Quando parliamo di pittura realista e romantica del nostro territorio, non possiamo che portare il focus sul più grande artista paesaggista romantico della nostra città: Franco Bocchi.
Franco nasce a Cologne il 25 novembre del 1951 ma fin da subito sfonda la scena della piccola borghesia clarense e colognese che, affascinata dai suoi dipinti, gli compra e commissiona diverse opere. Nato in una famiglia contadina, Franco decide fin da ragazzo di rendersi indipendente. Le sue parole lo testimoniano: “Volevo essere indipendente, cioè libero di fare ciò che voglio nella vita e siccome all’epoca l’unica cosa che sapevo fare abbastanza bene era disegnare, decisi di abbandonare il lavoro che avevo per dedicarmi anima e corpo alla mia passione. Regole e disciplina sono state le mie parole d’ordine”.
Nonostante non abbia frequentato scuole d’arte, la sua maestria con la mano e i pennelli, la minuzia di dettagli che dipinge nelle sue opere, l’emozione che trapela nelle sue tele, lo consacrarono fin da subito come uno dei pittori emergenti sullo scenario degli anni ’70. Durante quegli anni, ancora ventenne, Franco decide di affittare un locale per poterlo trasformare in una sua galleria dove esporre i suoi quadri per cinquant’anni. Già dalla prima mostra gli comprarono una decina di opere e li si rende conto che probabilmente quella può davvero diventare la sua strada.
“Io ho percorso la strada più difficile, quella dell’indipendenza” ci racconta.
Gli anni ’70 assistono alle prime esposizioni delle sue tele che, dapprima a livello provinciale e regionale, si estendono poi anche sul territorio nazionale. Grande pittore paesaggista attinge la sua identità dai luoghi in cui è nato, posti immersi nella natura che diventa sua compagna di vita durante tutto il suo percorso artistico. Franco prende dai boschi e dalle rive del fiume Oglio la sua fonte di ispirazione: “Io dipingo la bellezza della Natura per suscitare in tutti noi la paura della sua perdita”. È un intento artistico profondo e potente utilizzare la bellezza come specchio delle fragilità e un modo estremamente efficace per sensibilizzare le persone.
Il “viaggio” alla scoperta di nuovi paesaggi lo porta a cercare nuove mete e luoghi da rappresentare sulle sue tele. Nascono quindi lunghi soggiorni a Londra e a Parigi, dove si ferma a studiare per avvicinarsi allo spirito dei pittori romantici e, sempre in Francia a Barbizon disegnando e dipingendo la foresta di Fontainbleau.
“Io non guardo gli impressionisti ma i loro maestri. Io parto proprio da quella pittura li, nata a Barbizon in Francia”. La scuola di Barbizon (1830 circa-1870) ha riunito maestri del realismo paesaggistico come Rousseau, Millet, Corot e Daubigny. Il loro approccio diretto alla natura e l’uso della luce hanno rivoluzionato la pittura, cosa che si percepisce direttamente anche nelle opere di Franco, così vibranti di colore sotto le sue pennellate vigorose ma estremamente ricche di dettagli e sfumature.
Nei primi anni ’80 attraversa tutto il Nord America, mentre nel 1983 attraversa il Brasile soggiornando e dipingendo sul Rio delle Amazzoni e in Mato Grosso nel Pantanal, una delle riserve naturali più incredibili del pianeta. Al suo ritorno organizza la prima mostra di questi luoghi fatta da un artista europeo.
La vita di Franco è strettamente legata alla sua pittura e ai suoi viaggi che gli hanno fornito nuovi spunti, sperimentazioni, emozioni, riflessioni e rapporti umani. È quindi per questo che, dopo quasi cinquant’anni, la sua pittura continua ad esprimere ad altissimi livelli tutte le emozioni che i suoi occhi sono riusciti a catturare nel corso della sua vita. Attualmente si sta cimentando nella realizzazione di un suo Museo privato sito in Via Zara n.1, luogo in cui ha sede anche il suo atelier, dove saranno esposte tutte le principali opere che testimoniano l’intera vita di questo eclettico e romantico artista.
“Io ho vissuto il fanciullesco incanto”, ci racconta. Questo indica la sua capacità di guardare il mondo con la meraviglia, l’innocenza e la curiosità tipiche di un ragazzo. Il suo, infatti, è uno sguardo puro, libero dai pregiudizi, che trasforma il quotidiano in una fiaba dove l’artista agisce come un ragazzo che scopre la realtà per la prima volta.
Grazie Franco per averci regalato questa tua romantica visione del mondo.
Laura Longinotti





