Giovedì 27 agosto 2026

Confagricoltura Brescia protagonista a Lombardia Carne: «Doverosa una riflessione sull’andamento del settore zootecnico»

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Mercati locali e scenari globali, produzione e redditività, opportunità e prospettive saranno i “temi caldi” che Confagricoltura porterà sul palco in occasione della 135esima edizione di Lombardia Carne, la rassegna rovatese che da più di un secolo è punto di riferimento per la zootecnia territoriale e nazionale. Abbiamo avuto alcune anticipazioni in merito grazie alla disponibilità del presidente di Confagricoltura Brescia Giovanni Garbelli, con cui abbiamo scambiato alcune battute sul tema.

Presidente Garbelli, Confagricoltura tratteggia un quadro “a luci e ombre” per la zootecnia italiana: prima di avventurarci più nello specifico, qual è il messaggio che vorreste mandare alle istituzioni e alla filiera?
I temi sul tavolo in questo periodo sono tanti e critici. Credo che sia arrivato il momento di adottare strategie per dare maggiore equilibrio al mercato e avere la forza di intraprendere politiche coraggiose a sostegno dei produttori. Sono strade che andrebbero battute entrambe per far sì che un settore strategico come quello zootecnico possa continuare a essere trainante per la nostra economia nazionale.

Lombardia Carne è un “tempio” dedicato alla carne bovina: che novità in merito?
Nonostante la sua centralità a livello produttivo – a livello regionale le aziende bresciane coprono una quota pari al 40 per cento dell’allevamento di vitelli a carne bianca, vitelloni e vacche nutrici – e le potenzialità della sua filiera, il settore è oggi in sofferenza. Il prezzo della carne mostra un trend pressoché negativo, benché l’offerta di bovini da macello non riesca nemmeno a soddisfare la domanda. Questo ribasso costante è dovuto a una serie di fattori a nostro avviso molto preoccupanti: calo della domanda interna, ingresso sempre più massiccio di capi dall’estero da macellare sul territorio nazionale e operazioni di stallo rese più complesse da alcuni focolai di dermatite nodulare contagiosa, Lsd, in Francia.

Quali dunque le prospettive di azione?
Confagricoltura insiste sulla necessità di rafforzare la produzione secondo un approccio poliedrico: migliorare la genetica, garantire il benessere animale e allocare fondi, sia in termini d’investimenti sia per stati emergenziali, a cui attingere per stare al passo con i mutevoli scenari europei e globali. Senza una strategia capace di coinvolgere tutti gli attori della filiera sarà alquanto difficile riuscire a vedere, nel medio-lungo periodo, dei miglioramenti che possano risultare soddisfacenti.

E in merito agli altri ambiti di produzione?
Nel campo della produzione suinicola, il contenimento della peste suina ha avuto buoni effetti, anche se permangono delle notevoli incertezze per il futuro. Incertezze che obbligano i produttori ad adottare misure molto più caute, con le relative conseguenze anche sulle dinamiche commerciali.
Nell’avicoltura bresciana emergono dinamiche piuttosto divergenti: le carni registrano ancora gli effetti negativi del ritorno dell’aviaria, mentre il comparto delle uova pare rafforzarsi.

Se il mercato interno ha segno negativo, ben diverse sono le notizie che arrivano dall’export…
Fortunatamente il mercato estero si mostra sempre più reattivo e interessato nell’apprezzare i prodotti Made in Italy, segnando una crescita costante per l’export di salsicce, salami stagionati, prosciutti e altre tipologie d’insaccati.

Leonardo Binda

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