni avanzati di corrosione. Dietro le belle grate delle finestre a farla da padrona è la spazzatura, che qualche cittadino infila con noncuranza in quello spazio dove, un tempo, abitava la vita.  Il pericolo maggiore, però, viene dal tetto che presenta quella che in gergo è chiamata “imbarcatura”, un inizio di cedimento strutturale verso il basso e tegole che sporgono in modo molto pericoloso verso il margine esterno e che basterebbe un colpo di vento per far crollare sulla strada sottostante. Una combinazione di degrado che riguarda il decoro civico – tipico anche di altre zone ma che in via San Pietro raggiunge livelli di vera criticità – e la sicurezza stessa di tutti coloro che si trovano a transitare lungo la strada e che potrebbero essere colpiti improvvisamente da materiali o tegole. La piaga degli immobili fatiscenti nel Centro di Montichiari rappresenta un pericolo tangibile per i cittadini e allo stesso tempo un ostacolo allo sviluppo economico e turistico della città. Sono tanti gli edifici vuoti che si sono accumulati un po’ ovunque, mentre la nuova edificazione avanza mordendo porzioni sempre più vaste di verde e di campagna. Chi deve intervenire per prevenire situazioni simili? Molti degli edifici del centro storico sono di proprietà privata, ma la questione riguarda soltanto i proprietari oppure gli enti pubblici, tra cui il Comune, possono fare qualcosa? Secondo l’articolo 2051 del Codice civile, la responsabilità per i danni eventualmente derivanti da un crollo ricade sul proprietario dell’immobile, che ha l’obbligo di garantire la sicurezza del proprio edificio e provvederne alla manutenzione. L’articolo 677 del codice penale prevede inoltre che il proprietario di un edificio possa essere chiamato a rispondere penalmente nel caso in cui non abbia provveduto a eliminare le situazioni di pericolo derivanti dalla struttura. Detto ciò, il Comune e le Amministrazioni locali possono intervenire, specialmente in caso di inadempienze gravi o di edifici in forte stato di abbandono. Le autorità pubbliche hanno il potere di ordinare interventi di messa in sicurezza e, in casi estremi, possono procedere d’ufficio a eseguire i lavori, addebitandone poi i costi ai proprietari. La speranza è, dunque, che – prima o poi – si possa avviare una ricognizione del patrimonio edilizio del Centro Storico, identificando gli immobili maggiormente degradati o a rischio crollo, su cui imporre provvedimenti che ne garantiscano la ristrutturazione o l’abbattimento per ragioni di incolumità pubblica. Questione che, peraltro, ha una forte valenza anche estetica e culturale. Il centro storico di una città è, infatti, il primo biglietto da visita per i visitatori e facciate fatiscenti o trascurate offrono un’immagine di incuria, che incide negativamente sulla percezione generale del luogo.

Marzia Borzi

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