Giovedì 27 agosto 2026

Reumatismi e altri malanni: verità e leggende. Una chiacchierata con il reumatologo partendo da Calvino

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Chi ha letto Marcovaldo di Italo Calvino forse ricorderà il racconto “La cura delle vespe”. Il protagonista, oppresso dal caldo estivo e dai dolori alla schiena, scopre che le vespe avrebbero il potere di curare i “reumatismi” con le loro punture. Siamo nel regno della fantasia, certo, ma Calvino coglie nel segno nel tratteggiare un mondo in cui il dolore cronico si porta dietro superstizioni, rimedi improbabili, e una grande confusione su cosa siano davvero le malattie reumatologiche. Ancora oggi, molte persone usano la parola “reumatismi” per indicare dolori vaghi e imprecisati, spesso legati all’età, al tempo umido o alla fatica. Ma la realtà della reumatologia è molto più complessa – e interessante. Ne discutiamo quindi con un reumatologo per chiarire alcuni dubbi comuni e capire quando è davvero il momento di rivolgersi allo specialista.

Dottore, partiamo dall’inizio. Tutti parlano di “reumatismi”, ma che cosa vuol dire davvero questa parola?
“Reumatismi” è un termine generico, che non ha un significato preciso in medicina. È un po’ come dire “mal di pancia”: può voler dire di tutto e di niente. In realtà, sotto l’ombrello della reumatologia ci sono più di cento malattie diverse, che colpiscono articolazioni, muscoli, ossa, ma anche organi interni, pelle, occhi, vasi sanguigni. Alcune sono malattie infiammatorie croniche, come l’artrite reumatoide o la spondilite anchilosante; altre sono degenerative, come l’artrosi; altre ancora sono malattie autoimmuni sistemiche, come il lupus o la sindrome di Sjögren. Il dolore articolare può essere il sintomo iniziale, ma ogni patologia ha caratteristiche proprie, e serve una valutazione attenta per arrivare a una diagnosi corretta.

Nel racconto di Calvino, il pensionato Rizieri soffre di “lombaggine” e finisce a farsi pungere da vespe. A parte il folklore, come si distinguono i dolori comuni da quelli che meritano attenzione?
I dolori alla schiena, al collo o alle articolazioni sono tra i disturbi più frequenti nella popolazione. La maggior parte sono benigni e legati a postura, usura, sedentarietà o sforzi. Ma quando il dolore è persistente – dura settimane – e si accompagna a gonfiore articolare, rigidità mattutina che dura più di mezz’ora, stanchezza intensa o febbre, allora è bene approfondire. Un altro segnale importante è la simmetria: se il dolore colpisce le mani o i polsi su entrambi i lati, o se ci sono più articolazioni coinvolte, può trattarsi di un’artrite infiammatoria. Inoltre, alcuni sintomi extra-articolari – come eritemi cutanei, afte, alterazioni delle unghie, secchezza di occhi e bocca, fenomeno di Raynaud (dita che cambiano colore col freddo) – possono essere campanelli d’allarme per una malattia reumatologica sistemica, come la sclerodermia o il lupus eritematoso sistemico.

Spesso si pensa che queste siano malattie “da vecchi”. È un altro mito da sfatare?
Sì, è uno dei più diffusi. È vero che l’artrosi, che è una forma degenerativa della cartilagine articolare e la più frequente causa di dolore articolare cronico, è più comune con l’avanzare dell’età. Ma molte malattie reumatologiche iniziano in età giovanile o adulta. Ad esempio, l’artrite reumatoide può esordire già intorno ai 30-40 anni, e il lupus sistemico colpisce spesso donne giovani, anche in età fertile. Non solo: esistono anche forme infantili, come l’artrite idiopatica giovanile, che possono essere molto aggressive se non trattate. La reumatologia è una branca che abbraccia tutte le età della vita. E riconoscere presto i sintomi fa davvero la differenza.

Dottore, ma concretamente cosa fa un reumatologo durante una visita? Quali strumenti utilizza per arrivare alla diagnosi?
La visita reumatologica è una valutazione completa, sia clinica che strumentale. Si parte sempre da un’anamnesi accurata: ascoltiamo i sintomi, ma anche la loro storia nel tempo, i fattori che li aggravano o li migliorano, la presenza di familiarità o di disturbi extra-articolari. Poi passiamo all’esame obiettivo: valutiamo ogni distretto articolare, ricerchiamo gonfiori, calore, limitazioni del movimento, segni di infiammazione attiva o alterazioni strutturali. Un aspetto distintivo del lavoro reumatologico è il collegamento stretto con gli esami di laboratorio, che spesso includono indagini specifiche come autoanticorpi, marcatori infiammatori o sierologie virali. Ma non solo: interpretiamo radiografie, ecografie, risonanze magnetiche, sempre integrandole con il quadro clinico. Oggi, inoltre, molti reumatologi eseguono direttamente l’ecografia articolare, uno strumento utilissimo che ci permette di visualizzare in tempo reale la presenza di versamenti articolari, sinovite, entesiti, e di distinguere questi segni infiammatori da alterazioni tipiche dell’artrosi, come le osteofitosi o le calcificazioni. In sintesi, la reumatologia è una disciplina molto “clinica”: il reumatologo è un medico che ragiona, osserva, integra, e decide insieme a ciascun paziente il percorso migliore.

