A soli quattordici anni, Irene Alborghetti ha già imparato che le grandi imprese non sono il frutto di immani forzi momentanei o, tantomeno, di unici colpi di fortuna, ma anzi esito di anni di costanza, impegno, determinazione e tanta voglia di migliorare sé stessi, giorno dopo giorno. Il 30 agosto la giovane atleta rovatese, classe 2012, ha infatti conquistato la Traversata del Lago d’Iseo, affrontando 3,2 chilometri in acque libere con partenza alle 11 da Predore e arrivo all’ospedale di Iseo. Una prova tutt’altro che semplice, resa ancora più impegnativa dalla corrente, conclusasi però con una vittoria che Irene inseguiva con particolare convinzione.
«Tenevo molto a questa traversata perché affrontarla era da sempre un mio sogno nel cassetto – racconta Irene – Dopo il superamento della metà del percorso ho iniziato davvero a fare fatica, anche per la troppa corrente, tanto da temere di non farcela, ma, nonostante tutto sono riuscita a mantenere il mio ritmo e a completare la prova». Un motivo di vanto e d’orgoglio che va ben oltre il semplice gettarsi in acqua e continuare a nuotare. Chi ha qualche familiarità con questo mondo sa quanto può essere diverso e ben più sfidante immergersi in acque libere piuttosto che nelle piscine dove solitamente si tengono le sessioni di allenamento. «È stata una gara sicuramente difficile da affrontare, ma questo ha solo aumentato la gioi di tagliare il traguardo» sottolinea la nuotatrice.
Per Irene, del resto, le lunghe distanze non sono una novità. Il suo percorso sportivo è iniziato a cinque anni e oggi si dedica soprattutto a competizioni per percorsi di non meno di 400 metri, “laureandosi” campionessa regionale dei 3 chilometri a Salò e guadagnandosi l’onore di prendere parte, su invito della Federazione Italiana Nuoto, alla 5 chilometri tenutasi a Piombino nelle scorse settimane.
Dietro simili risultati si cela un impegno quotidiano significativo. «Mi alleno tutti i giorni e, di norma, la domenica siamo sempre impegnati in gare e competizioni – commenta l’atleta – Darsi da fare, però, non basta: bisogna controllare molto la propria alimentazione e le proprie abitudini per essere sempre pronti ad affrontare ogni sfida».
Alla consueta domanda di chi ha avuto l’onore di vedersi dedicato questo trionfo, Irene non ha dubbi: «a me stessa, ai miei genitori, che sempre mi supportano, e al mio allenatore, con il quale ho ormai creato un team davvero inseparabile»
Dietro quei 3,2 chilometri, quindi, non c’è soltanto una medaglia, ma la storia di una ragazza che ha scelto di misurarsi con una nuova sfida e ha scoperto di poter andare ancora più lontano. Ad maiora, semper!
LB





