Lunedì 19 ottobre 2026

Bullismo e cyberbullismo: la sfida educativa parte dalla prevenzione

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Il bullismo è un fenomeno sociale che esiste da sempre ma che di fatto in passato si è preferito ignorare; negli ultimi anni ha assunto contorni sempre più allarmanti, complice una serie di fatti di cronaca dagli esiti spesso drammatici. La crescente violenza tra i giovani nelle scuole, nelle piazze e nei contesti di vita quotidiana, ha acceso i riflettori su una problematica complessa, che richiede risposte urgenti, consapevoli e condivise. Oggi il problema è sempre più attuale, amplificato dall’utilizzo sconsiderato dei social media portando al così detto “cyberbullismo”.
Le istituzioni, dal punto di vista legislativo, stanno affrontando il fenomeno cercando di comprenderne le cause profonde. In questo percorso, la scuola rappresenta uno dei luoghi più sensibili e strategici: è qui che il bullismo spesso nasce, ma è anche qui che può essere intercettato e prevenuto con maggiore efficacia. Oggi, fortunatamente, gli strumenti non mancano.
Di questi temi si è discusso durante un incontro pubblico svoltosi il 30 gennaio scorso presso la sala civica del Foro Boario, organizzato nell’ambito della Settimana Educativa per la Festa di San Giovanni Bosco, in collaborazione con A.C.B.S. (Associazione Contro il Bullismo Scolastico), A.Ge.S.C. (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) e il Comune di Rovato.
L’educazione come prima forma di difesa
Ad aprire la serata è stato don Giuseppe Baccanelli, che ha presentato gli ospiti richiamando la figura di don Bosco e il suo “metodo preventivo”, fondato sull’educazione e sull’attenzione ai ragazzi prima che si verifichino situazioni di disagio o violenza. «Agire in anticipo, e non solo dopo eventi gravi, è la chiave per contrastare efficacemente questo fenomeno sociale» il commento del curato.
L’assessore Valentina Bergo ha ringraziato A.Ge.S.C. e l’Unità Pastorale rovatese per l’organizzazione dell’incontro, sottolineandone il valore formativo per educatori e famiglie. «Educare alla comunicazione con l’altro – ha affermato – è fondamentale, perché il bullismo nasce spesso da una mancanza di comunicazione o dall’uso distorto di essa come strumento per ferire». L’Amministrazione comunale ha ribadito il proprio sostegno al tema, agli educatori e alle famiglie, attraverso la presenza dell’assessore alle politiche sociali Elena Belleri e dei consiglieri delegati Valentina Inverardi e Mattia Ramera.
La presidente di A.Ge.S.C. Lorena Cerutti è intervenuta, portando il proprio saluto ai presenti e rimarcando l’importanza del dialogo costante tra studenti, famiglie e insegnanti come primo argine al disagio giovanile.
Dal bullismo fisico al cyberbullismo
Il cuore dell’evento è stato l’intervento di A.C.B.S., associazione nata nel 2015 e che da oltre un decennio supporta vittime, famiglie e docenti, attraverso interventi formativi di sensibilizzazione, convegni e strumenti concreti. Cristiano Castelnovo (educatore professionale, consigliere e membro del direttivo) e Vincenzo Vetere (presidente del sodalizio) hanno guidato il pubblico in un’analisi approfondita, partendo dalla commovente storia di Carolina Picchio, prima vittima riconosciuta di cyberbullismo in Italia, toltasi la vita a soli 14 anni dopo la diffusione virale di un video umiliante.
Castelnovo ha definito chiaramente il perimetro del problema: «Il bullo è colui che compie atti aggressivi, fisici o psicologici, verso chi non riesce a difendersi. Si tratta di una sopraffazione intenzionale, ripetuta nel tempo e basata su uno squilibrio di potere». Se il bullismo maschile tende a essere più fisico, quello femminile si manifesta spesso in forme psicologiche più sottili. Ma in entrambi i casi, il fenomeno si regge su tre attori: il bullo, la vittima e lo spettatore, quella figura passiva che, per convenienza o paura, sceglie di non intervenire.
