Giovedì 27 agosto 2026

Da Manerbio ai più prestigiosi festival internazionali: il regista Scotuzzi presenta il suo “cinema sociale”

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“Rina” è l’ultimo lavoro del regista manerbiese Marco Scotuzzi. Il documentario racconta la storia di Rina Menardi, designer e artista italiana conosciuta per le sue ceramiche artigianali di alta gamma, realizzate interamente a mano. Un’opera che si aggiunge a numerose altre originate da un ingegno innato e da una professionalità che Scotuzzi ha acquisito nel suo lungo percorso di formazione. La vena artistica e cinematografica comincia a delinearsi già sui banchi del liceo Pascal di Manerbio grazie alla perspicacia di un’insegnante che lo indirizza sui giusti binari. Prima Scienze della Comunicazione allo Iulm di Milano dove il regista incrocia sulla sua strada Gianni Canova, suo docente universitario, critico cinematografico, saggista e autore televisivo che lo fa appassionare alla materia. Poi, attraverso il corso di Storia del cinema e Filmologia di Canova, la conoscenza di un mondo cinematografico intenso che indirizza il giovane alla scoperta di un nuovo modo di vedere anche vecchi film. “Ho fatto uno stage in una casa di produzione a Milano” racconta Scotuzzi “ho visto e conosciuto set pubblicitari, ho fatto l’assistente al montaggio, assistente alla regia, portavo i caffè sul set, parlavo con gli attori e respiravo quell’atmosfera che si cela dietro la produzione audio visiva”. Un inizio già importante per il regista bresciano che avvia, poi, una intensa collaborazione con Andrea Brusa e Andrea Italia. Il duo Scotuzzi-Brusa comincia a farsi conoscere nel panorama cinematografico nazionale e ad individuare uno stile unico ed inconfondibile che si traduce nel racconto di storie quotidiane in cui si innescano le dinamiche di relazioni umane, fragilità, pressioni sociali, scontri etici. Tra le produzioni principali troviamo il primo lavoro del duo, il cortometraggio “Respiro” che nel 2017 è stato selezionato nella cinquina finalista dei Nastri d’Argento (Corti d’Argento). “Magic Alps” esce poi nel 2018, ispirato ad una storia vera accaduta sette anni prima e parla di un rifugiato afghano che arriva in Italia con la sua capra e chiede asilo anche per l’animale. Nel cast c’è Giovanni Storti del celebre trio “Aldo, Giovanni e Giacomo”. Si tratta dell’opera più premiata e riconosciuta a livello internazionale con una nomination ai David di Donatello 2019 come miglior cortometraggio e finalista ai Nastri d’Argento. E’ poi la volta di “Il muro bianco” del 2020 che consolida definitivamente il duo Scotuzzi-Brusa nel circuito internazionale dei corti, oltre a rafforzare la collaborazione con Rai Cinema e con il produttore Andrea Italia. Il corto anticipa i temi sociali e reali che emergeranno in “Le voci sole” che esce nel 2022 ed è il primo lungometraggio proiettato nelle sale il 4 luglio dello stesso anno e distribuito da Medusa Film. Si tratta di una “dramedy” sociale che parla della solitudine della famiglia moderna, del lavoro e della migrazione anche dentro all’Europa, di identità costruita online e della fragilità dei legami a distanza. Il cast principale è formato da Giovanni Storti, Alessandra Faiella e Davide Calgaro. Questo primo lungometraggio ha vinto il premio al Seattle International Film Festival ed è stato selezionato al Taormina Film Fest 2022. “Tutto ciò che viene dopo è un’altra storia” precisa il regista di corti, documentari e cinema sociale indipendente “il cinema conosce una nuova era. L’industria cinematografica comincia a soffrire la mancanza di fondi statali. Vengono erogati finanziamenti per promuovere l’italianità nel mondo, ma, dal mio punto di vista, si tratta di una scelta miope. L’autocompiacimento funziona poco in questo settore, forse solo se finalizzato all’intrattenimento. Il cinema è una forma d’arte importantissima ed è motore di crescita quando sa mettere in crisi chi sei. Il neorealismo perché ha funzionato? Perché è stato autocelebrazione o perché ha saputo dare dignità anche alle macerie?”. Determinato a portare avanti la valenza socio culturale del suo settore, Scotuzzi diventa anche socio di AIR 3, associazione di categoria che rappresenta un punto di riferimento per registi attivi soprattutto nel cinema indipendente e nella pubblicità. La sua è una storia lunga fatta di impegno, dedizione e instancabile voglia di fare e produrre. Il regista parte nel 2007 frequentando una scuola di recitazione, nel 2015 dirige e insegna alla scuola di recitazione di Milano “Dedalo”. Ora Scotuzzi si sta dedicando a produzioni teatrali e il 14 giugno prossimo, con Dedalo, parteciperà alla maratona di performance teatrali organizzata da varie scuole e realtà formative di Milano al Teatro Continuo di Alberto Burri, al parco Sempione. Con la scuola e con i soci con cui collabora, il regista partecipa a bandi nazionali ed europei per portare il cinema nelle scuole e in contesti difficili. “Ho lavorato nella periferia di Milano e a Monterenzio, paese dell’Appennino Emiliano colpito dall’alluvione del 2023” racconta Marco “come regista e formatore ho partecipato al progetto “Maps-Me” rivolto alle scuole locali. Con studenti e insegnanti abbiamo raccontato il territorio e le sue fragilità, soprattutto dopo questa calamità naturale. Ho lavorato con 60 ragazzi e 30 telecamere, lo strumento che ha permesso loro di raccontarsi”. Scotuzzi porta la sua professionalità ed esperienza in contesti difficili, nelle periferie delle città, nei parchi dello spaccio come Rogoredo e diffonde la cultura di un cinema sociale. “Sto lavorando ad un’opera teatrale dal titolo “Scarto minimo” che uscirà in autunno, sempre con la mia scuola di recitazione Dedalo. A luglio mi occuperò di un nuovo progetto di formazione rivolto a 12 ventenni filmmaker e con loro realizzerò un documentario che racconta la Bassa Romagna nei paesi di Bagnacavallo, Lugo e limitrofi. Si tratta sempre di cinema sociale dove curerò la formazione e la produzione artistica di questo documentario che sarà, però, realizzato dai ragazzi”.

Barbara Appiani

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