È stata la triste occasione della morte della signora Giuseppa, all’età di 96 anni, da noi sempre chiamata “Pepä”, a farci ritrovare e far riaffiorare una valanga di ricordi tra vicini di casa di molti anni fa, in quel tratto di Via Guerzoni, sulla curva che ora prosegue in via Nuvolari, dove abitava lei con la sua numerosa famiglia. Tra adiacenti e dirimpettai, eravamo in molte amiche e amici pressappoco della stessa età, che i figli di Giuseppa hanno rivisto commossi venire tutti a salutare la loro mamma! È stato un gesto naturale portare l’ultimo affettuoso saluto ad una donna a cui abbiamo voluto bene: piccola, dal fisico minuto, i capelli scuri legati in una coda di cavallo, sorridente, ironica, la battuta spiritosa sempre pronta e tanta forza di volontà. Una vita difficile la sua, fin dall’infanzia, poi altrettanto dura da sposata, con 4 figli da crescere. Malgrado questo impegno familiare faticoso, ce la ricordiamo allegra e nei pomeriggi estivi seduta fuori dalla sua porta insieme ad altre signore del vicinato, mentre svolgeva lavori di cucito, rammendo, pizzi a chiacchierino, per arrotondare il modesto stipendio del marito, mancato giovane nel 1983, dando nel frattempo la classica “öciada”ai i suoi vivaci bambini. Indimenticati i momenti spensierati di allora, quando ci si divertiva con poco e niente, giocando all’aperto nella stradina davanti casa, nel cortile degli amici, o da grandicelli chiacchierare seduti sul muro del fosso. Nostalgia, occhi lucidi per chi ci ha già lasciato e aneddoti simpatici a non finire: “la coppia dè èci” che Pepä preparava per bruciare nel falò di metà quaresima; suo figlio minore che veniva a giocare col mio nipotino, le marachelle combinate in gruppo, con relativi metodi educativi non certo dolci; il baccano la mattina di S. Lucia, con i figli di Giuseppa che sparavano già di buonora con i fucili giocattolo tanto attesi, tra urli di gioia; il Vaso Reale che all’epoca a noi sembrava un grande fiume, dove i maschi d’estate facevano il bagno e noi femmine lavavamo i panni con le mamme o le sorelle maggiori; i primi incontri tra “morosini”, appoggiati al muro del fosso o nascosti negli angoli bui, spiati curiosamente dai più piccoli… per citarne solo alcuni! Qualcuno di quei ragazzi ha riferito che, passando davanti alla sua vecchia casa, prova tuttora un “magù”, un nodo di malinconia per quegli anni felici. Infatti anche se con molti di loro ci siamo poi rivisti poche volte, quel legame d’infanzia ancora ci unisce, così com’è per me con le amiche del vicolo Bandezzati, dove sono nata. Ora che molte amicizie sono solo virtuali, noi di mezza età apprezziamo ancora di più quel nostro mondo povero e semplice ma reale, ricco di rapporti di vicinato che, a parte qualche litigio di solito presto risolto, erano veri, sia tra adulti che tra ragazzi.
Ornella Olfi





