Rovato scommette sull’arte

Struttura in costruzione

Rovato si prepara a un salto di qualità che potrebbe ridefinirne l’identità culturale. Nell’area dell’ex mercato coperto sorgerà la nuova Pinacoteca Franciacorta, un progetto che ambisce a trasformare la città in un riferimento artistico per l’intera area. Alla base dell’iniziativa non c’è soltanto una visione amministrativa: c’è la storia intensa, umana prima ancora che creativa, del pittore rovatese Beppe Bonetti, che ha deciso di donare alla città un patrimonio di straordinario valore, intrecciato alla memoria della moglie, la poetessa Angela Maria Zucchetti, scomparsa nel 2024.
La collezione Bonetti-Zucchetti rappresenta il cuore pulsante del nuovo museo. Al suo interno spiccano i capolavori di Gerolamo Calca, maestro tra Ottocento e Novecento, e una scultura giovanile dell’artista realizzata da Francesco Pezzoli. A questo nucleo storico si affiancano opere moderne e contemporanee di autori esposti nei più prestigiosi musei internazionali – dal MoMa al Guggenheim, dal Pompidou alla Biennale di Venezia – frutto di relazioni personali coltivate nei decenni da Beppe e Angela. Una raccolta che abbraccia sculture in acciaio, videoarte, poesia visiva, espressioni della continua metamorfosi del linguaggio artistico: dai paesaggi franciacortini di Calca alle sperimentazioni astratte, dall’arte concreta alla Metarazionalità, fino alle tendenze del nuovo millennio.
Il progetto ha ottenuto la sua consacrazione nell’ultimo Consiglio comunale, che ha approvato una variazione di bilancio da 125mila euro destinati ai primi allestimenti. La scelta ha acceso il confronto politico: le minoranze hanno espresso perplessità sulla gestione del comparto e sui costi futuri, mentre la maggioranza guidata dal sindaco Tiziano Belotti ha difeso la visione strategica di un polo culturale in crescita. Belotti ha ricordato come la proposta di Bonetti sia stata valutata con attenzione, riconoscendo nella donazione un’occasione irripetibile per la città. Nel disegno complessivo rientra anche la futura realizzazione di un teatro, tassello che completerebbe il nascente distretto culturale.
La Pinacoteca Franciacorta non sarà dunque un semplice museo, ma un luogo di memoria, ricerca e identità. Un attraversamento di epoche e linguaggi che potrebbe offrire a Rovato non solo un nuovo spazio espositivo, ma un vero orizzonte culturale, capace di raccontare la Franciacorta attraverso l’evoluzione dell’arte e attraverso le vite di chi, come Bonetti e Zucchetti, l’ha interpretata con passione e profondità.
In questa prospettiva, il progetto di riportare l’arte al centro della vita cittadina appare come un segnale di maturazione culturale: investire nella bellezza significa investire nella qualità dell’esistenza collettiva e in una visione di futuro condivisa. Se la nuova Pinacoteca saprà divenire luogo di incontro, conoscenza e ispirazione, Rovato potrà trasformare questa scelta in un valore stabile, capace di arricchire la comunità e di proiettarla oltre i propri confini.
Gli sforzi in questa direzione, del resto, sono già visibili. Basti ricordare la modernissima biblioteca lungo corso Bonomelli, autentico fulcro del centro storico: a pochi passi, il grande Pinocchio in rame – cinque metri d’altezza, assorto nella lettura – che accoglie i visitatori all’ingresso della biblioteca Cantù, dove è collocato dall’estate 2018. Nello stesso raggio sta prendendo forma la nuova Cittadella della Cultura, con aule studio, una piazza rinnovata, un caffè e il futuro museo civico “Città di Rovato”, affidato alla scuola di arti e mestieri Ricchino. Un tessuto che, pezzo dopo pezzo, delinea l’immagine di una città che sceglie di crescere attraverso la cultura e quando essa si radica nelle forme vive della tradizione – nella memoria condivisa, nei saperi locali, nelle storie che hanno modellato un territorio – diventa un argine contro la tentazione di recidere il proprio passato in nome di un universalismo astratto e vacuo. In un’epoca in cui si indulge in un multiculturalismo superficiale, che dissolve le identità invece di metterle in dialogo, investire nel patrimonio culturale significa riaffermare la centralità delle radici come premessa per un autentico confronto con il mondo. Così, gli interventi di rigenerazione culturale non sono solo opere edilizie o progetti amministrativi: sono gesti politici nel senso più alto del termine, scelte che affermano una visione della città come comunità consapevole della propria storia e capace di proiettarsi nel futuro senza smarrire la propria voce.

Mauro Ferrari

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