Nel 1712 Rovato aveva un problema che molti paesi italiani conoscono bene: un gruppo ristretto di consiglieri comunali che si rifiutava di lasciare il potere. Non era corruzione spicciola. Era qualcosa di più sistematico: oltre un decennio di elezioni manipolate, cariche occupate in violazione degli statuti e denaro pubblico gestito senza rendiconto.
Il Consiglio Comunale avrebbe dovuto essere composto da 72 consiglieri, rinnovati ogni anno con l’obbligo di contumacia – cioè un anno di pausa tra un incarico e l’altro. Ma dal 1700 in poi, complice un decreto emergenziale emanato dal Capitanio di Brescia durante le turbolenze della Guerra di Successione Spagnola, i consiglieri erano scesi a 48 – e soprattutto erano sempre gli stessi. Anno dopo anno, le stesse famiglie, talvolta più membri della stessa, occupavano cariche incompatibili tra loro che si auto-rinnovavano.
Fu Innocenzo Lazzaroni, procuratore della Generale Vicinia, a portare il caso all’attenzione del Capitanio di Brescia Francesco Foscolo. Per tutta risposta, il Consiglio dei 48 gli tolse i benefici del comune – mossa illegittima, poiché solo la Vicinia aveva questo potere. La sentenza del giugno 1712 li dichiarò eletti illegittimamente. I 48 si appellarono. Poi si appellarono ancora, passando dal Collegio dei 20 Savi alla Quarantia Criminale, trascinando la vicenda fino al 1716. Ogni ricorso era un modo per guadagnare tempo, restare in sella, impedire la consegna dei registri contabili.
Quando finalmente nel 1717 una nuova Vicinia Generale nominò dei commissari d’inchiesta, il quadro che emerse fu impietoso. Dal 1700 al 1715, i massari avevano riscosso 83.940 lire, ma ne risultavano pagate solo 60.912. Mancavano all’appello oltre 23.000 lire. Ad esse si aggiungevano quasi 17.000 lire di spese pagate «Dio sa con qual pretesto». Tra i casi più rilevanti, una bolletta di 1.096 lire accreditata a un tal Gian Antonio Maffei del Grumetto per la «restituzione» di un prestito già estinto – probabile rimborso di forniture alle armate straniere che però solo lui aveva ricevuto. Altri cittadini avevano subito gli stessi danni senza avere alcun risarcimento.
I 48, nel frattempo, avevano fondato una Lega cui aderirono 52 membri, con la quale si impegnavano a finanziare di tasca propria le spese legali per resistere alle sentenze, sottomettendosi «all’impegno di spendere del proprio nel proseguimento di essa ingiustissima lite, vestendo la loro appassionata ostinazione con affettate espressioni di zelo del mantenimento de loro asserti Privilegi e diritti».
È in questo clima che rientra in scena la famiglia Guadagni. Durante la revisione del 1717, la Vicinia annullò l’Originalità concessa a Giovanni Antonio Guadagni e ai suoi figli Giovanni e Pietro – quella stessa che il padre aveva comprato finanziando il reclutamento militare dieci anni prima. Il figlio Giovanni, che nel frattempo era diventato medico del comune, si vide revocare anche la condotta. La sua reazione non fu molto diplomatica. Alla faccia del giuramento di Ippocrate, avvisò pubblicamente gli avversari di «non affidare la loro vita nelle mani di un uomo che se li dichiarava apertamente Inimico».
Siamo nel 1717. Giovanni Guadagni è già uomo potente a Rovato, non solo per il patrimonio ma per le relazioni. Sarà lui, e non i vecchi originari, il vero regista di ciò che accadrà nei quattro anni successivi. Perché i 48 contumaci, dopo aver perso ogni causa legale, scelsero la strada della violenza.
Il 1° maggio 1721 resta una data nera nella storia di Rovato. Il Capitanio di Brescia aveva inviato un vicario con nove soldati a tutelare i consiglieri legittimi nel prendere possesso del palazzo comunale. Ad attenderli trovarono quattro dei capi dei contumaci con un corteo armato – chi con bastoni, chi con armi da fuoco. I soldati furono minacciati di essere fatti prigionieri e il vicario ammonì i rivoltosi che dovevano rispettare le leggi del Doge e del Senato. I capi della rivolta dissero esplicitamente che in quell’occasione non avrebbero riconosciuto autorità alcuna se non la loro!
Il vicario fuggì. I legittimi consiglieri furono percossi e cacciati, e i 48 occuparono con la forza il palazzo comunale rimettendosi al governo. I Guadagni riottennero l’Originalità. Erano ormai saldamente sul lato vincente della barricata. Come scrive Marco Dotti in suo studio, avendo giocato d’anticipo, si trovavano esattamente dove volevano essere.
Alberto Fossadri