L’allarme rosso, tuttavia, scatta con il cyberbullismo. Vincenzo Vetere (che a sua volta ha subito il bullismo in età scolastica) ha evidenziato la pericolosità di questa variante: «Se il bullismo tradizionale dà tregua quando si rientra a casa, il cyberbullismo perseguita la vittima 24 ore su 24. Foto, video e commenti restano in rete, creando una prigione psicologica nella vittima da cui sembra impossibile uscire. Qui le parole fanno più male delle botte: minano l’autostima e possono portare all’autolesionismo e alla depressione».
Il cyberbullismo, pur essendo un fenomeno virtuale, crea danni e vittime reali che si trovano spesso isolate, escluse, sole con se stesse, senza una via d’uscita.
Cyberbullismo: la Legge 71/2017; le misure di prevenzione e d’intervento
Cosa fare per contrastare il fenomeno?
Dal 2017 esiste una legge (la n. 71) “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” voluta dalla senatrice Elena Ferrara che purtroppo, dopo 9 anni, risulta poco applicata o di cui si ha poca informazione negli ambienti più a rischio, come per esempio le scuole. Gli obbiettivi della norma sono la tutela dei minori vittime di cyberbullismo, la prevenzione attraverso un’azione coordinata tra scuola, famiglie e istituzioni e un intervento rapido per rimuovere on line i contenuti offensivi. Concretamente la legge prevede:
L’individuazione nella scuola di un referente per il cyberbullismo con attivazione di programmi educativi e formativi;
Ammonimento da parte del questore per i minori di anni 14: se la loro condotta cambia entro la maggior età il reato si estingue, diversamente si affronta il processo penale;
Rimozione immediata dei contenuti tramite richiesta da parte dei minori offesi ai gestori di siti e social network; se ciò non avviene entro 48 ore, si può richiedere l’intervento del Garante per la Privacy;
Collaborazione diretta tra istituzioni, scuole, famiglie e piattaforme digitali per prevenire e contrastare il fenomeno.
Il cyberbullismo è oggi la forma più diffusa di bullismo e avviene tramite i social network, le chat di messaggistica, i gruppi classe creati dagli alunni. Oggi questo fenomeno è arrivato anche a toccare le classi delle scuole primarie.
Oltre alla legge, esistono strumenti tecnologici immediati per rimuovere immagini intime diffuse senza consenso. Tra questi alcuni siti per bloccare foto e video riferiti a minorenni come Takeitdown (https://takeitdown.ncmec.org/it) e Permessonegato (https://www.permessonegato.it) rivolto ai maggiorenni.
Il ruolo della famiglia nell’era digitale
La conclusione dell’incontro ha rimesso al centro la responsabilità adulta. Non si può fermare l’evoluzione tecnologica, ma la si deve governare. I genitori sono chiamati a rispettare i limiti di età (13 anni per i social come Facebook e Whatsapp) e a utilizzare strumenti di parental control. Essere genitori oggi significa anche acquisire competenze digitali per monitorare, senza invadere, la vita online dei figli.
L’antidoto più potente resta però l’ascolto empatico, investire sempre più sulla comunicazione umana. Le parole possono essere armi o medicine: sta agli adulti instaurare un dialogo sereno e costruttivo con i ragazzi e insegnare loro a usarle per curare e non per distruggere. Per chi avesse bisogno di aiuto o supporto, l’associazione A.C.B.S. è contattabile tramite il sito www.acbsnoalbullismo.it.
Come per altre emergenze di natura sociale, anche in questo caso informazione e prevenzione si confermano le armi più efficaci per contrastare il fenomeno. È tuttavia indispensabile una maggiore assunzione di responsabilità da parte di tutti – genitori, insegnanti, educatori e cittadini — affinché non si resti spettatori passivi, e quindi complici, di fronte a situazioni riconducibili a tali fenomeni. Occorre invece intervenire con determinazione, segnalando quanto accade e facendo ricorso alle istituzioni e agli strumenti presenti, senza voltarsi dall’altra parte. Solo attraverso l’azione coesa di questa rete sociale sarà allora possibile contenere e ridurre il fenomeno.

Emanuele Lopez

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