Nelle campagne rovatesi si nasconde una casa ricca di talento. Già dal giardino esterno, nel quale è visibile un Cristo di dimensioni umane, possiamo riconoscere il tocco artistico del suo proprietario: Luciano Bertoli, classe 1956. Nato a Coccaglio, Luciano si è trasferito tra Erbusco e Rovato che aveva appena 4 anni e si è formato come artista all’Istituto d’Arte di Caravaggio, dove grazie al suo professore Bontempi, si rende conto fin da subito di avere ottime doti artistiche e un’impareggiabile tecnica. Fu il suo professore ad incitarlo a dipingere dicendogli che prima o poi sarebbe riuscito ad emergere. Cosa che effettivamente è avvenuta qualche anno più tardi, dopo aver lavorato per anni in fabbrica. “Io so cosa vuol dire lavorare duramente perché l’ho fatto per anni” ci racconta. Poi la sua vita intercetta un importante mercante d’Arte che nota il suo talento, sempre coltivato durante gli anni del lavoro in fabbrica, e grazie al quale decolla la sua carriera.
Pittore e scultore di talento, Bertoli è un “maestro dell’emozione”, capace di coinvolgere lo spettatore con la profondità delle sue opere. Il suo percorso inizia a Rovato grazie alla Galleria Ariete. Alla fine degli anni Settanta Lorenzo Alborghetti apre una galleria a Rovato, al cosiddetto crocevia. Veniva gestita con Giuseppe Partegiani e prendeva il nome dal suo segno zodiacale: l’Ariete. È lì che Bertoli poteva esporre le sue opere.
Luciano parte iniziando a dipingere temi sacri e siccome ai tempi il mercato era fiorente, cominciarono a commissionargli importanti affreschi. Per lavorare ad un affresco ci vuole effettivamente molta tecnica e una mano sicura, perché nel giro di circa 4 ore bisogna terminare il lavoro che altrimenti si secca. Bisogna continuamente bagnare l’intonaco ed entro poco tempo portarlo a termine. Un lavoro del genere necessita di una scuola di alto livello alle spalle, e di una mano veloce e sicura nella realizzazione.
Le sue opere sacre vengono talmente apprezzate che viene addirittura chiamato in Vaticano per esporre un ritratto di Giovanni Paolo II che ritrae la sua sofferenza e che è stato molto apprezzato dopo la morte del nostro amato Papa. Per quattro anni è stato invitato a Roma per portare i suoi lavori, cosa che ci racconta con emozione e molto orgoglio.
Dopo quasi 20 anni passati al servizio di questo mercante che gli commissiona diverse opere, finalmente Luciano raggiunge un’indipendenza totale, anche economica, che gli permette di esprimersi liberamente grazie ai suoi lavori. “Quello che voglio trasmettere io è quello che ho dentro”, ci racconta, “L’Arte per me deve provocare una reazione, deve trasmettere, deve essere provocatoria”.
Durante tutta la sua vita è spesso stato presente sul territorio rovatese, grazie alle sue opere. Le persone che entrano nel cimitero Vantiniano, il più grande di Rovato, non possono ignorare un gigantesco Cristo sulla Croce, sua opera, alto ben 5 metri, per ricordare tutti i defunti ed in particolare quelli legati all’epidemia di Covid del 2019. Con il passare del tempo il messaggio legato alla pandemia si è allargato, andando ad abbracciare ogni persona cara nel ricordo di chi resta. L’opera, voluta dall’Amministrazione Comunale, non è l’unico legame tra la comunità rovatese e l’artista, protagonista anche del grande dipinto in ricordo di Don Luigi Gregori, il “Don con la bicicletta” che, per oltre un ventennio ha portato nelle case degli anziani e ammalati i sacramenti, consolando chi restava dopo la scomparsa di un familiare, un amico, un proprio caro. Il dipinto è stato donato al Palazzo municipale di via Lamarmora che per un periodo ha anche ospitato la grande mostra antologica del pittore.
Nei giorni scorsi, dal 4 al 12 aprile si è invece tenuta ad Erbusco l’ultima sua esposizione “Pietas del Sudario. L’urlo delle lacrime” nella quale si vede un’enorme scultura di una madre che abbraccia piangente il suo neonato, tema attualissimo che intercetta anche la sua visione provocatoria del mondo nei confronti della guerra e di questo mondo ormai disumanizzato. “Una maternità dove c’è la disperazione è Pietà” ci spiega. Insomma, un’artista a tutto tondo che tramite il suo lavoro racconta spaccati di verità scomode ma decisamente attuali che vengono narrati grazie all’uso impareggiabile della sua tecnica e della sua Arte.
Laura Longinotti





