Mercoledì 14 ottobre 2026

Dalla canzone al romanzo: l’esordio letterario di Gibi Volpi al Revel Unplugged di Chiari

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Gibi Volpi, cantante clarense, frontman e autore della band folk rock “Verdecane”, ha presentato il suo primo romanzo venerdì 3 luglio al Revel Unplugged di Chiari.
I suoi testi hanno dunque superato i confini della forma canzone per diventare letteratura.
“Tra il fiume e il blues”, questo il titolo della sua opera, si sviluppa come un noir urbano ambientato in una Brescia insolita e notturna. Racconta la storia di Jack Cane, musicista disilluso perso nelle sue notti tra locali, strade di periferia, vecchi dischi blues e si concentra sulla ricerca interiore in cui il protagonista si immerge a partire dalla misteriosa scomparsa di una giovane ragazza.
Il volume, valorizzato ulteriormente dalla prefazione firmata Fabrizio Poggi (nome di riferimento del blues italiano) è edito dall’Associazione Culturale Lebarbe, ente clarense che si propone di promuovere l’arte, la musica, la cultura dando risalto alle persone e alla comunità.
“Alcune storie non stavano più dentro una canzone” ha detto Gibi, facendoci capire che per lui questa opera arriva come naturale evoluzione di un percorso artistico iniziato anni fa con la sua band.
Abbiamo avuto l’ opportunità di porre alcune domande al giovane autore clarense.

Che effetto ti fa staccare dalla band per debuttare come scrittore nel tuo paese d’origine?
Questa esperienza per me non rappresenta uno stacco dalla band, piuttosto la continuazione di un viaggio: con i “Verdecane” racconto storie in tre minuti, con un romanzo ho avuto il privilegio di fermarmi maggiormente sui personaggi. A breve, tra l’altro, ci sarà anche qualcosa di narrativo direttamente collegato al progetto Verdecane. Ho organizzato la presentazione del libro a Chiari con piacere, perché è da qui che partono e sono partite molte delle cose che ho scritto.
Di certo c’è quel paradosso che conoscono tutti quelli che fanno musica o scrivono: spesso è più facile essere scoperti qualche chilometro più in là che sotto casa. Ma è una dinamica naturale.

Com’è stato cambiare ritmo e passare dalla stesura di un testo musicale a quella di un romanzo intero?
È stato molto più complesso di quanto immaginassi.
Una canzone vive anche di quello che non dice: bastano poche immagini e poi è la musica a riempire gli spazi.
In un romanzo, invece, devi accompagnare il lettore per molte pagine, senza tradire il ritmo.
Comunque sia, anche senza spartiti, dentro il romanzo continua a esserci tanta musica.

Quanto c’è della tua esperienza personale tra sale prove e concerti nel protagonista Jack Cane?
C’è tanto, ma non in senso autobiografico.
Jack, forse, non sono io. Però lui conosce luoghi, persone e sensazioni che conosco anch’io: le ore in macchina dopo un concerto, i bar aperti fino a tardi, le chiacchiere con persone che probabilmente non rivedrai più… quelle sì, fanno parte della mia vita. Jack è nato così: da tanti frammenti veri che, unendosi, sono diventati un personaggio.

Tu definisci i tuoi protagonisti come ‘sognatori invisibili’: in che modo la musica e la scrittura ti aiutano a raccontare le loro storie?
Sì, mi sono sempre interessato alle persone che sembrano stare ai margini, perché nascondono storie preziose che quasi nessuno ascolta.
Io li chiamo “sognatori invisibili”, “disallineati gentili”: sono quelli che continuano ad avere un sogno anche quando nessuno li guarda più.
La musica può dare loro una voce e la narrativa può offrir loro il tempo che una canzone non ha. Mi piace raccontare di persone che normalmente non finiscono in copertina, ma che spesso hanno dentro le musiche e le storie più belle.

Guardi il tuo libro davanti a te: cosa ti emoziona di più nel pensare al percorso fatto per arrivare fin qui?
La cosa che mi emoziona di più non è tanto aver pubblicato un’ opera, quanto il significato del cammino intrapreso: per tanti anni ho pensato di essere semplicemente uno che doveva fare più fatica degli altri. A scuola, ma anche nella vita, cercavo di stare al passo senza capire perché ogni traguardo mi costasse così tanto.
Solo in età adulta ho ricevuto una diagnosi di DSA e questa scoperta mi ha permesso di rileggere con occhi diversi tanti momenti del mio passato.
Se da ragazzo qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei scritto un romanzo, probabilmente avrei sorriso incredulo.
Per questo spero che “Tra il fiume e il blues” possa incoraggiare le persone che incontrano le mie stesse difficoltà.
Se la mia testimonianza potrà trasmettere un po’ di fiducia anche a solo una di loro, allora questo libro avrà raggiunto uno dei suoi obiettivi più importanti.

La scelta del Revel di Chiari per la presentazione non è stata casuale: i locali sono da sempre i luoghi in cui le vicende nascono, si incrociano e si tramandano, oltre a essere gli spazi dove la band bresciana ha costruito la propria identità.
L’evento, moderato da Giacomo Baroni, ha confermato l’interesse di molte persone nei confronti di chi produce cultura sul territorio, mettendoci passione autentica. Dopo il dibattito letterario, la serata è proseguita con il concerto del cantautore e polistrumentista bergamasco Riky Anelli.

Mara Ghidini

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