Questi primi mesi dell’anno hanno visto Coldiretti impegnata su più fronti, tanto a livello nazionale quanto internazionale. Un’attenzione che si riflette con forza anche sul territorio, specie in occasione di un momento tanto importante per il comparto zootecnico come Lombardia Carne. Abbiamo fatto due chiacchiere in merito con Laura Facchetti, presidente di Coldiretti Brescia e imprenditrice nel settore avicolo e da sempre fiera rovatese.
Presidente, Lombardia Carne è per Coldiretti un appuntamento fisso da generazioni: come Coldiretti sarà protagonista della kermesse?
Lombardia Carne è da sempre molto più di una fiera: è un momento di incontro tra allevatori, istituzioni e cittadini ed è anche l’occasione per raccontare il valore del lavoro delle nostre imprese agricole. Coldiretti Brescia sarà presente con grande convinzione, portando al centro il tema della qualità delle produzioni zootecniche del nostro territorio e il ruolo fondamentale degli allevatori nella tutela dell’economia locale, del paesaggio e della sicurezza alimentare.
In particolare, durante la manifestazione organizzeremo anche un momento di confronto dedicato alle politiche europee e alla futura PAC, che sarà uno dei temi centrali per il futuro dell’agricoltura e della zootecnia. Sarà un’occasione importante per fare il punto su quali scelte l’Europa dovrà compiere nei prossimi anni e su come queste potranno incidere concretamente sulla competitività delle nostre aziende agricole. Brescia è una delle principali province zootecniche italiane e proprio per questo riteniamo fondamentale occasioni come questa per far conoscere il lavoro che c’è dietro alle nostre filiere: un lavoro fatto di attenzione al benessere animale, di innovazione tecnologica, di sostenibilità ambientale e di grande professionalità degli allevatori. Allo stesso tempo sarà un momento per rafforzare il legame tra chi produce e chi consuma.
In questi ultimi mesi a catalizzare l’attenzione è stato senza dubbio il travagliato percorso che ha portato all’approvazione (e ora al fermo) del MERCOSUR: quale la posizione di Coldiretti in merito?
La posizione di Coldiretti è molto chiara: non siamo contrari agli scambi internazionali, ma non possiamo accettare accordi che mettono in difficoltà le nostre imprese e che non garantiscono gli stessi standard produttivi.
Il rischio dell’accordo con i Paesi del Mercosur è quello di far entrare sul mercato europeo grandi quantità di carne e altri prodotti agricoli ottenuti con regole molto diverse da quelle che devono rispettare i nostri allevatori, sia sul piano ambientale sia su quello sanitario e del benessere animale.
Per questo Coldiretti ha chiesto con forza di fermare l’accordo così com’è stato impostato. Non possiamo chiedere ai nostri allevatori standard sempre più elevati e poi aprire le porte a prodotti che quegli standard non li rispettano. La concorrenza deve essere leale e deve tutelare il lavoro delle imprese agricole europee.
Che novità, invece, sul fronte del contrasto al falso “made in Italy”?
La battaglia contro il falso Made in Italy resta una delle priorità di Coldiretti. Parliamo di un fenomeno enorme che nel mondo vale quasi duecento miliardi di euro e che danneggia sia i produttori sia i consumatori. Negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti, a partire dal rafforzamento dei sistemi di tracciabilità e dall’impegno sempre più forte sul tema dell’origine obbligatoria in etichetta. Per noi questo è un punto fondamentale: il consumatore deve poter sapere con chiarezza da dove arriva ciò che mette nel carrello.
Continueremo quindi a lavorare affinché l’origine delle materie prime sia sempre più trasparente e affinché vengano contrastate tutte quelle operazioni che sfruttano impropriamente l’immagine dell’Italia senza avere nulla a che fare con le nostre filiere produttive.
Infine, uno sguardo al futuro: transizione energetica, benessere animale e apertura ai mercati globali. Come vede il domani di questo settore tanto strategico per la nostra economia?
Sono convinta che il futuro della zootecnia italiana passi da tre parole chiave: innovazione, sostenibilità e valorizzazione del territorio.
Gli allevamenti stanno già facendo grandi passi avanti sul fronte della sostenibilità, dall’efficienza energetica, fino alle tecnologie che migliorano il benessere animale e riducono l’impatto ambientale.
Allo stesso tempo dobbiamo continuare a valorizzare le nostre produzioni sui mercati, puntando sulla qualità, sulla sicurezza alimentare e sulla distintività delle nostre filiere. L’Italia ha un patrimonio agroalimentare unico e Brescia, con il suo sistema zootecnico, ne è una delle colonne portanti.
La sfida dei prossimi anni sarà accompagnare questa evoluzione sostenendo le imprese agricole, soprattutto i giovani, perché senza allevatori non c’è solo meno produzione alimentare: c’è anche meno presidio del territorio e meno economia nelle nostre comunità.
Leonardo Binda





