Recentemente balzata all’onore delle cronache per aver realizzato le illustrazioni di “Luca e il lago d’Orta”, fiaba firmata da Barbara Beltrami e presentata nei mesi scorsi al Festival del libro di Torino, Simona Bortolotti incarna una di quelle storie in cui la creatività non è un hobby, ma una radice profonda, un modo di stare al mondo. Monteclarense di nascita, fin da giovanissima sceglie un percorso che parla chiaro su quali siano le sue grandi passioni: diploma di maestra d’arte e maturità d’arte applicata nella sezione decorazioni pittoriche, una formazione che la colloca immediatamente dentro un immaginario fatto di colori, superfici, tecniche e sperimentazioni. Vivere d’arte, però, lo sanno anche i più grandi, non sempre è facile e così l’artista decide di dedicarsi ad un altro “mondo di cura”: quello di A.S.A. presso l’R.S.A. Fratelli Beretta di Padenghe sul Garda, un impiego che le piace e che vive con dedizione. La sua identità più profonda, però, non si è mai arresa e resta quella dell’artista: una donna che dipinge sperimentando ogni superficie, dalla tela alla carta, dal legno alla stoffa, fino alla sua superficie prediletta: la porcellana. «Nel 1984, appena dodicenne, ho partecipato ad un concorso internazionale di arte figurativa presso il Centro sociale di educazione artistica permanente di Tambre d’Alpago e, rappresentando la fiaba di Cappuccetto Rosso, ho conquistato il secondo premio – racconta Bortolotti – È stata la prima conferma di quella vena artistica che ho sempre sentito dentro di me e che continuo a coltivare» Di carattere riservato, Bortolotti è un’artista anche molto versatile. Nel 2008, infatti, si è piazzata al primo posto nel Tredicesimo Festival del Garda – Premio Jan Langosz con il miglior testo inedito: la canzone “Sento che ci sei”, dedicata a un’amica e pensata come un dialogo con un angelo custode. Negli anni, fino ad oggi, Simona Bortolotti ha continuato a dedicarsi alla creatività nel tempo libero, senza obblighi, senza scadenze, ma con la naturalezza di chi sente che l’arte è una parte essenziale della propria identità. «Dipingere mi fa stare bene – sottolinea – mi aiuta ad esprimere la mia personalità». E la conferma viene proprio dal Festival del Libro di Torino dove le sue illustrazioni hanno avuto modo di essere apprezzate da una platea di lettori grandi e piccoli. Dove le sue opere non hanno raccontato solo i passaggi più significativi di una fiaba, ma una storia di resistenza gentile: quella di una donna che è rimasta fedele a se stessa e alle sue passioni e che riesce a vedere il mondo con gli occhi pieni di colore.
Marzia Borzi





