Martedì 13 ottobre 2026

Intervista a Valeria Lotta e Martina Mazzocchi

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La Pinacoteca Morcelli Repossi di Chiari, in collaborazione con l’associazione Rete di Daphne, presenta il 29 marzo lo spettacolo teatrale Stolen Sisters. Per l’occasione abbiamo intervistato la drammaturga Valeria Lotta e una delle attrici, Martina Mazzocchi, che ci hanno raccontato la genesi e la storia della rappresentazione.

Come nasce e cosa racconta “Stolen Sisters”?

La rappresentazione nasce dalla richiesta del museo di uno spettacolo sul Rinascimento, quindi a partire da uno spazio, la sala delle dame, e dal contesto rinascimentale. Abbiamo poi letto un trattato rinascimentale di uno scrittore bresciano, “Breve trattato sull’eccellenza delle donne”, dove, con uno stile molto ironico, un uomo del Cinquecento metteva in guardia gli altri uomini sulla potenziale capacità del genere femminile. Per noi è diventata l’occasione per raccontare la storia dei diritti delle donne, dove il filo conduttore è il tema dell’accesso all’istruzione. Per questo la prima donna in scena è Aspasia, senza la quale nulla sarebbe stato possibile, per arrivare fino a Malala. Tutte donne dimenticate dalla storia, cancellate, le cui storie vogliamo rivendicare.

Quali sono queste donne dimenticate?

Lo spettacolo parte dall’Antica Grecia, appunto con la figura dell’insegnante Aspasia, per percorrere poi un percorso temporale che arriva fino ai giorni nostri. Nel 1300 troviamo Caterina da Siena, nel Cinquecento Veronica Franco e nel Seicento Artemisia Gentileschi. Vengono poi raccontate le storie di Amelia Earhart, Franco Viola, Gloria Steinem, Filiz Şaybak, Sybrina Fulton e Malala Yousafzai. Un viaggio attraverso i secoli fino alla contemporaneità, per mostrare la straordinarietà delle donne nel lottare per i propri diritti. Forse l’altro tema che unifica tutte queste figure è la sorellanza, che le unisce nel tempo e, in qualche modo, le collega a noi, alle nostre storie personali e a quelle delle spettatrici, che con lo spettacolo vivono un’esperienza immersiva. Sarà infatti uno spettacolo interattivo e itinerante.

Che tipo di ricerche storiche sono state fatte per la rappresentazione?

Non si è trattato di un’unica ricerca fatta per questa rappresentazione. In realtà il tema del femminile è da sempre molto caro a noi e alla nostra direttrice artistica e regista, Maddalena Ischiale. Si tratta di figure che ci hanno sempre interessato, con una ricerca storica rigorosa che non è di un tempo preciso, ma di una vita intera. Il problema vero è stato scegliere tra le varie storie quali rappresentare. Per questo spettacolo abbiamo optato per donne di secoli differenti, e con diverse sfumature del femminile: madri, figlie, donne di chiesa, donne colte e donne di scienza. È una ricerca di anni, sia culturale che scenica.

Perché avete scelto questo titolo, Stolen Sisters?

Rimanda all’idea della sorellanza di cui parlavamo prima. Sono donne, sorelle nel tempo, nello spazio e nell’anima che sono state rapite e che hanno subito grosse ingiustizie per arrivare all’affermazione dei propri diritti. C’è comunque un risvolto che vuole essere positivo e ricordarci  la vicinanza, di anime soprattutto, che c’è tra tutte noi.

Queste donne sono state dimenticate per lungo tempo: è un dato storico che fino al Novecento il femminile non abbia avuto spazio, né nell’arte né nella storia. Le donne non hanno mai potuto pubblicare con nomi femminili, né scritti né opere d’arte, e le donne di scienza hanno depositato le proprie scoperte con il nome dei mariti. La nostra scelta è stata dare voce a queste figure che hanno lottato per avere uno spazio che non è mai stato loro regalato.

Tutte le informazioni riguardanti lo spettacolo sono disponibili sulle pagine social dell’associazione Rete di Daphne. È possibile prenotarsi in una delle tre fasce orarie, 17:00, 18:30, 20:00, al numero 0307000730. È richiesta un’offerta libera a partire dai 10€ a sostegno dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza delle donne.

Chiara Sirani

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