Andar per funghi in Franciacorta non è soltanto un agile compendio destinato al grande pubblico: è il frutto maturo di una passione coltivata per oltre trent’anni, quindici dei quali condivisi con l’inseparabile compagna di ricerca e di sentieri, Anita, addestrata alla cerca del tartufo. È, in definitiva, la distillazione di un lavoro paziente, fatto di studio assiduo e di osservazione quotidiana del territorio. Un percorso che il 74enne Dario Dogali – originario di Piancamuno, residente a Rovato dal 1973 e a Lodetto di Rovato dal 1993 – ha progressivamente trasformato in un servizio alla comunità. Nel 2019 l’autore aveva pubblicato la monumentale edizione definitiva di Funghi di Franciacorta, un’opera di 630 pagine con 555 specie descritte. Il nuovo volume ne propone una sintesi ragionata, accessibile ma rigorosa.
L’edizione presenta un progetto grafico curato da Girolamo Piccoli (di Provaglio d’Iseo), un’introduzione storica alla Franciacorta, contributi specialistici di Stefania Chiari e di Carlo Colosini, presidente del Circolo Micologico Carini, nonché una bibliografia aggiornata e un glossario concepito per guidare anche i lettori meno esperti. Vi compaiono richiami letterari, tra cui un passo del Cantico delle creature di San Francesco e il pensiero di Toro Seduto, capo tribù Sioux Hunkpapa (nativi americani). Ma la frase che ha accompagnato Dogali nel suo lungo itinerario di ricerca resta quella di Thomas Alva Edison: “Il valore di un’idea sta nel metterla in pratica”. Una massima che l’autore ha incarnato con dedizione ostinata, offrendo alla sua “terra adottiva”, la Franciacorta, un patrimonio di conoscenze destinato a durare.
La pubblicazione vede la luce grazie al sostegno di sponsor privati – in primis l’azienda Battista Galli Macchine Edili di Rodengo Saiano, affiancata da Terra Moretti, Mirabella, La Rondinera Franciacorta e dal medico veterinario Dario Buffoli di Rovato – sarà edita nel mese di dicembre e solo alcune copie saranno disponibili presso l’autore.
Il volume raccoglie 100 specie presenti in Franciacorta: 63 commestibili, ciascuna corredata da una scheda sintetica e da una fotografia, e 37 non commestibili, tossiche o mortali. “È una missione per me – ha spiegato l’esperto micofilo – cerco di diffondere la conoscenza, per prevenire o evitare le intossicazioni. Alcuni funghi sono stati considerati a lungo commestibili, invece ora risultano dannosi”.
A testimonianza dell’attualità del tema, Dogali mostra la sua scoperta più recente: un esemplare di Cortinarius orellanus, rinvenuto nei pressi del Santuario della Madonna della Rosa a Monticelli Brusati e per altro già segnalato da tempo da altri esperti del Circolo Carini anche nel territorio di Ome-Fantecolo. Un fungo mortale, per anni ritenuto innocuo, la cui tossina colpisce in modo irreversibile i reni, con sintomi che possono manifestarsi anche quattordici giorni dopo l’ingestione. La pericolosità di questa specie è stata scoperta a seguito di ripetuti avvelenamenti di massa avvenuti inizialmente in Polonia negli anni 1952, 1955 e 1957, dove C. orellanus veniva venduto sui mercati di Varsavia, per un totale di quasi 200 intossicati e più di 30 decessi. A ciò si aggiungono le frequenti intossicazioni causate da funghi commestibili, ma preparati in modo scorretto o consumati in quantità eccessive. “Ringrazio per la preziosa collaborazione, su questo tema, la micologa Stefania Chiari”, puntualizza il ricercatore.
Il libro riporta i dati Ats Brescia 2024: 14 episodi, 23 persone coinvolte – due delle quali in terapia intensiva – fra cui una bambina di tre anni. Le specie più insidiose, osserva Dogali, sono innanzitutto i chiodini, che esigono una preparazione scrupolosa: una sbollentatura di circa quindici minuti in una pentola scoperta, con successiva cottura di almeno mezz’ora e completa eliminazione dell’acqua, ormai inadatta all’uso. Ciò si deve alla presenza di due tossine, delle quali una è idrosolubile e l’altra termolabile. Anche i porcini, se consumati in condizioni non ottimali, possono provocare disturbi. Solo nel territorio bresciano, nota ancora Dogali, si sono registrati trecento casi d’intossicazione in un decennio, con un costo non trascurabile per il sistema sanitario.
“I funghi sono diminuiti per effetto del cambiamento del clima, cosa preoccupante perché sono fondamentali per gli alberi e per la salute dei boschi”, ricorda l’autore, soffermandosi sul ruolo ecologico delle tre grandi categorie micologiche: parassiti, saprofiti e simbionti. Una competenza affinata anche grazie ai trent’anni di appartenenza al Circolo Micologico Carini di Brescia: “Ringrazio il Circolo Micologico Carini di Brescia, al quale devo molto di quello che ho imparato in trent’anni di appartenenza – ha dichiarato l’autore – La mia volontà è sempre stata quella di tramandare le conoscenze”.
“È l’ultima opera che dedico alla Franciacorta, un territorio al quale devo riconoscenza e rispetto”, chiosa Dogali. Il suo sguardo è ora rivolto alla sua Val Camonica, dove intende realizzare un volume analogo, auspicando una maggiore attenzione istituzionale. In Franciacorta, infatti, soltanto due Comuni – Adro e Erbusco – hanno concesso il patrocinio; altri non hanno ritenuto opportuno acquistare neppure una copia per la biblioteca civica e diversi non hanno dato alcun riscontro alle comunicazioni inviate. L’autore non intende alimentare polemiche, ma semplicemente registrare una constatazione: lo scarso interesse manifestato verso un tema di indubbia rilevanza. È bene ricordare che Dogali non ha mai richiesto contributi orientati al profitto: l’eventuale acquisto di alcune copie sarebbe servito unicamente a coprire i costi di stampa. Del resto, se si tentasse di tradurre in cifre le migliaia di ore consacrate a decenni di ricerche micologiche, il valore complessivo del suo lavoro apparirebbe incolmabile: non diversamente da quanto accade per ogni opera generata dal genio di un artista che abbia votato l’intera esistenza al proprio perfezionamento.
Mauro Ferrari





