Martedì 13 ottobre 2026

Alla conquista del Polo Nord

Attilio e Agostino Caratti festeggiati a Rovato

Guai a quei rovatesi che non conoscono la figura di Attilio Caratti! Nato nel 1895 era settimo di 16 fratelli. Il maggiore era il meno noto Agostino, ingegnere pioniere del mondo della nascente aeronautica. Questi aveva partecipato al progetto del primo dirigibile italiano decollato nel 1908, proseguendo su quella strada  insieme al celebre Umberto Nobile, che di quel mondo era il simbolo.

Agostino durante la Grande Guerra progettò dirigibili (usati come bombardieri) e ordigni vari. Certamente si deve a lui l’interessamento di Attilio per questo settore. Infatti, allo scoppio del conflitto, Attilio fu arruolato e chiese di essere ammesso al corso motoristi per dirigibili, sui quali servì come militare. Al termine della guerra visse a casa del fratello a Roma, ed il gen. Nobile che era amico e collaboratore fraterno di Agostino ebbe modo di conoscere ed apprezzare anche lui.

Il Polo Sud era stato raggiunto qualche anno prima dal famoso esploratore norvegese Roald Amundsen, ma il Polo Nord rimaneva ancora un luogo inesplorato dall’uomo. Agostino lavorò al progetto di un dirigibile per la trasvolata polare e, va raccontato come aneddoto, il poeta ed avventuriero Gabriele d’Annunzio si interessò del progetto e voleva ardentemente guidare la spedizione. Il Vate avrebbe voluto farsi calare dal dirigibile sul punto esatto del Polo. Sulla superficie ambiva a lanciare messaggi radio in tutto il mondo, mentre il clima lentamente lo avrebbe assiderato, per così lasciarsi morire ed essere per sempre ricoperto dai ghiacci, diventando esso stesso l’asse attorno al quale ruota il mondo…

In quel periodo Attilio si fece riconoscere per aver salvato un dirigibile ed il suo equipaggio da un disastro. Il fatto gli valse una medaglia e la convinzione del gen. Nobile di inglobare Attilio nell’equipaggio per la spedizione polare sul dirigibile Norge. Molte volte Amundsen aveva provato a conquistare il Polo Nord, senza riuscirci. Umberto Nobile era convinto che il suo nuovo dirigibile potesse compiere l’impresa e corse ad Oslo per convincere l’esploratore norvegese, che colse l’occasione letteralmente… al volo!

Partiti da Ciampino il 10 aprile 1926, l’11 maggio alle Svalbard si formò l’equipaggio definitivo composto da 6 italiani, 1 americano che finanziò parte della spedizione, 8 norvegesi, 1 svedese e la celebre cagnetta Titina. Il giorno seguente fu raggiunto il Polo, dove vennero lanciate sul pak le bandiere dei tre Stati che avevano partecipato all’impresa. Attilio lanciò sulla superficie artica anche un’immaginetta affidatagli dal prevosto di Rovato, mons. Tampalini. L’immaginetta riproduceva alcuni affreschi della chiesa di S. Stefano. Una copia la tenne con sé per riportarla a casa (oggi è conservata in archivio parrocchiale, firmata da tutti i membri italiani dell’equipaggio, incluso Nobile). La spedizione concluse il suo viaggio raggiungendo Nome, in Alaska.

Seguirono giorni di accoglienze trionfali. Prima attraverso tutta l’America, dove incontrarono le folle di emigranti italiani che là si erano rifatti una vita, poi nelle città italiane e infine a casa: Rovato. Il 22 agosto la stazione ferroviaria del paese era imbandierata a festa. Sindaco, autorità e una gran folla accolsero il trasvolatore Attilio e suo fratello Agostino, formando un corteo che dalla ferrovia giunse fino al municipio e poi a piazza Cavour, dove l’arco vantiniano era addobbato con la scritta “W CARATTI”. In seguito venne anche il gen. Nobile e ci fu un’altra festa.

Ma in quei tempi, accettare l’idea che l’impresa non fosse stata del tutto “italiana” stonava alla narrazione di regime. Così si architettò l’impresa del dirigibile Italia, ma il troppo storpia e nel 1928 finì in tragedia. Le condizioni meteorologiche avverse staccarono il pallone aerostatico dalla cabina, che precipitò sul pak. Attilio era rimasto a bordo del pallone ingovernabile, trascinato dalle gelide correnti verso le nebbie boreali e precipitando chissà dove nel mare artico. Nelle operazioni di soccorso scomparve anche il famoso Amundsen, ma alla fine, coloro che erano rimasti in quella famosa Tenda Rossa (di cui qualcuno ricorderà il film) furono salvati.

Nell’agosto di quell’anno Umberto Nobile tornò a Rovato e fece visita a casa Caratti. Possiamo solo immaginare quanto mesta possa essere stata quella visita, e come stride questa evenienza con la festa e la gioia del primo rientro.

Alberto Fossadri

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