Venerdì 9 ottobre 2026

Una nuova scoperta rivoluziona le conoscenze della frattura terrestre in Etiopia: protagonista un vulcanologo monteclarense Gianmaria Tortelli con il team dell’Università di Pisa

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A 34 anni il monteclarense Gianmaria Tortelli si sta mettendo in mostra in uno degli ambiti più affascinanti, ma anche meno conosciuti in Italia, quello della vulcanologia. Appassionato da sempre di scienze naturali e di geologia, complice anche un’ottima docente di quinta superiore che gli ha instillato l’entusiasmo per questo variegato mondo, Tortelli, che nel 2023 ha ricevuto un riconoscimento per la migliore tesi di dottorato in vulcanologia da parte dell’Associazione Italiana di Vulcanologia, è attualmente assegnista di ricerca dell’Università di Firenze quale vulcanologo, petrologo e geochimico. Recentemente, con un team di ricercatori dell’Università di Pisa, è stato al centro di un’importante scoperta, finita sulla prestigiosa rivista Nature Communications Earth & Environment, nella quale si è ricostruito l’evoluzione del rift— ovvero la frattura nella crosta terrestre — dell’Afar (ndr, una regione dell’Etiopia nord-orientale) negli ultimi 2–2,5 milioni di anni. Attraverso la datazione di sedici colate laviche, gli scienziati hanno dimostrato che la zona attiva del rift si è andata restringendo e spostando in modo asimmetrico, avvicinandosi sempre più a una configurazione simile a quella dei fondali oceanici. Alla base di tutto, ci sarebbe la progressiva estensione fra le placche arabica e africana che allontanandosi assottigliano la crosta fino a romperla.  “In buona sostanza eravamo già a conoscenza che le due placche si allontanano – afferma Tortelli – ma ciò che è stato scoperto è il come si stanno allontanando ora, sia dal punto di vista spaziale sia in riferimento alla spinta che ricevono dal basso: si ha dunque una visione molto più completa”. Da assegnista di ricerca, fino al termine del 2026 è al lavoro nello studio di processi di differenziazione magmatica che hanno contribuito alla formazione della crosta lunare. “Eseguendo micro-campionamenti e analisi elementari ed isotopiche su meteoriti lunari– prosegue – indago le sorgenti magmatiche coinvolte nella genesi della crosta lunare e affino il modello di differenziazione dell’Oceano Magmatico Lunare”. Da Firenze a Londra: a partire dal prossimo gennaio lo scienziato, che può vantare svariate pubblicazioni e contributi apparsi su riviste internazionali, opererà presso il Natural History Museum della capitale britannica dove si dedicherà ad approfondire e capire meglio il percorso del litio da quando nasce a quando viene eruttato, un ulteriore passo per comprenderne meglio gli usi sempre più diffusi nel nostro tempo di questo elemento chimico”. Infine, una considerazione sullo stato della ricerca scientifica in Italia: “È evidente la disparità nei fondi disponibili rispetto ad altri paesi esteri e una dimostrazione è il fatto che io abbia optato per un periodo di studio e di lavoro all’estero. Sottolineo poi che la scuola ancora oggi non dà un imprinting in fatto di conoscenze di geologia e ciò è paradossale poiché viviamo in un Paese dove si registrano frequentemente terremoti, alluvioni, frane. Si arriva in quinta superiore spesso senza avere la minima idea in materia di scienze della terra”. Le ricerche di Tortelli possono dunque rappresentare un esempio in positivo dell’impegno di giovani studiosi italiani in questo ambito.

Federico Migliorati

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