Venerdì 28 agosto 2026

L’ultimo tir per il Togo: Orzi chiude un’epopea di solidarietà lunga trent’anni

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Il sibilo dei portelloni di un tir da dodici metri che si chiudono per l’ultima volta ha segnato la fine di un’era. Sabato 14 febbraio, presso la Cascina Fenil Decio della famiglia Goffi a Orzinuovi, una quindicina di volontari ha sigillato l’ultimo container diretto in Togo. L’atto finale di un miracolo collettivo che, dal 1998 a oggi, ha trasformato una cascina bresciana nel motore delle missioni Canossiane in Africa.

Dentro quei giganti di metallo, partiti da Orzinuovi con un ritmo regolare almeno una volta all’anno, c’è ma il bilancio titanico di tre decenni di impegno: un trattore, un’ambulanza, montagne di medicinali, biciclette, dodici macchine da cucire, due studi ottici, un pozzo e persino un forno che oggi profuma di pane in un villaggio lontano. Simboli di una fede operosa come un altare e un pesante crocifisso in legno. E molto, molto altro ancora.

Il regista di questa macchina perfetta è l’orceano Giampaolo Alghisi. Tutto ebbe inizio quasi trent’anni fa quando Gianpaolo, meccanico di professione, decise di raggiungere in missione la cugina, la madre canossiana Tina Baiguera, in Africa. Quello che doveva essere un viaggio si trasformò in una missione di vita: Alghisi passò il tempo a riparare motori e a scavare pozzi, lavorando fianco a fianco con le consorelle anche per trasformare un semplice dispensario in un ospedale che oggi accoglie pazienti da chilometri di distanza.

Tornato a Orzinuovi, Gianpaolo non si è più fermato. Insieme alla sorella Giuliana ha coordinato per trent’anni volontari e fondi, incastrando ogni pezzo di questo puzzle del bene grazie alla base logistica gratuita messa a disposizione dalla famiglia Goffi. Numerosi i volontari attratti dal desiderio di aiutare, che hanno sempre risposto presente con grande entusiasmo quando Alghisi chiamava perché il tir doveva essere caricato.

“Il nostro obiettivo non è mai stato quello di regalare, bensì di insegnare un mestiere – ci spiega con grande soddisfazione per il lavoro svolto dagli orceani, madre Tina Baiguera, oggi impegnata nel Consiglio generale delle Canossiane in Italia. “Con le macchine da cucire creiamo atelier per le donne; con il forno abbiamo insegnato a fare il pane. Gianpaolo, i suoi amici e la famiglia Goffi ci hanno dato gli strumenti preziosi per camminare con le nostre gambe”.

Stivare il container è stato ogni volta un rito di precisione chirurgica, faticoso ma soddisfacente, che si è sempre concluso con un pranzo in allegria in cascina, come ci raccontano i volontari. Tuttavia, la salute vacillante di Giampaolo, l’unico motore capace di gestire una logistica così complessa, suggerisce che questo sarà l’ultimo carico. Resta però un’eredità incancellabile. La prova che, partendo da una cascina della Bassa, si può davvero cambiare il destino di un popolo.

Silvia Pasolini

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