Martedì 13 ottobre 2026

Un compleanno tra memoria e giustizia mancata, Valeria Pancaldi ricorda il figlio Marco

Marco Pancaldi

Ci sono date che non si possono cancellare. Restano lì, come pietre miliari nel tempo, anche quando la vita, purtroppo, ha cambiato direzione. Per Valeria Pancaldi, il compleanno di suo figlio Marco è una di queste: un giorno che continua a esistere, anche se lui non può più abitarlo. Marco avrebbe compiuto 33 anni il 20 giugno, ma è mancato l’11 agosto 2023, a Caino, sulle coste di Sant’Eusebio. La sua moto è stata travolta da un furgone che, secondo la ricostruzione dei Carabinieri, avrebbe invaso la corsia opposta, colpendolo in pieno su un rettilineo e riducendo la motocicletta a un ammasso di rottami. Aveva trent’anni. Aveva una vita davanti. Aveva una madre che lo amava e lo ama ancora. Nel giorno del suo compleanno, in ogni giorno dopo che Marco quel compleanno non ha più potuto festeggiarlo, a diventare presenza è il suo ricordo, una memoria che si trasforma in corpo vivo. Un modo per continuare a parlargli. Nel cuore di Valeria convivono oggi due sentimenti contrastanti che non si annullano, ma si guardano negli occhi. Da un lato l’amarezza per una “giustizia giusta” che tarda ad arrivare; dall’altra i ricordi che sorgono prepotenti senza bussare né chiedere permesso. «A fine marzo il Tribunale di Brescia ha condannato l’assassino di mio figlio a 5 anni e 4 mesi di prigione con l’accusa di omicidio stradale. In carcere, però, non andrà mai perché ovviamente ricorrerà in appello e fino al terzo grado resterà libero. Anche successivamente verrà affidato ai servizi sociali o ai domiciliari, nonostante i suoi precedenti e il fatto di avergli riscontrato una positività alle droghe. Questo mi fa molto arrabbiare, ma purtroppo è la legge. Da parte dell’assassino non è mai arrivato un gesto o una parola di scuse, ma – dico la verità – non le avrei mai accettate. Ancora oggi, dopo tre anni, quando mi sveglio al mattino, il mio primo pensiero è “Marco dorme ancora”. Durante il giorno i ricordi non mi abbandonano mai: lo rivedo bambino, il suo affetto fortissimo per il papà e la felicità quando ci recavamo a trovarlo in Chirurgia, dove lavorava come medico; la passione che condividevano per le moto e che Marco, proprio in suo ricordo, aveva poi trasformato in professione di vita; il suo grande accudimento durante la sua malattia; il profondo dolore per la sua perdita» Sono tantissimi i ricordi che Valeria fa riaffiorare del figlio e della loro vita insieme, in un racconto toccante la cui commozione non è possibile non condividere. «Marco aveva tanti sogni ancora da realizzare. Quest’anno avrebbe voluto andare in Giappone; stava prendendo il brevetto come pilota civile (la medaglia gli è stata attribuita postuma). È così ingiusto pensare che non potrà più farlo. La vita prima ti dà tanto e poi ti toglie tutto. Non sai mai cosa ti riserva e, forse, è meglio così o non inizieresti nemmeno a viverla. Io ora resisto solo perché Marco abbia giustizia; quella giustizia che continua ad essere rinviata. Quella giustizia che non lo riporterà da me, ma che deve far pagare quella persona per ciò che ha fatto. A starmi vicino ho mia sorella e gli amici di Marco, che sono veramente una presenza costante e affettuosa. Marco nell’amicizia ha seminato veramente bene e me ne accorgo proprio da questa vicinanza. Finché avrò vita, non smetterò di parlare di lui e di suo padre Roberto. Spero veramente con tutte le mie forze che possano essere insieme. Aspettando di ritrovarli, continuerò a conservare il ricordo di tutta la nostra vita e ad amarli come ho sempre fatto».

Marzia Borzi

 

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