Nel racconto calviniano c’è anche la figura del “santone”, con le sue cure con il veleno di vespa. Oggi si trovano ancora rimedi alternativi o “miracolosi”?
Purtroppo, sì. Internet, social media e passaparola possono diffondere informazioni scorrette o addirittura pericolose. C’è chi propone integratori dai nomi esotici, chi consiglia digiuni drastici, chi promette di “disintossicare le articolazioni”. Esistono anche terapie alternative, che non hanno però dimostrato reale efficacia scientifica e possono provocare reazioni avverse anche gravi. Detto ciò, è comprensibile che chi soffre cerchi sollievo in ogni modo. Ma oggi abbiamo farmaci moderni, molto più sicuri ed efficaci dei rimedi empirici del passato.

E appunto: cosa prevede oggi la cura delle malattie reumatologiche?
Oggi parliamo di medicina personalizzata. Negli ultimi vent’anni, la reumatologia ha vissuto una vera rivoluzione terapeutica. La terapia delle malattie infiammatorie, come l’artirte reumatoide o l’artrite psoriasica, ma anche il lupus, si avvale soprattutto di terapia immunosoprressive – cioè che limitano l’eccessiva attivazione del sistema immunitario, responsabile di queste patologie. Ora abbiamo a disposizione farmaci biologici che agiscono in modo mirato su molecole dell’infiammazione (come il TNF o l’interleuchina-6), e più recentemente anche piccole molecole orali, come i JAK inibitori, che modulano l’attivazione del sistema immunitario in modo ancora più preciso. Questi farmaci non solo riducono i sintomi, ma rallentano o arrestano la progressione della malattia, migliorando nettamente la qualità di vita. E in molti casi si riesce a ridurre o eliminare del tutto l’uso dei cortisonici, che in passato erano la base della terapia. Naturalmente serve un monitoraggio attento e continuo, per verificarne efficacia e sicurezza con cadenza regolare. Ma i risultati, nella maggior parte dei casi, sono davvero positivi.

Dottore, abbiamo parlato di farmaci, ma c’è spazio anche per altri interventi, come cambiamenti dello stile di vita?
Sì, e sono aspetti fondamentali della cura. Il controllo del peso corporeo, ad esempio, è essenziale: l’eccesso di peso non solo sovraccarica le articolazioni, in particolare quelle portanti come ginocchia e anche, ma è anche un fattore che alimenta l’infiammazione sistemica. In alcune forme di artrite, come la psoriasica o la gotta, il sovrappeso è associato a una minore efficacia dei farmaci e a un rischio più alto di complicanze. Un altro punto chiave è il fumo di sigaretta. Fumare è un fattore di rischio noto per lo sviluppo di alcune malattie reumatologiche, come l’artrite reumatoide, e ne peggiora l’evoluzione. Inoltre, il fumo riduce l’efficacia di alcune terapie, in particolare i farmaci biologici. E poi c’è il movimento: l’attività fisica, se ben calibrata, non è “vietata” – anzi, è terapeutica. Aiuta a mantenere la forza muscolare, l’equilibrio, la postura e la mobilità articolare. Non serve fare sport agonistico: basta camminare, nuotare, fare esercizi dolci ma regolari. In sintesi: stile di vita sano e personalizzato, sempre in accordo con lo specialista.

E qual è, in definitiva, l’obiettivo della terapia in una malattia reumatologica?
L’obiettivo oggi non è più solo tamponare i sintomi, ma puntare a quello che noi chiamiamo remissione clinica, o almeno a una bassa attività di malattia. In altre parole, vogliamo che il paziente stia bene, che non abbia dolore né infiammazione, e che possa condurre una vita il più possibile normale. Ogni paziente è diverso: per qualcuno l’obiettivo è poter tornare al lavoro, per un altro è tenere in braccio un nipotino senza dolore, per un altro ancora è evitare complicanze d’organo. Ma la direzione è sempre la stessa: intervenire presto, personalizzare le cure, e accompagnare il paziente in un percorso di lungo termine, dove si lavora insieme – medico e paziente – per conservare qualità di vita e autonomia.

Una persona che ha dubbi o dolori, a chi può rivolgersi per capire se è il caso di fare una visita reumatologica?
Il primo interlocutore è il medico di medicina generale, che conosce la storia clinica del paziente e può valutare l’opportunità di una visita specialistica. Le caratteristiche dei sintomi, i risultati degli esami di laboratorio, l’esecuzione di indagini di radiologia o l’ecografia osteoarticolare, ma soprattutto la visita medica sono elementi necessari per poter porre una diagnosi di malattia reumatologica e avviare così un percorso terapeutico appropriato, oppure tranquillizzare i pazienti sulla natura “benigna” dei loro sintomi, senza per questo esimersi dal dispensare consigli per la corretta gestione anche di questi dolori. Il messaggio principale è: non aspettare troppo. Se i sintomi persistono o peggiorano, è bene agire. Le malattie reumatologiche spesso non si vedono “da fuori”, ma possono danneggiare le articolazioni e gli organi in modo irreversibile. Diagnosi precoce e trattamento adeguato fanno davvero la differenza tra una vita limitata e una vita pienamente attiva. In conclusione, Marcovaldo si era affidato alle vespe. Noi oggi abbiamo strumenti ben più affidabili. La reumatologia è una disciplina moderna, in continua evoluzione, che ha molto da offrire a chi soffre di dolori articolari o malattie sistemiche. Non servono pozioni o punture d’insetto: serve ascolto, attenzione ai sintomi e, quando necessario, il giusto specialista.

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