Se un giorno si vorrà porre mano a un libro dedicato ai personaggi monteclarensi degli ultimi decenni non si potrà dimenticare Giovanni Cigala (1937-2016), lo scopritore del Romanino di Borgosotto, scomparso dieci anni fa quando ancora poteva offrire molto alla comunità in termini culturali e sociali. Era uno studioso poliedrico, Cigala: dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere conseguita all’Università Bocconi con relatore l’insigne Carlo Bo e una tesi innovativa e pregnante sul filosofo francese Jacques Maritain, a metà degli anni Sessanta aveva intrapreso la professione di bancario concludendo presso l’allora Banca S. Paolo nel 1994 la propria esperienza lavorativa, stimato e apprezzato da tutti. Monteclarense da generazioni (secondo studi condotti in prima persona la sua famiglia era presente in paese fin dal XVI secolo) aveva dato vita a pubblicazioni di grande pregio ed è stato inoltre uno dei volontari più assidui, insieme con l’amata moglie, degli Amici della Pieve, quel capolavoro romanico che non finiva mai di ammirare per la sua pura bellezza, rendendosi disponibile per anni anche nell’associazione San Cristoforo e promuovendo numerose lezioni e incontri sull’arte al Centro diurno Casa Bianca. Nella struttura di via Guerzoni si era prodigato nell’organizzazione di periodiche escursioni culturali in cui poteva mettere in mostra con generosità una conoscenza finissima mai disgiunta da una rara eleganza dei modi. Di lui restano le tre voluminose opere edite da Bamsphoto Rodella (sodalizio oltremodo felice) dedicate a quel Romanino maturo che rinvenne nel 1997 nel refettorio di Palazzo Mazzucchelli a Borgosotto e datato intorno al 1555/1556, scoperta che gli valse imperitura stima da critici d’arte quali Vittorio Sgarbi e Alessandro Nova, senza dimenticare la sua attribuzione a Callisto Piazza di un affresco abbandonato nell’oratorio di S. Rocco a Montisola. E ancora, il libro dedicato a Nicolò Secco d’Aragona, quel genio inquieto della Montichiari del Cinquecento su cui aveva lavorato per anni in una ricerca fruttuosa, e il volume sulle Sacre Reliquie e il loro culto nel Settecento monteclarense, reso possibile grazie al prezioso lavoro profuso da Daris Baratti, oltre alle varie puntate, pubblicate sul mensile parrocchiale La Vita Monteclarense, per promuovere i tesori custoditi in Duomo. Fino agli ultimi anni, instancabile, si era messo al servizio della sua città, sempre con quella riservatezza che gli era propria, da signore d’altri tempi, mai una parola fuori posto, mai una caduta di stile, fedele a quell’etica della responsabilità e del rigore che aveva praticato per tutta la vita, chiusasi nel 2016, un anno dopo la scomparsa della moglie, nel rimpianto generale.
Federico Migliorati





