Cent’anni dal Congresso Eucaristico della Bassa Bresciana

Congresso Eucaristico 1926

Quest’anno, ricorre il centenario di un evento storico che coinvolse Manerbio ad ogni livello: il Congresso Eucaristico della Bassa Bresciana (8-12 settembre 1926). Avvenne durante il pontificato di Pio XI; era vescovo di Brescia Mons. Giacinto Gaggia e l’arciprete di Manerbio era Mons. Gian Battista Lampugnani. I vescovi presenti provenivano da diverse città italiane, ma anche dalla Cina.
Il Congresso fu reso possibile da un’ampia e varia collaborazione. Le riunioni organizzative si tennero fin dall’aprile 1926, con la partecipazione sia di laici che di ecclesiastici. Per ciascun aspetto pratico del Congresso, fu designata una commissione che se ne occupasse. Tra i privati che parteciparono a preparativi e allestimenti, si segnala il Lanificio di Manerbio, allora non ancora Marzotto. Fu attivamente coinvolta l’Amministrazione Comunale. Era sindaco di Manerbio il Cav. Ferdinando Tognelli.
L’illuminazione per le vie del paese fu gestita da un comitato di venti signore. Gli alloggi per i partecipanti furono collocati presso la casa canonica, l’Asilo Ferrari, Palazzo Ghirardi e altre dimore private. Anche diversi esercenti furono coinvolti nell’alloggiamento dei congressisti.
Un complesso orchestrale fu concesso dal Sindacato Nazionale Orchestrali, ma alle funzioni liturgiche non mancarono nemmeno le bande dei paesi vicini, le cappelle e le scuole di canto, la federazione orchestrale di Brescia. Il sig. Gandini ottenne il nulla osta per proiettare film di argomento religioso. Vitto e depositi furono forniti sia da sacerdoti che da laici appositamente incaricati. Come altare pensile, fu concesso in prestito quello impiegato durante il Congresso Eucaristico Camuno del 1925. Di dirigere la sua collocazione a Manerbio si occupò l’ing. Paolo Piazzoni, volontariamente e a titolo gratuito. Gli addobbi e l’illuminazione della chiesa furono curati da laici provenienti da Brescia, Bergamo e Stezzano. Le oblazioni che resero materialmente possibile il Congresso Eucaristico del 1926 provennero da 75 parrocchie, nonché dalla Corale Santa Cecilia, dai congressisti, da 352 parrocchiani. Un sostanzioso contributo provenne dalla Società Anonima Lanificio di Manerbio. Parteciparono economicamente anche diverse banche, la Società Operaia di Manerbio e l’Unione Cooperativa Manerbiese. Gli agricoltori furono riuniti perché dessero ai dipendenti la possibilità di lavorare un’ora pro Congresso.
Le scuole, l’Oratorio e il Teatro Sociale misero a disposizione i propri spazi per la consumazione dei pranzi al sacco. Alcuni esercenti fornirono un menu a prezzo fisso. Del vitto degli ecclesiastici si occuparono le Suore Orsoline.
Il campo sportivo fu impiegato come rimessa per i veicoli e così pure anche alcuni edifici privati. Non parliamo poi delle ditte che si occuparono dei molteplici bisogni pratici, dall’edilizia alla stampa, e dei servizi di trasporto. Di eventuali emergenze mediche, si curò la Croce Bianca di Brescia.
Il Congresso Eucaristico del 1926 mostrò una Manerbio non solo coesa e viva sul piano religioso, ma anche assai attiva a livello economico e associazionistico. L’organizzazione coinvolse tutti gli strati della società, testimoniando la centralità della religione e la capacità del paese di attirare risorse e movimento. Cent’anni dopo, Manerbio come intende raccogliere le sfide del futuro?

Ringraziamo Alberto Agosti per le sue ricerche.

Erica Gazzoldi

Condividi l'articolo

Articoli correlati, altro dall'autore

Gli articoli più letti