Il Villaggio Alzheimer della RSA Fondazione Santa Maria del Castello di Carpenedolo, realtà sperimentale di Regione Lombardia unica nel suo genere in Italia, ha aperto nei giorni scorsi le sue porte agli alunni della classe 2A della Scuola Secondaria dell’Istituto Comprensivo di Carpenedolo. Venticinque ragazzi, accompagnati dalla docente di Lettere, professoressa Clara Savaresi, hanno vissuto il 21 maggio un’esperienza che ha saputo intrecciare cura e formazione civica concreta. Il progetto ha preso il titolo di “Compagni di viaggio: custodiamo ricordi”, un itinerario simbolico e reale che ha condotto i ragazzi dentro la quotidianità degli ospiti del Villaggio Alzheimer, struttura che accoglie 40 persone tra i 62 e i 96 anni con diagnosi di demenza e alzheimer. Il Villaggio Alzheimer è noto per le sue cure non farmacologiche: la poltrona vibro-acustica, la doll therapy, e soprattutto la Terapia del Viaggio, uno spazio che riproduce la cabina di un treno dove, grazie a video e stimoli sensoriali, gli ospiti rivivono appunto l’esperienza del viaggio, ritrovando benessere e tranquillità. Proprio da questo ambiente è partito il percorso degli studenti: prima un incontro nella sala cinema con l’équipe educativa del Villaggio Alzheimer, che ha spiegato loro cosa significhi convivere con un decadimento cognitivo; poi la preparazione di inviti personalizzati recapitati nelle cassette postali degli ospiti; infine la costruzione del vero e proprio viaggio da Parigi a Londra, con i ragazzi trasformati in bigliettai, capistazione, guide turistiche, artisti di strada. Otto ospiti, selezionati tra coloro che avrebbero tratto maggior beneficio dalla terapia, hanno partecipato all’esperienza. Per loro, quell’itinerario non è stato solo una terapia: è stato un incontro con il mondo dei giovani e, soprattutto, un gesto di cura. E anche i ragazzi hanno percepito l’attività con una profondità sorprendente. Alcuni dei loro commenti, raccolti al termine del progetto, raccontano più di qualsiasi relazione tecnica. «Mi sono sentito utile» – scrive Gabriel – «Mi sono emozionato tanto a parlare con una signora» – confessa Denis, mentre Tommaso osserva con delicatezza: «Chi non riconosce più i suoi cari accoglie chiunque con gioia, come fosse un parente» ma è Adele che porta a casa la consapevolezza più profonda: «Ho imparato che ogni persona ha una dignità, anche quando la mente è compromessa». La stessa dirigente della RSA, Rosa Di Natale, ha sottolineato il valore educativo e umano dell’esperienza: «Quando vedi insegnanti giovani che si mettono in gioco e decidono di portare qui una classe di ragazzini, poterli osservare, ascoltare e fare le attività, è stata una cosa meravigliosa. Spesso si tende a tenere i ragazzi sotto una campana di vetro, ma la vita impone sfide: loro devono prenderne atto, solo così potranno crescere con consapevolezza e forza.» Un’esperienza importante, dunque, che i vertici della RSA sperano si possa ripetere anche nei prossimi anni con tutte le scuole che vorranno prenderne parte. Un’attività che permette ai giovani di conoscere da vicino le realtà di cura del territorio, di comprenderne la complessità, la fragilità e la bellezza e, allo stesso tempo, offre agli ospiti una presenza viva, curiosa, capace di portare luce e movimento in giornate spesso scandite da routine silenziose. Un gesto importante che il territorio deve continuare a coltivare, perché solo incontrandosi si impara davvero a prendersi cura gli uni degli altri.
Marzia Borzi





