Guardando Rovato e le sue belle frazioni mi sovvengono quest’ultime come luccicanti perle infilate nella splendida Franciacorta e la nostra inimitabile capitale un diamante incastonato a farla brillare. Ma non è tutto oro cio che luccica. Parlare di cotanta insindacabile bellezza e non nominare i rovatesi sarebbe come citare la Gioconda senza Leonardo; non ci vuole mica un genio per comprendere come essi sono indivisibili e spesso e volentieri sia proprio ciò che fanno (o non fanno) i suoi abitanti e gli amministratori, a far parlare, bene o male, di una località. Non per questo si dovrebbero etichettarli tout court, tuttavia, abbiamo ciascuno le nostre belle responsabilità, come dire sono ben accetti gli onori ma non sottraiamoci agli oneri. Ciascuno di noi come si definirebbe rispondendo a una immaginaria intervista in cui viene chiesto se ci consideriamo più la mosca bianca o una pecora nera nella comunità? Bella domanda. La prima, per esempio, spicca tra la folla per correttezza e integerrimità mentre la seconda solitamente fa la medesima cosa però al contrario, cioè “brilla”, si fa per dire, per comportamenti ritenuti inadatti in un contesto considerato normale. Non si deve barare, Rovato e le sue frazioni non meritano perle false o diamanti fasulli e la risposta deve essere autentica pur a domanda ipotetica. In primis ne va della considerazione, potremmo dire reputazione, della pòlis dove abbiamo scelto di vivere ma non ultimo anche quella di noi stessi, che non è rova da poco. Tocca a noi decidere il modus operandi: mosca bianca oppure pecora nera e poco importa se a Rovato e le sue frazioni ci stiamo da un giorno, un anno o tutta la vita, così come se ci siamo nati o arriviamo dall’altro capo del mondo, poiché siamo qui, adesso. Post Scriptum: la pecora nera, tuttavia, in tempi moderni può essere vista con peculiarità positive, laddove capace di individuare strade alternative, affrontare le avversità con resilienza e innovazione pur quando questo accade in apparente contrasto con il pensiero comune, tuttavia, un siffatto atteggiamento “sui generis” rimane l’unica eccezione; casomai ci fosse qualcuno con l’idea di volerlo adottare.
Giuseppe Agazzi





